MUGELLO – Oggi il “Filo di Perle” curato da Giampiero Giampieri propone un estratto dallo scritto “L’opera d’arte” di Romano Guardini.
Ciò che si richiede perciò nella comprensione dell’opera d’arte non è un semplice vedere o ascoltare, come per gli oggetti che altrimenti ci circondano, e nemmeno un godere e compiacersi, come in una qualsiasi lieta circostanza. L’opera d’arte apre piuttosto uno spazio in cui l’uomo può entrare, in cui può respirare, muoversi e trattare con le cose e gli uomini, fattisi aperti. A questo in verità egli deve tendere – e con ciò si manifesta, in un punto particolare, quel compito che per noi oggi è tanto urgente quanto nessun altro, quello della contemplazione. Siamo diventati attivisti e ne siamo orgogliosi; in verità abbiamo disimparato a metterci in silenzio, a raccoglierci, ad aprirci, a guardare e ad assumere in noi le essenzialità. Per questo, nonostante ogni discorso sull’arte, ben pochi hanno un autentico rapporto con essa. La maggior parte sente sì qualcosa di bello; conosce spesso stili e tecniche; talvolta ricerca anche soltanto quanto ci può essere di materialmente interessante o attraente ai sensi. L’autentico rapporto con l’opera d’arte non ha nulla a che vedere con tutto ciò. Esso consiste nel mettersi in silenzio, raccogliersi, entrare, guardare con sensi desti e anima aperta, spiare, rivivere. Allora si dischiude il mondo dell’opera d’arte.
Da Romano Guardini, L’opera d’arte, Tubinga 1947
IL FILO DI PERLE, a cura di Giampiero Giampieri
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 3 settembre 2025




