
BORGO SAN LORENZO – Qualche tempo fa a Borgo San Lorenzo è apparsa la “Cofanetta”, una piccola box di legno contenente dei fumetti (articolo qui). Questa novità ci aveva assai intrigato, specialmente dopo che l’artista ci aveva contattati con una busta trovata nella cassetta delle lettere della redazione, all’interno della quale si trovava un fumetto (articolo qui).

Incuriositi, abbiamo cercato di contattare questo misterioso fumettista: prima con due appelli su “Il Filo” e poi attraverso un biglietto inserito nella Cofanetta stessa. Dai e dai, siamo riusciti a far breccia nel cuore dell’artista che ci ha contattati, ovviamente non in modo banale (Ça va sans dire). Attraverso una serie di messaggi ed una caccia al tesoro ci ha portati nel suo “studio segreto”. Ovviamente non vi diremo di chi si tratta, dopotutto neppure un supereroe sarebbe tale senza un’identità segreta, ma possiamo raccontarvi qualcosa.
Anzitutto possiamo dirvi che ha un sorriso coinvolgente, ed è una persona solare, di quelle rare, che hanno la capacità di metterti a tuo agio immediatamente e che illuminano ogni stanza in cui entrano (è un dettaglio non da poco!). Si tratta di un’artista, che si occupa di fumetti ma anche di quella che viene chiamata “arte contemporanea” anche se non si riconosce in questo genere. “L’arte contemporanea è Picasso, non io!”
Il suo legame con il Mugello è tanto profondo quanto intermittente perché viene da un grande Paese ma qui viveva una parte della sua famiglia.
“Mio nonno è cresciuto qui, così come mia zia a cui sono molto legata, come ad una seconda madre. Un anno fa è morta e la casa è rimasta vuota, qualcuno se ne doveva prendere cura. Ho dei ricordi bellissimi di quando, intorno ai sette anni, venivo qua e mia zia mi dava mille lire. Quella banconota rosa, piccolina era un piccolo tesoro ma ancor di più lo era la libertà che trasmetteva perché con quei soldi potevo ‘andare a farmi un giro’. Una cosa incredibile! Io vengo da un paese che ha 22 milioni di abitanti e per me era impensabile a quell’età girare soli per strada, era molto pericoloso! Invece qui potevo farlo, non c’erano pericoli, le persone si conoscevano tutte. Ed allora io me ne andavo in giro e mi sentivo ENORME ed intorno a me vedevo solo cose belle, nessuna sofferenza, tutto sembrava funzionare bene, era tutto perfetto al contrario che a casa mia dove tutto era brutto, sudicio e puzzolente”.
Poi “Cofanetta” (ndr. d’ora in poi chiameremo così l’artista per comodità) è tornata altre volte: a 18 anni, a 24 e a 30. Ed ora? “Ora ci riprovo di nuovo! Ho comprato un biglietto sola andata ed ho fatto di questa casa la mia base. Non smetterò di viaggiare, ho bisogno di muovermi ma poi, forse, credo, tornerò qui”.
Come mai Cofanetta?
Mi chiedi perché è al femminile e non è un “cofanetto”? Beh, semplice! La volevo femmina (ride) non non è vero, è una domanda complicata. Secondo me le cose a volte nascono già con un nome e poi “Il cofanetto” è un nome che allontana, indurisce mentre al femminile da quell’idea di protezione, cura. Infine, il fatto che esista già al maschile fa si che al femminile diventi da oggetto a soggetto, come se fosse un nome proprio.
Come ti è venuta l’idea?
Da quelle macchinette automatiche che ci sono per strada che vendono sigarette, profilattici ma anche bibite. Da me non sono così usate, o forse sì. Diciamo che non vengono usate come da voi. Ma anche da un’esperienza in Austria dove ho visto questi tavoli pieni di prodotti, i clienti prendevano quello che volevano ed inserivano i soldi dentro una cassettina, tutto da soli. Bello no? Allora ho provato anche io a fare una cosa del genere e sarebbe stato possibile solo in Mugello, in un paese ‘piccolo’, a Firenze o da dove vengo io non sarebbe assolutamente possibile! È un po’ una performance no? Poi mi piace da morire che posso controllarla: la vado a visitare di giorno, in incognito, guardo chi si accosta. Mi fa fare qualcosa che non avrei mai fatto di solito: camminare di notte, scoprire il paese vuoto, in un momento diverso. A volte vedo arrivare i banchi del mercato, gli spazzini pulire, la gente un po’ ubriaca (ride),è interessante!.
Com’è nata la serie?
Ho cominciato a disegnare fumetti per imparare il tedesco circa dieci anni fa Si trattava di un “omino” senza genere, senza capelli né abiti che potessero ricondurlo ad un sesso specifico; il classico “omino stilizzato”, ma comunque molto simile alla protagonista della Cofanetta. Insomma, ogni volta che trovavo un parola, magari più ostica, la inserivo nel fumetto e così me la ricordavo meglio, perché la contestualizzavo. E questo personaggio ogni tanto mi veniva in mente, lo scarabocchiavo in un quaderno, addirittura l’ho ricamato. Poi ho smesso perché non pensavo di inserirlo all’interno del mio lavoro artistico. Solo che tornava sempre, nella mia testa. E poi, via via è nata la storia di “Lei e lei stessa”: prima parlava allo specchio, poi con un terapista che non appariva mai nei disegni, era solo una voce fuori campo. Alla fine ho capito che non parlava con uno psicologo ma con se stessa.
Quale ti è sembrata la reazione di Borgo San Lorenzo?
Boh, non so bene che reazione abbiano avuto. So, da un commento letto proprio su “Il Filo”, che qualcuno pensa che sto facendo una cosa sbagliata, che dovrei pagare le tasse. Quello che vorrei che si sapesse è che non lo faccio per fare i soldi. Il prezzo che ho fissato aveva il solo ed unico scopo di andare in pari con i soldi spesi per il materiale. Non pensavo certo di farci guadagni! La Cofanetta contiene circa dodici fumetti, che “costano” 1,80€ l’uno, se tutti pagassero il “guadagno” supererebbe di poco i 20 euro. Ma spesso e volentieri in molti non pagano o comunque non la cifra intera. E sinceramente non m’importa. Con le serie uscite fino ad ora ho pareggiato i costi. Comunque ormai siamo alla fine di questa storia, se poi continuerò con un altra serie mi informerò se sto facendo qualcosa di illegale o no. Spero di no!
Veramente in molti hanno commentato positivamente, noi stessi abbiamo appreso della Cofanetta da alcuni post entusiasti sui social.
Ma davvero? No, vabbè è una sorpresa! (il suo viso si apre in un enorme sorriso, come un bambino a cui hanno comprato un giocattolo inaspettato) Perché non ho visto queste cose? Sono davvero entusiasta.
Anche se te l’hanno vandalizzata?
Ma dai! Non è stata vandalizzata! Abbiamo un concetto diverso di vandalizzare. Non è stata rotta per il gusto di farlo, sono stati presi i soldi. Si vede che qualcuno ne aveva bisogno! La Cofanetta e “Lei” sono vive, e quel giorno hanno sofferto, hanno subito un furto. Povere! (ride). Comunque per un atto brutto ce n’è stato anche uno di gentilezza. Qualcuno, infatti, l’ha legata al palo davanti al bar Giraldi con delle fascette perché il mio metodo forse non era il migliore! E lo/la voglio ringraziare.
Perché l’anonimato?
Ma perché è bello così, no? Si crea un po’ di mistero. Non è molto importante chi io sia. Le mie storie vogliono essere quelle di tutte, introspettive. Se si sapesse chi sono, subito si collegherebbero le storie alla persona e così si passerebbe più tempo a pensare a chi e non a cosa. E poi così ho più libertà per parlare di cose a volte un po’ difficili, ma magari importanti. Parlo dei miei problemi, che sono i problemi di tutti. Oggi si ha la necessità di apparire, di aver successo… Molti amici mi dicono che è sciocca questa cosa dell’anonimato ma io dai fumetti vorrei un altro tipo di esperienza, non m’interessa che si tenga una mostra, che diventino chic e neanche il guadagno. Quella è un’altra cosa, un’altra vita. Gli artisti hanno il ruolo di shakerare il mondo e se diventa un mestiere, come tanti, che ca…cchio lo faccio a fare? Se io invece metto qualcosa che mi piace, qualcosa di piccolo (perché è piccola, misura solo 27 centimetri) che però può generare qualcosa, un dubbio magari, stuzzicare un po’ la gente….non è meglio?
Ultima domanda: è uscita l’ultima puntata della Cofanetta. Finirà veramente tutto lì?
No. È una cosa che mi porta emozione, che mi mette in movimento. Sia la notte quando vado a raccoglierla ed a spostarla, con il batticuore perché non so neanche se la troverò ancora. Sia di giorno, quando “spio” le persone che si avvicinano, che la studiano, che fanno le foto per i social… L’altro giorno ho visto una ragazza davanti alla Cofanetta, non so quanto ci sia rimasta, diversi minuti. Ha preso il fumetto (e no, non ha pagato) e si vedeva che ne era affascinata, sorrideva, ha preso il fumetto con cura, l’ha aperto e studiato con attenzione. Questo mi stimola e se continuerò è proprio per questa sensazione che mi dà, per coloro che si emozionano quando la trovano e che aprono il fumetto come una cosa preziosa. Sicuramente prenderò una pausa di due o tre settimane per ristrutturate la Cofanetta poi, probabilmente lancerò una nuova storia.
Irene De Vito
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – Febbraio 2024






Ultima domanda: è uscita l’ultima puntata della Cofanetta. Finirà veramente tutto lì?
2 commenti
bravissim…A 😉 congratulazioni