PALAZZUOLO SUL SENIO – Giovanni Zorn, tecnico forestale che per 15 anni ha lavorato nel complesso demaniale Giogo Casaglia, ma anche persona che da anni dedica il suo tempo libero a promuovere, valorizzare e proteggere questo territorio, riflette sul distra ambientale avvenuto nella valle del Rovigo:
Quello che è accaduto negli scorsi giorni sulle nostre montagne è una catastrofe ambientale di portata immessa, ancora in pochi, pochissimi, ne hanno percepito la dimensione. Il maltempo che ha percosso l’appennino mugellano ha generato frane e crolli che hanno segnato duramente il territorio e le infrastrutture, si tratta di fenomeni naturali con cui sappiamo di dover convivere e che accettiamo sapendo che la natura ha la sua dinamica.
Quello che invece non è accettabile, è ciò che è accaduto nell’alto bacino del Torrente Rovigo, in uno sperduto angolo del Comune di Palazzuolo sul Senio. Una delle innumerevoli frane ha aperto una discarica “dimenticata” degli anni ’70 che ha riversato nel torrente Rovigo una immensa quantità di rifiuti di ogni tipo: plastica, gomma, ferro, vetro, polistirolo, addirittura si vedono pezzi di motore e batterie di auto.
La massa di materiale è smisurata, e la piena del torrente l’ha distribuita per decine di chilometri a valle, fino alla confluenza con il Fiume Santerno e lungo il suo corso, il materiale più minuto è già giunto in mare.
Il torrente Rovigo era, fino a pochi giorni fa, l’area naturale più intatta e ricca del Parco Demaniale Giogo-Casaglia, uno scrigno di biodiversità ed un angolo di natura selvaggia che ha pochi eguali nell’appennino centrale. Nella sua parte più intatta il torrente non ha accessi, nemmeno sentieri, solo i più esperti escursionisti si avventuravano nelle sue gole profonde dove la biodiversità è altissima, gli ecosistemi di assoluto pregio e, guardando in alto, è possibile scorgere il volo dell’aquila reale: un angolo di paradiso.
La valle del Rovigo, quella in cui entravano in punta dei piedi, con rispetto ed ammirazione, quella in cui persone come me lavoravano da anni, dedicando il proprio tempo libero per la promozione, la valorizzazione e la protezione del territorio. E mentre percorrevamo i sentieri di questo paradiso, non sapevamo che sotto i nostri piedi, accanto alle rocce affioranti coperte di muschio, ai boschi rigogliosi, giaceva una bomba ecologica, un mostro pronto a risvegliarsi.
Tutto spazzato via in poche ore, tutto devastato: dal paradiso all’inferno in una mattinata, a volte il confine è davvero sottile e brutale. Non spazzato via dalle forze della natura, spazzato via dalla cultura dell’arroganza, perché era tutto autorizzato, frutto dell’accordo a inizio anni ’70 tra il Comune di Firenze, che mandava in montagna i propri rifiuti, e quello di Palazzuolo che li accettava a fronte di pochi spiccioli, e adesso invece il danno è incommensurabile sia dal punto di vista ambientale sia in termini economici per gli interventi di bonifica e ripristino che sono urgenti e necessari.
Non si tratta di puntare il dito verso i responsabili, perché responsabile è un sistema, un approccio al territorio; non si tratta nemmeno di cercare giustizia. Si tratta di trarre uno stimolo per cambiare, per non ripetere errori, per prevenire altri disastri; si tratta soprattutto adesso di cercare soluzioni. Perché è necessario un intervento rapido e massiccio di risorse e tecnologie per provare a contenere il danno, a minimizzarlo.
So che portare l’attenzione su questo evento quando ancora alcune case hanno il fango delle alluvioni, quando ancora molte strade sono interrotte e molte infrastrutture danneggiate, può sembrare prematuro ed esagerato, ma se qualcosa di positivo possiamo trarre da quanto accaduto, è solo l’insegnamento che mettere al primo posto la salute del territorio e dell’ambiente è fondamentale per noi, per il nostro futuro, per i nostri figli.
Giovanni Zorn
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 25 Marzo 2025














