
MUGELLO – Riccardo Muti, il più grande direttore d’orchestra italiano, non solo dirige in maniera straordinaria. Ma offre anche riflessioni profonde. Ne ha scelta una Giampiero Giampieri per il “Filo di Perle”. (Nella foto il Maestro Muti a Marradi, in occasione del concerto di inaugurazione del teatro Animosi restaurato)
Dal punto di vista scientifico la musica è una costruzione, ma da quello emotivo è semplicemente un’armonia che ci investe e ci fa diventare migliori. E noi abbiamo bisogno di questi suoni, che poi tramutiamo in melodie. Il medesimo discorso si può applicare a noi stessi, io credo che l’essere umano sia basato su un sistema tonale interno tutto suo. Infatti la consonanza ci procura un senso di pace, mentre la dissonanza un senso di irrisolto, di inquietudine, e noi cerchiamo di tornare alla consonanza, cioè alla musica che ci rasserena e ci aiuta a diventare migliori.
E mi piace pensare che questi raggi che attraversano lo spazio per invadere i corpi degli esseri umani, e anche degli animali e delle piante, siano in fondo emanazione di quell’amore di cui parla Dante nel verso che chiude la Divina Commedia: «L’Amor che move il sole e l’altre stelle». Oppure pensiamo a sant’Agostino – sono parole che amo ricordare spesso – quando dice che «Cantare amantis est», un concetto che ho provato a spiegare a molte persone. Il significato del cantare, della musica, è proprio di colui che ama, nel senso nobile, alto e completo del termine.
Questa musica divina non può essere soltanto il frutto di quell’aggregato chimico-fisico di cellule che è l’uomo in carne ed ossa. Qui c’è qualcosa che va oltre l’umano e tocca forse l’ambito metafisico.
Riccardo Muti, RECONDITA ARMONIA
IL FILO DI PERLE, a cura di Giampiero Giampieri
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 11 dicembre 2024



