SCARPERIA E SAN PIERO – Anche quest’anno, nella Pieve di San Pietro a San Piero a Sieve, il presepe è pronto per aspettare la nascita del Bambino Gesù. Già l’anno scorso un allestimento tutto sanpierino fece parlare di sé (leggi articolo qui) per il taglio locale dell’ambientazione, con la promessa di arricchirlo di nuovi elementi sempre più caratterizzanti. E così è stato: oltre alla già ricca scenografia esistente, nella quale è possibile individuare i punti salienti del paese – come la piazza Colonna, la via Provinciale con il mercato, il castello del Trebbio – sono state aggiunte la stazione ferroviaria e la Fortezza di San Martino. Quest’ultima, dalla sua posizione dominante sull’abitato, è concepita come luogo di sosta di Maria e Giuseppe, dove la notte fra il 24 e il 25 dicembre sarà apposta la statuina del Bambinello.
Tutto questo è frutto di un lavoro condiviso fra gli ideatori (Antonella, Franco e Marco Bini), Renza Maiani di “Mani di Donna” ed i rappresentanti del gruppo “INPS”, ed è accolto con entusiasmo da don Daniele Centorbi. Ribadisce infatti il giovane pievano che la particolarità dell’opera è l’essere uno strumento per avvicinarci di più al miracolo della nascita di Gesù, di un Dio che si è fatto bambino e vuole esistere nelle nostre vite, nelle nostre case.

In questo modo, anche la cura ad essa dedicata assume importanza, se si pensa che i coppi dei tetti vengono cotti nel forno di casa, prima di essere sapientemente disposti sulle pendenze delle coperture, insieme ad un sottile strato di muschio. Un progetto che si realizza grazie alla passione di chi vi è coinvolto, che mette a disposizione di tutti un manufatto che va ben al di là della semplice riproduzione scenica. Il suo contenuto ha un significato simbolico, ed in primis la fortezza medicea che, nell’ospitare la sacra famiglia, torna ad essere ventre accogliente, funzione sempre svolta per il paese, anche negli anni difficili dell’ultima guerra.
Di sicuro, si tratta di una creazione da ammirare, da parte dei bambini come degli adulti e, più la si guarda, più ne emergono i particolari. Soltanto dopo una prima occhiata, infatti, e magari grazie ai suggerimenti del don e degli autori, si fa caso alle fedeli ricostruzioni dell’obliteratrice e dell’altoparlante della stazione, al gallo sopra al tetto che vuole omaggiare proprio quello che ogni mattina saluta i pendolari in attesa del loro treno. Oppure all’orcio in terracotta che svetta dalla fortezza, all’accenno del viale di cipressi che conduce al Trebbio, ai dettagli della segnaletica: “San Piero a Sieve, Paese natale dello scultore Antonio Berti”. Vedere per credere.
Elisabetta Boni
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 22 Dicembre 2023






