MUGELLO – Massimo Biagioni, borghigiano, per decenni, è stato direttore regionale di Confesercenti Toscana. Ora è venuto il tempo della meritata pensione, e lo abbiamo intervistato, per fargli raccontare qualcosa della sua importante carriera lavorativa e per avere qualche giudizio, schietto, sull’attuale stato del commercio, in Mugello e in Italia.
Direttore regionale per 36 anni, un periodo assai lungo, cosa ti ricordi degli inizi del commercio di allora? Cosa è cambiato?
“Sì, 36 anni da direttore sono un’infinità. Ho cominciato però 44 anni fa: allora c’erano altri criteri, e per una sorte benigna mi sono trovato a essere quasi subito in prima linea, sia a livello regionale, facendo il vicesegretario, sia a livello nazionale, partecipando a tutti gli organismi più importanti. Era un altro mondo, nel quale il commercio era un settore molto vivace e col vento in poppa, dove chi aveva una bottega, un distributore, un’edicola, mai si sarebbe potuto immaginare la situazione di grande difficoltà di questi anni. Era una società positiva. Si è fatta molta ironia sugli anni ’80, sulla ‘Milano da bere’ e e tante altre amenità, che però raccontavano un mondo totalmente diverso: ricordo che ogni settimana si facevano due, tre, qualche volta anche più riunioni dopo cena, e due volte il mese ci trovavamo tutti a Pisa nella sala riunioni della Confesercenti e la domenica mattina, convenuti da tutte le province, si affrontavano le questioni principali. Ad esempio, si facevano cortei ed iniziative a favore dell’equo canone anche per i negozi, visto che già allora si notava una pressione dell’affitto in molti casi non sostenibile. Ora è cambiato effettivamente tutto”.
Ma fra tutti i cambiamenti qual è quello che più ti ha colpito? Quello più positivo e anche quello più negativo.
“Il cambiamento più importante è stato in realtà una disperazione: la legge Bersani e la sua finta liberalizzazione. Bersani fece un’operazione di apertura solo in alcuni settori; però ad esempio sui notai, sulle farmacie, sui tassisti non ha fatto nulla, e l’elenco sarebbe lungo. Bersani si applicò però con particolare lena sul commercio, giungendo però a risultati negativi, come l’invasione della grande distribuzione; basta guardare nel Mugello. Di fatto Bersani ha posto in essere lo smantellamento del commercio.
La seconda cosa terribile di questi ultimi anni è stato il commercio online, che poi con il Covid si è smisuratamente diffuso. Il commercio online ha il vantaggio della facilità, dell’ampia scelta, della rapidità di consegna e così siamo giunti a un miliardo di pacchi che arrivano in Italia in un anno. Ma ci sono anche evidenti risvolti negativi, che chi compra spesso non valuta nella loro gravità: il lavoro minorile che ci sta dietro, sicurezza sui luoghi di lavoro, la questione ambientale, come vengono smaltiti i resi. Il fatto di poter avere una cosa con qualche euro di risparmio, e di averla immediatamente, sta disastrando il nostro Paese e se non si introducono correttivi si rischia un futuro davvero difficile non solo per i commercianti, ma per tutti i cittadini. Il depauperamento dei servizi riguarda infatti tutti: già ora ci sono milioni di persone in Italia, in tanti piccoli comuni privi di servizi essenziali: chiudono le banche, chiudono gli sportelli delle poste, ha chiuso il macellaio, il benzinaio, l’edicolante, tanti negozi di vicinato. E questo finisce per spostare la popolazione sui centri più grossi: così si spopola la montagna, si spopolano le frazioni. Occorrerebbe fare un serio ragionamento tutti insieme per cercare di capire il da farsi. Confesercenti si è in parte mossa, presentando una proposta di legge in Parlamento per il rilancio dei centri storici e della loro desertificazione. Anche questo è un gran problema: la questione degli affitti, e del sovraccarico del turismo, che sta portando al collasso tutte le città d’arte. Oggi c’è un richiamo turistico e un afflusso rilevantissimi, ma noi dobbiamo tutelare la specificità toscana. Perché quando a Firenze in via Calzaiuoli o in piazza del Campo a Siena o in Piazza dei Miracoli a Pisa ci sarà solo e soltanto il franchising delle grandi catene internazionali, alla fine forse verrà anche meno il desiderio di partire da Boston, o da Monaco di Baviera per venire a Firenze. Se non c’è più l’artigianato, se non c’è più il commercio tipico, se non ci sono le specificità toscane, quella Toscana che è sinonimo di buon vivere, di moda, di gusto, di eccellenza, e che sarà affogata e cancellata tra i negozi dei marchi di Intimissimi, Tetzenis e tutte quelle altre robe, kebabbari compresi, che troviamo nelle vie dei centri storici delle nostre città”.

C’è qualche episodio o qualche evento di tutti questi anni che porti in particolare nel cuore? Ci sono stati momenti difficili?
Ci sono stati momenti importanti, bellissimi. Ne ricordo un paio. Il primo quando la Confesercenti nazionale lanciò la questione dell’usura con le associazioni anti-racket, S.O.S. Usura, S.O.S. Impresa, e il Parlamento conferì alla Commissione la sede legislativa per cui la legge sull’usura fu varata a Camere sciolte con la delega del Parlamento. Noi la presentammo a Firenze, c’erano tantissimi deputati, consiglieri regionali, sindaci, il presidente della Regione e arrivò perfino l’Arcivescovo di Firenze Piovanelli, una delle prime occasioni, se non l’unica che io mi ricordi, nella quale un cardinale ha partecipato a un’iniziativa della Confesercenti. L’altro grande risultato di cui sono orgoglioso fu l’anticipazione in Toscana con Impresa insieme di ciò poi sarebbe accaduto a livello nazionale con Rete Imprese Italia, un patto di collaborazione e di coordinamento costante tra le due associazioni del commercio e delle tre associazioni dell’artigianato. In seguito l’esperienza è naufragata, soprattutto per eccessivi personalismi e piccole immodestie, ma il risultato è che ora queste cinque associazioni valgono meno sul piano politico. La dimensione unitaria dovrebbe essere recuperata, tanto più che le questioni che riguardano questi settori vedono molti più punti di contatto, spesso unanimità, piuttosto che divergenze ed elementi di contrapposizione. L’unità, nella piccola e media impresa è un grande valore, che ti consentirebbe di confrontarsi con maggiore forza di fronte al Governo e alle Regioni, come fu in quegli anni prima che l’esperienza venisse accantonata. Il bisogno però c’è ancora, e forte: quando qualcuno avrà la voglia e il coraggio di alzare una mano e avanzare la proposta di riprendere un cammino unitario, le condizioni per ripartire ci sono tutte.
Quanto ai momenti difficili, penso al grande lavoro dell’allora mio vicedirettore regionale Giulio Sbranti che ci improvvisamente ci lasciò. Era a Roma, antivigilia di Natale, gli si spaccò il cuore. Al di là del dolore personale per la sua scomparsa, quello fu un momento particolarmente difficile perché avevamo condiviso idee e progetti, avevamo costruito un percorso e di punto in bianco tutto quello che ci proponevamo di fare fu gettato nel cestino; forse anche questo è stato uno dei motivi che mi ha costretto a rimanere così a lungo nel ruolo di direttore regionale.

Adesso il commercio non passa un periodo sicuramente facile. Che scenari intravedi e che correttivi potrebbero essere adottati realisticamente? E anche in Mugello di botteghe e di negozi ne chiudono parecchi. Hai qualche consiglio da dare sia agli amministratori locali, sia agli stessi operatori commerciali?
Dire come si esce dalla crisi è cosa difficilissima e complicatissima, perché uno dei fattori determinanti è l’avvento dell’online. Anche il turismo ha visto grandi cambiamenti, e sicuramente non è cosa negativa, anche se vi sono aspetti preoccupanti: penso al fatto che una delle più belle città del mondo sia diventata una grande panineria all’aperto. Vai a Firenze e non trovi più un quartiere che non abbia decine e decine di posti dove si mangia. Tutto è piegato ai ai bisogni del turista, che non è più il turista di una volta. Ovviamente non sono più i tempi del Grand Tour, c’è tanto mordi e fuggi, e su questo non puoi costruire una politica turistica di lungo respiro. Certo, possiamo migliorare le città, possiamo renderle accoglienti, e avere una circolazione attenta ai bisogni anche degli automobilisti, a cominciare dalla questione dei parcheggi.
Una cosa è chiara: se non non tuteliamo i servizi del commercio, tutto il discorso che il presidente Giani fa sulla Toscana diffusa va a ramengo. Non si capisce come le persone possano stare a Palazzuolo, prendendosi cura del territorio, dei sentieri di montagna per farne usufruire ad altri, quando gli enti preposti a Palazzuolo non danno niente, e anzi accentrano sempre più, senza garantire nei comuni più lontani servizi basilari, come i servizi sanitari, culturali, scolastici. Non va bene che la città venga qua, ad impossessarsi dell’acqua della Sieve e di Bilancino, e poi non dare e are niente per i nostri territori, ed anzi continuando ad accentrare. Occorre trovare un diverso equilibrio. Ed è un problema che la politica deve porsi. Occorrerebbe fare meno video e spot, curare meno l’immagine e ricominciare col sano contraddittorio, con il confronto vero, anche con le organizzazioni, smettendo i panni dell’ideologia che oggi non ci fa fare un passo avanti. Finché reggono lo stellone italiano, il Made in Italy – che purtroppo tira sempre meno, anche nella moda – e il turismo, riusciremo a drogare in parte una situazione che non è per niente favorevole.

Biagioni borghigiano, Naldoni borghigiano: com’è che il Mugello è una fabbrica di direttori regionali di Confesercenti?
Nella definizione degli incarichi spesso è la casualità che determina tutto. È successo a me quando 44 anni fa salii la scala nella Confesercenti di Firenze e andai a parlare con il segretario del tempo e mi affidò alcuni incarichi: non avevo la più pallida idea dove questa cavalcata mi avrebbe portato. Devo dire che ho fatto milioni di chilometri, fatto migliaia di riunioni, ma penso sinceramente di avere ricevuto più di quello che ho dato. Potermi mettere a sedere accanto a Papa Francesco stringendogli la mano e facendo qualche battuta oppure con il Presidente della Repubblica del tempo Giorgio Napolitano e potrei fare tanti altri nomi, ripaga di tante difficoltà, qualche amarezza, e delle cose che non sono andate come si sarebbe voluto. Penso al confronto con la Regione, che qualche volta è stato anche aspro, quando vi fu il via libera agli Outlet, che noi avversavamo perché si immaginava che non portassero nulla al territorio dove si sarebbero insediati, cosa che naturalmente poi è accaduta, salvo qualche posto di lavoro che, se si guarda bene, è stato sottratto ad altri settori, ad altre imprese. Quindi, come è stato un po’ casuale per me, lo può essere stato anche per Gianluca. Certo, magari uno poi ci mette anche del suo, ma il fatto di essere nel posto giusto al momento giusto spesso funziona. Anche lui capitò quasi casualmente al regionale, seguiva un settore della Confesercenti di Firenze, poi si dedicò agli ambulanti e quando è venuto il momento poteva rappresentare una fase di continuità, di lealtà e di serietà nel lavoro. Un lavoro dove il coordinamento sarà sempre più essenziale.
Qui sotto il video dell’intervento di Massimo Biagioni al convegno che si è tenuto nel novembre del 2022 a Borgo San Lorenzo, organizzato da un comitato formato da professionisti, e dagli Ordini degli Ingegneri, dei Geometri, dei Dottori Forestali, degli Architetti e dei geologi:
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 14 Giugno 2026





