
BORGO SAN LORENZO – La Badia del Buonsollazzo, ormai in stato di abbandono da decenni, tornerà a nuova vita? E soprattutto, tornerà alle suo origini, ospitando di nuovo, come per secoli ha fatto, una comunità di monaci?
E’ presto per rispondere a questa domanda, ma qualcosa, in questi ultimi mesi, è accaduto. La Badia del Buonsollazzo è stata visitata da due monaci, padre Gabriele e padre Raffaele, uno italiano, l’altro francese, della Chiesa Ortodossa d’Occidente. Non solo, attualmente questi due monaci vivono, temporaneamente, a Buonsollazzo, nel tentativo di avviare un processo che porti al recupero della struttura, da utilizzare poi come monastero.

I due da tempo cercavano in Italia un luogo per istituire il primo monastero di questa confessione religiosa, che si rifà alla dottrina e al rito bizantino come definita dal vescovo Eugraph Kovalevsky. Già erano stati in Calabria, a visionare un immobile e poi, passando dalla Toscana e fermandosi al convento di Monte Senario, il padre superiore ha indicato loro questa struttura.
I due non hanno perso tempo. Hanno rintracciato il proprietario Mario Frasson, lo hanno incontrato, e alla fine, pur non essendovi accordi stabiliti, si sono fatti concedere per un certo lasso di tempo lo spazio, con l’impegno a cercare di definire un progetto ma soprattutto di reperire i primi fondi per recuperare il complesso.
Com’è noto la Badia di Buonsollazzo ha una storia millenaria: di essa, costruita in un luogo molto bello e isolato, fra la Tassaia – Polcanto e Bivigliano nel comune di Borgo San Lorenzo, si ha notizia fin dall’undicesimo secolo, fatta costruire – narra la leggenda- dal Conte Ugo di Toscana, che perdutosi in quei boschi, avrebbe fatto voto di erigerla se si fosse salvato. Fu affidata a comunità benedettine cluniacensi prima e cistercensi poi. All’inizio del ‘700 il monastero fu completamente fatto restaurare dal Granduca Cosimo III, che lo affidò a una comunità di trappisti, e a Buonsollazzo fu fondata la prima “Trappa” in Italia. Per giungere agli ultimi tempi, quando nella Badia mugellana i Camaldolesi vi insediarono un collegio, nel quale hanno ricevuto la loro prima formazione varie generazioni di monaci. Nel 2004 i Camaldolesi, non utilizzando più il complesso, che comprende anche 54 ettari di terreni, la vendettero a un privato, un imprenditore padovano Mario Frasson. Che sulla struttura toscana aveva un disegno, quello di realizzarvi una scuola d’arte. Poi un grave lutto familiare diminuì la sua attenzione verso Buonsollazzo, si parlò di utilizzi ricettivi, con tentativi di vendita, ma niente si è poi mai concretizzato.
Adesso i due monaci ortodossi arrivati a Buonsollazzo manifestano l’intenzione e il desiderio di riportare il complesso alla sua vocazione originaria, aprendo un monastero ortodosso. Al momento non pare che abbiano a disposizione fondi adeguati per intervenire in proprio, sia nell’eventuale acquisto che nel restauro, che comporterà la necessità di ingenti fondi. “Vorremmo lanciare – dicono infatti – una raccolta di fondi, in Italia e all’estero. E speriamo nell’intervento di qualche benefattore”.
Intanto già hanno pensato come mantenere poi aperta la struttura, mediante un’azione di autofinanziamento: “Vorremmo avviare un’attività economica all’interno del monastero, in modo che esso possa sostentarsi autonomamente. E al momento pensiamo che un’attività che potrebbe essere intrapresa è quella della produzione di pasta. Un pastificio. Perché è appurato che i prodotti dei monasteri incontrano sempre un grande successo commerciale”.
Adesso che sono a Buonsollazzo si affidano alla Provvidenza e sono fiduciosi: “Il proprietario è una persona perbene, è venuto subito dal Veneto a Buonsollazzo, per incontrarci”. Nella speranza che qualcosa possa accadere, che qualche porta possa aprirsi, per avviare il recupero dell’abbazia. E riportarla alle sue origini: “E allora le vocazioni – dicono – arriveranno copiose poiché la Madre di Dio vuole i suoi figli spirituali vicini a Lei. E sarà sicuramente molto frequentata. Qui in zona ci sono tanti Rumeni di fede ortodossa, ad esempio. Mettiamo comunque tutto nelle mani di Dio”.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 29 Ottobre 2023






1 commento
Proprio nelle mani di Dio…