DICOMANO – I sacerdoti del Vicariato del Mugello, a turno, propongono una riflessione tratta dalle letture della Messa domenicale. Oggi è la volta di don Emmanuel Ntabo, parroco di Dicomano.
Fratelli e sorelle, pace a voi. Mi chiamo don Emmanuel Ntabomenyereye, parroco di Santa Maria a Dicomano. Vengo dal Rwanda, un piccolo paese del centro d’Africa, conosciuto per la sua storia tragica negli anni passati. Sono in Italia da 10 anni, nelle parrocchie Santissimo Crocifisso a Monticelli e San Lorenzo a Campi e da un mese a Dicomano.
La liturgia della Parola di Dio di questa domenica ci presenta la figura di Zaccheo, capo dei pubblicani, peccatore, il cui incontro con Gesù ne cambia radicalmente la vita, e diventa suo discepolo. Tutto parte da uno scambio di sguardo. Quello di Zaccheo è uno sguardo curioso, ma affascinato fino a salire su un albero. Quello di Gesù è lo stesso sguardo del Padre misericordioso, che vede e riconosce da lontano, dal profondo del suo desiderio il Figlio gli va incontro: “scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua».
C’è un messaggio essenziale: Dio “viene a cercare chi era perduto”; ci cerca costantemente, ogni volta che ci allontaniamo da Lui, ogni volta che sperimentiamo il fallimento e la debolezza, perché il suo cuore è mosso soltanto dall’amore e dalla misericordia: “(Tu) Hai compassione di tutti (prima lettura) … chiudi gli occhi sui peccati degli uomini …”. Ecco perché la storia di questi due incontri danno a noi speranza e fiducia nuove.
Ma per salvarci, Egli ha bisogno anche di noi; ha bisogno che, come Zaccheo, anche noi usciamo dal nostro mondo, dalle nostre meschinità, per “salire sul sicomoro” e, a nostra volta, tentare di incontrare il suo sguardo.
La conversione, anche se è frutto della grazia di Dio, si coniuga anche in plurale. Alcuni hanno risposto alla chiamata del Signore: “vieni e seguimi” come i primi apostoli. Altri hanno vissuto degli eventi straordinari, come San Paolo. L’esperienza di Zaccheo ci presenta un altro modo: quello del rischio, dell’osar fare, dell’impegno e della determinazione. Egli prende il rischio di salire su un sicomoro, per superare la sua piccolezza e potere vedere Gesù. E’ forse condizionato da una semplice curiosità, come faceva anche la folla, ma questo non importa. L’importante è che l’ha fatto. La grazia del Signore che salva si rivela anch’essa attraverso il rischio: il rischio di Gesù che compie i suoi prodigi e miracoli il giorno di sabato; il rischio quando si mette in compagnia dei peccatori, dei lebbrosi, degli impuri; va a casa loro e mangia con loro. Gesù accoglie il pubblicano senza pregiudizio alcuno, senza paura dello giudizio degli altri. Il suo amore è senza limiti; è sempre in cerca di chi si è perduto.
E’ una testimonianza bella che ci dà forza e fiducia nel nostro cammino di fede e d’esperienza cristiana. E’ una occasione di conversione personale che il Signore ci offre per valutare i nostri giudizi sugli altri; una occasione per divenire operatori di misericordia e di pace tra i fratelli, segno di speranza per chi vuole risollevarsi dalle proprie cadute.
Don Emmanuel Ntabo
Pievano di Santa Maria a Dicomano
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 30 ottobre 2022


