
BORGO SAN LORENZO – Arriva in redazione una lettera dell’avvocato Stefano Gallandt, del Foro di Milano, legale della “Coprik Plast srl” di Loreggia (Padova), proprietaria della Badia del Buonsollazzo.
I proprietari di Buonsollazzo, dopo gli articoli usciti su tutta la stampa locale in merito all’interessamento di due monaci ortodossi, padre Gabriel e padre Raffael, che avevano manifestato l’interesse della propria Chiesa, ad acquistare il grande immobile per farne – a loro dire – un monastero (articolo qui), hanno preparato, dopo aver effettuato i necessari riscontri presso la Chiesa Ortodossa Italiana, una nota di rettifica per chiarire la situazione.
“Si trattava – scrive nella sua nota l’avvocato Gallandt -, presumibilmente, del tentativo di porre in essere una truffa seriale. I due Monaci cristiano ortodossi, Padre Gabriel e Padre Raffael, a cui avevano dedicato spazio diversi quotidiani locali, si erano messi in testa di organizzare una “RACCOLTA FONDI” della durata di un anno e mesi sei, al dichiarato fine di acquistare la proprietà della ben nota Badia di Buonsollazzo, appartenente alla Coprik Plast S.r.l. – società da me assistita -, il cui amministratore, Mario Frasson, imprenditore di origini venete, rispettabilissimo e di successo, sta effettivamente trattando la sua cessione a terzi soggetti, i cui requisiti patrimoniali possano garantire l’esecuzione delle indispensabili opere di restauro e dare nuova vita a questo vero e proprio gioiello architettonico.
Sennonché, i due Monaci, introdottisi illegalmente nelle unità immobiliari di proprietà della mia cliente, e benché a corto di denaro proprio, presero a millantare di essere stati inviati in loco dall’ente religioso di appartenenza, con l’ordine di non lasciare la Badia fino a quando non avessero realizzato lo scopo dai medesimi (asseritamente) perseguito: raccogliere elemosine e donazioni che, un giorno, avrebbero permesso loro di versare il prezzo d’acquisto del convento, del cui ammontare, però, non erano stati resi edotti i potenziali benefattori: ben tre milioni di Euro!
Facendo, dunque, leva, cinicamente, sul sentimento religioso della comunità locale, sul desiderio comprensibile e diffuso di tutelare il valore storico-artistico del convento, e spacciando la propria estemporanea iniziativa per un progetto autorizzato e condiviso dalla Chiesa Ortodossa, avviarono l’anzidetta raccolta di somme di danaro, le quali, ovviamente, non sarebbero mai servite a versare il suindicato corrispettivo, giacché il suo ammontare, all’evidenza, non poteva che ritenersi proibitivo, bensì, presumibilmente, sarebbero state destinate a rimanere nelle loro tasche… Prova ne sia il fatto che dopo qualche settimana di “raccolta”, i due Padri si sono letteralmente dileguati e, anzi, pare che abbiano fatto ritorno in Francia.
Al fine di corroborare i propri più che fondati sospetti, il sottoscritto Avv. Stefano Gallandt ha interpellato sul punto la Chiesa Ortodossa Italiana, la quale, come volevasi dimostrare, con missiva del 25.11.2023, si è premurata di precisare: “I due soggetti in questione non hanno ottemperato a nessuna delle regole presenti nel nostro Codex Canonum, non ci hanno richiesto alcuna autorizzazione né ci avevano informato di quanto stavano combinando, ed hanno agito, di loro iniziativa e a nostra insaputa, senza alcuna autorizzazione né da parte della Chiesa che del Gran Priorato dell’Ordine dei Monaci Antoniani”.
Per il rispetto dovuto sia alla società che rappresento, a cui attualmente risulta intestata la Badia, che alle comunità locali, chiedo formalmente la pubblicazione della presente.
Avv. Stefano Gallandt”.
Senza dubbio le basi sulle quali poter avviare un progetto di recupero di una struttura così imponente, sicuramente molto costoso, erano fin dall’inizio molto labili. Come dimostra la paginetta di progetto che gli stessi monaci avevano presentato:
Il sospetto, evidenziato dal legale della proprietà, che tutto si risolvesse nel tentativo “di raccogliere elemosine e donazioni di somme di denaro inevitabilmente destinate a rimanere nelle loro tasche, alla luce del prezzo proibitivo del convento, pari ad almeno tre milioni di Euro, che millantavano, invece, di essere intenzionati ad acquistare”, è assai fondato.
Lo stesso legale, nella sua nota evidenzia che il proprietario della Badia del Buonsollazzo “sta effettivamente trattando la sua cessione a terzi soggetti, i cui requisiti patrimoniali possano garantire l’esecuzione delle indispensabili opere di restauro e dare nuova vita a questo vero e proprio gioiello architettonico”. Speriamo che qualcosa possa davvero muoversi, meno aleatorio e farlocco del recente interessamento.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 30 Novembre 2023








1 commento
Roba da pazzi…Se anche i religiosi si mettono a truffare siamo alla fine…