
MARRADI – L’eremo di Gamogna, sull’Appennino marradese, come luogo ideale dove trascorrere un periodo di vacanza e disintossicazione digitale, lasciando spenti per alcuni giorni cellulari e social network. Ne parla l’edizione nazionale del quotidiano Avvenire, con un articolo uscito domenica 24 Agosto e dedicato alle vacanze negli eremi.
Insieme all’eremo marradese, dedicato a San Barnaba, nel servizio si parla del santuario della Madonna del Carmine, sulle sponde del lago di Garda, e di quello di Guiglia, a Modena. Una tendenza, quella legata al bisogno di staccare la spina e allontanare lo spettro della reperibilità continua, che si è rafforzata dopo la fine della pandemia da Covid-19. Con diversi gradi di organizzazione da parte dei santuati coinvolti. La struttura bresciana, ad esempio, prevede un albergo che sorga accanto al santuario, un orto e una fattoria didattica nella quale si pratica anche pet terapy per persone con disabilità.

Più radicale l’esperienza offerta dall’eremo di Gamogna, dove abitano stabilmente due consorelle delle fraternità monastiche di Gerusalemme. “Per arrivare alla nostra casa non basta un’auto 4×4: l’ultimo tratto va percorso a piedi – racconta su Avvenire suor Giovanna – Chi viene qua vive con noi come in una famiglia – assicura la religiosa –. È un rifugio”. Nell’articolo si racconta l’esperienza di alcuni giovani che, saliti a Gamogna in cerca di pace e silenzio, sono poi rimasti in contatto con le religiose, alle quali continuano a dare una mano. Altri invece durante il soggiorno pregano ogni giorno con le religiose”.
Quello tra l’eremo di Gamogna e il territorio che lo circonda è comunque un legame profondo. Nel 2021, ed esempio, grazie ad una raccolta fondi, le religiose hanno potuto sistemare la strada che arriva alla chiesa (articolo qui), in quel caso per aiutare il luogo della disconnessione e della preghiera si mobilitò anche il popolo della rete, con una raccolta fondi online.

© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 25 Agosto 2025




