MUGELLO – L‘ingegner Fausto Giovannardi, in questo suo intervento, sottolinea che anche in Mugello le indicazioni lanciate nel 2014 con la strategia nazionale per le aree interne sono state disattese. Criticando il piano redatto dell’Unione dei Comuni nel 2019 che, afferma, ha portato a distribuire fondi a pioggia su tutto i Comuni del Mugello. Invece che concentrarsi sull’Alto Mugello, che continua a spopolarsi:
Sono d’accordo con molto di quanto sostenuto da Claudio Scarpelli, nel suo intervento sul Filo del 30 luglio 2025 “Aree interne, troppe chiacchiere: ecco cosa si dovrebbe fare” (qui).
In particolare dove dice che “sono 15 anni ormai che fra strategie nazionali e soprattutto regionali sento chiacchierare di progettualità, idee, biodiversità, fare squadra, lavoro di comunità, ecc. con il risultato che sono state sprecate ingenti risorse senza ottenere nessun tipo di risultato concreto, solo una massa di chiacchiere, la cosiddetta “progettualità” che ha prodotto benefici solo per una piccolissima parte della popolazione.”
Per inquadrare il tema, colgo l’occasione per riportare parte dell’intervento di papa Francesco, ad una delegazione dell’Associazione per la Sussidiarietà e la Modernizzazione degli Enti Locali (ASMEL) fatto il 20 gennaio 2024.
“I piccoli Comuni, soprattutto quelli che fanno parte delle cosiddette aree interne, e che sono la maggior parte, sono spesso trascurati e si trovano in condizione di marginalità. I cittadini che li abitano, una porzione significativa della popolazione, scontano divari importanti in termini di opportunità, e questo resta una fonte di disuguaglianza.
Alla radice di questi divari c’è il fatto che risulta troppo dispendioso offrire a questi territori la stessa dotazione di risorse delle altre aree del Paese. Vediamo qui un esempio concreto di cultura dello scarto: «tutto ciò che non serve al profitto viene scartato». …
C’è un altro aspetto di questa dinamica. È nelle aree interne, marginali, che si trova la maggior parte del patrimonio naturale (foreste, aree protette, e così via): sono dunque di importanza strategica in termini ambientali. Ma lo spopolamento progressivo rende più difficile la cura del territorio, che da sempre gli abitanti di queste zone hanno portato avanti. I territori abbandonati diventano più fragili, e il loro dissesto diventa causa di calamità e di emergenze, specie oggi con gli eventi estremi sempre più frequenti: ad esempio piogge torrenziali, inondazioni, frane; siccità e incendi; tempeste di vento e così via. Guardando questi territori, abbiamo conferma del fatto che ascoltare il grido della terra significa ascoltare il grido dei poveri e degli scartati, …
C’è in gioco qualcosa di più grande che la qualità della vita e la cura dei territori da cui provenite, che pure meritano ogni sforzo. Da sempre, e anche oggi, sono le aree marginali quelle che possono convertirsi in laboratori di innovazione sociale, a partire da una prospettiva – quella dei margini – che consente di vedere i dinamismi della società in modo diverso, scoprendo opportunità dove altri vedono solo vincoli, o risorse in ciò che altri considerano scarti…
Ma vediamo cos’è la Strategia Nazionale delle Aree interne (SNAI), pensata e voluta da Fabrizio Barca, Ministro nel governo Monti. L’attuale situazione italiana, vede un insieme di aree forti in cui è concentrato l’80% della popolazione, che sta esplodendo per il sovraffollamento e la congestione ed un enorme territorio abbandonato, appunto le aree interne, in cui lo spopolamento è costante, con l’abbandono dei territori ed il verificarsi di un dissesto ambientale irreversibile.
La strategia pensata da Barca e divenuta legge dello Stato nel 2014, mira all’inversione della tendenza in atto, promuovendo azioni per lo sviluppo delle aree interne, contribuendo così al miglioramento anche di quello delle aree forti.
Essa prevede la convergenza nella sua applicazione di Stato, Regioni, Comuni.
Ha l’obbiettivo di ripopolare questi territori e per farlo si muove su due azioni :
- Aumentare l’offerta di servizi pubblici essenziali (salute, istruzione, mobilità) per assicurare alle aree interne livelli adeguati di cittadinanza;
- Sviluppare progetti locali che facciano leva sui punti di forza dei territori interessati, al fine di un miglioramento delle condizioni economiche.
A livello nazionale soso state individuate 72 Aree interne ed all’interno di queste una serie di Aree progetto, su cui iniziare a sperimentare le azioni, al fine di portare al successo la strategia. In Toscana le Aree interne sono 3: Casentino-Valtiberina, Garfagnana e la nostra: l’area interna 30 (Toscana nord) “Valdarno e Valdisieve, Mugello, Val Bisenzio”, che oltre ai comuni del Mugello comprende anche i comuni di Vernio e San Godenzo. Firenzuola, Palazzuolo sul Senio, Marradi, San Godenzo e Vernio erano le aree progetto, su cui concentrare le azioni ( e i finanziamenti).
La verifica del risultato era ed è semplice: se la popolazione aumenta le azioni fatte sono giuste e l’esperienza sarà usata per gli altri comuni dell’area.
A fine 2019 è stato approvato dall’Unione dei Comuni del Mugello il Progetto preliminare della strategia d’area, chiamato “VIRERE Comunità sostenibili per un nuovo sviluppo.” Come società civile di Firenzuola presentammo un contributo molto articolato, frutto di un lungo lavoro, che individuava quali interventi si ritenevano degni di rientrare nella Strategia in corsi di definizione. (Documento parte 1 e parte 2) Nel rispetto di tutte le procedure di partecipazione, non siamo stati neppure chiamati. Poi ha avuto inizio il percorso di approvazione della strategia locale che doveva portare i 5 Comuni ad aumentare la loro popolazione, cosa che non è avvenuta ed hanno continuato a spopolarsi, senza che questo abbia portato nessuno a riflettere sulla nullità della proposta di VIRERE che ha distribuito i fondi a pioggia tra tutti comuni del Mugello, mentre la nostra area interna è l’Alto Mugello.
Ora si aggiunge la posizione dell’attuale governo che per molti comuni (centinaia e centinaia di comuni montani, collinari, rurali) non prevede più politiche attive di contrasto allo spopolamento ma un “accompagnamento verso un declino irreversibile”.
Scarpelli dice di concentrarci su tre proposte su cui si può non essere d’accordo, ma che meritano attenzione. Nel nostro “Contributo per la definizione della Strategia d’area per il territorio del Comune di Firenzuola” siamo entrati approfonditamente nel merito e ad esso si rimanda chi sia interessato.
Qui occorre dire con forza che non si è colta l’occasione data dalla SNAI per migliorare il futuro dell’intera nazione. In Mugello non si è riconosciuto che in questa fase iniziale ci si sarebbe dovuti concentrare sui tre Comuni dell’Alto Mugello, per elaborare e verificare l’attuazione della strategia locale. Si è invece inteso che l’Area Interna era il Mugello, paragonando Borgo San Lorenzo a Firenzuola e ripetendo l’errore di finanziare chi ha più forza,
Le Amministrazioni Comunali non ci hanno creduto, perché se così fosse stato l’ufficio addetto alle aree interne avrebbe dovuto essere la struttura di punta dell’Unione dei Comuni, si sarebbe dovuto fare squadra con le altre Aree interne, coinvolgere davvero la società civile verso questa che dovrebbe essere la direzione in cui portare il paese, se non si vuole che tutto scoppi nel caos e nell’abbandono.
Per costruire una cultura di montagna, che è la materializzazione di una cultura, ci vogliono secoli, per distruggerla è bastato interrompere la quotidianità nel tempo di una generazione.
… sono andati tutti a vivere in città, in piccole case prese in affitto.
Qui erano poveri ma liberi, li sono poveri e schiavi.
Gli Appennini increduli per tanta dabbenaggine più che parlare piangono di noi, italiani.
Per fortuna che c’è il vento a coprire un silenzio che altrimenti sarebbe opprimente. Nelle notti senza vento si sente proprio il rumore del buio.
Giovanni Lindo Ferretti
L’Italia profonda
Gog edizioni, 2019
Ingegner Fausto Giovannardi
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – Agosto 2025



1 commento
Le aree di montagna stanno diventando aree di “PREDAZIONE”da parte di ricche imprese/imprenditori provenienti dal nord Italia, dagli USA, da altri Paesi e Regioni. Investono sulle zone abbandonate proprio pensando che prima o poi saranno ambite proprio per il fatto che la popolazione non ce la farà più a stare in città, oppure per convertirle in “aree industriali” vedi il numero esagerato di progetti per impianti eolici che sta uscendo in questi ultimi anni, alivello regionale e ministeriale. Tutti finanziamenti pubblici che vanno ad ingrassare già chi ha il grasso che gli cola, e zero risorse per gli abitanti “storici” di queste aree a cui non resta altro che il dissesto idrogeologico e qualche vecchio museo da ristrutturare.Ma la gente per rimanere sulterritorio ha bisogno di SERVIZI : asili e scuole, servizi sanitari, mobilità pubblica veloce e sicura, centri di cultura e sportivi.. Di questo si dovrebbero occupare i nostri amministratori. Ma se non riescono neanche a provvedere al mantenimento in ordine di quelle vecchie 4 strade di comunicazione con la piana fiorenzina…dove si vuole andare? E così arriva la destra che chiude il bandone e manda a casa tutti. Ma quale CASA??