
PALAZZUOLO SUL SENIO – Piano piano, come purtroppo i rifiuti riapparsi con la frana, anche la verità dei fatti sulla “misteriosa” discarica nei pressi del passo della Sambuca a Palazzuolo, comincia a riaffiorare. E così è interessantissimo leggere un paio di pagine di un libro, che ricostruisce la vicenda. “Firenze 1946-2005. Una storia urbana e ambientale”, di Federico Paolini, edito da Franco Angeli, racconta cosa accadde a Firenze nei primi anni ’70, in emergenza rifiuti, e come si arrivò a scaricare a Palazzuolo. Con particolari preoccupanti.
Per circa un mese in un piazzale dell’Asnu (Azienda servizi nettezza urbana) nell’interno dell’abitato. I tentativi di stabilire accordi con le amministrazioni di alcuni comuni vicini per creare campi di scarico, non approdarono ad alcun risultato, per la decisa opposizione delle amministrazioni stesse e soprattutto delle popolazioni interessate, concretatasi con il blocco dei veicoli destinati al trasporto dei rifiuti, nei pochi casi in cui erano state stipulate alcune convenzioni a carattere provvisorio. Ciò era dovuto in parte a motivi di ordine psicologico, ma anche al fondato timore che si potesse determinare un inquinamento delle falde idriche superficiali, in larga parte tuttora utilizzate per il rifornimento delle zone pianeggianti e collinose. Poiché l’inceneritore già appaltato non sarà utilizzabile prima dell’autunno 1972, si rese necessario reperire un’area, in zona montana, lontana da centri abitati, nella quale, senza inquinare le risorse idriche locali, potesse impiantarsi temporaneamente un campo di discarica controllata. Ai primi di febbraio si manifestò la necessità di trovare una soluzione con carattere di urgenza, onde evitare l’aggravarsi degli inconvenienti igienici determinati dall’accumulo nell’abitato di Firenze, per circa un mese, dei rifiuti solidi urbani prodotti dalla città, il che aveva indotto la popolazione della zona a bloccare il traffico degli automezzi dell’Asnu, con conseguente paralisi del Servizio di raccolta dei rifiuti stessi per circa una settimana.

Fu pertanto reperita un’area a 56 km da Firenze sul passo della Sambuca (m. 1080 di quota), lungo la strada nazionale, attualmente chiusa al traffico per lavori di riattamento, nella quale per 5-6 giorni furono scaricati i rifiuti di che trattasi. Successivamente si provvide ad interrarli e ad attuare opportuni trattamenti di lotta contro insetti e roditori.
Nel frattempo veniva convocata la speciale commissione prevista dall’art. 24 della legge 20.3.1941 n. 366, nominata con decreto del medico provinciale n. 896, in data 9.2.1971, al fine di valutare la possibilità di utilizzare alcune località presso il citato passo della Sambuca, per costituire campi di discarica controllata, nei quali smaltire i rifiuti solidi del comune di Firenze in attesa della entrata in funzione del citato impianto di incene-rimento. La commissione, recatasi sul luogo ha individuato un’area, a circa 900 m di distanza dal passo, costituita da un impluvio a forma di conca, posto immediatamente al di sotto della parte cacuminale del bacino imbrifero, in zona denominata Canova, sprovvista di alberi, che presenta disponibilità di terreno per ricoprire i rifiuti e sulla quale è possibile impiegare mezzi meccanici. La commissione ha espresso parere che l’area in questione possa essere ritenuta idonea per la costituzione di un campo di discarica controllata per lo smaltimento dei rifiuti solidi della città di Firenze, a condizione che: subito a valle della zona utilizzata per lo scarico (4 ettari al massimo) venga costituito uno sbarramento e le acque di sgrondo vengano raccolte e trattate in un impianto di depurazione il cui effluente abbia un carico di sostanze inquinanti non superiori ai limiti fissati nella tabella che si allega; i rifiuti siano quotidianamente ricoperti con un strato di terra battuta dello spessore di 30 cm e che sia inoltre costantemente attuata una efficiente lotta contro gli insetti e i roditori; trattandosi di zona soggetta a vincolo forestale siano osservate le disposizioni impartite dalle autorità Forestali ai sensi della normativa vigente; l’utilizzazione dello scarico sia limitata ad un anno. La commissione ha avuto contatti, sul posto, con il sindaco di Palazzuolo sul Senio, favorevole allo scarico, e con l’ufficiale sanitario e l’ing. capo del comune di Imola, i quali hanno prospettato l’eventualità che le acque del bacino di Rovigo nell’arco di un decennio possano essere captate per l’approvvigionamento idrico del predetto comune.

Federico Paolini “Firenze 1946-2005. Una storia urbana e ambientale”
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 1 Aprile 2025





