MUGELLO – La testimonianza, lucida e drammatica, di una donna mugellana, che denuncia gli incredibili tempi di attesa di questo servizio.
Mi chiamo Marta Berti e convivo d a anni con il diabete di tipo 1, una condizione che richiede controlli costanti e tempestivi. La mia esperienza recente presso l’ospedale di Borgo San Lorenzo rappresenta, purtroppo, una fotografia piuttosto nitida delle difficoltà che molti cittadini incontrano nel sistema sanitario pubblico.
Circa un anno fa, tramite un’associazione di utenti, ho chiesto che venisse ripristinata la normale assistenza diabetologica, sospesa a causa della maternità di una dottoressa. Il direttore dell’ospedale rassicurò che si trattava di un disagio momentaneo e che entro pochi giorni sarebbe arrivato un sostituto. Tuttavia, questo “momento” si è protratto e l’ambulatorio specifico per il diabete di tipo 1 è stato accorpato a quello per il diabete di tipo 2, con conseguente allungamento dei tempi di attesa d a 3-4 mesi a 8-10 mesi.
Questa situazione evidenzia un problema gestionale diffuso: la mancanza di piani di sostituzione rapidi e la tendenza a minimizzare le difficoltà operative, aggravando il disagio dei pazienti.
La visita di controllo, che avrei dovuto avere entro giugno 2025, l’ho effettuata solo il 25 novembre 2025. La dottoressa, constatando l’instabilità del mio quadro clinico, mi ha prescritto una seconda visita entro tre mesi. Questo episodio sottolinea come, per patologie croniche come il diabete di tipo 1, la tempestività delle visite sia fondamentale per evitare complicazioni gravi.
Spesso, le linee guida internazionali raccomandano controlli trimestrali per i pazienti con diabete instabile, ma l a realtà locale è ben diversa a causa delle carenze organizzative.
Convinta che la situazione fosse risolta, ho provato a prenotare subito la visita di controllo presso il CUP dell’ospedale, ma mi è stato comunicato che le liste erano ancora chiuse e che, forse, sarebbero state riaperte a gennaio 2026. Oggi, a distanza di mesi, la risposta è la stessa e, cercando alternative in altri presidi della provincia di Firenze, la prima data utile è risultata essere ad agosto 2026. Questi continui rinvii mettono a rischio la salute dei pazienti e generano frustrazione e senso di abbandono.
La mia esperienza non è isolata: secondo recenti rapporti, in Italia oltre il 20% dei cittadini segnala difficoltà nell’accesso ai servizi specialistici, mentre le liste d’attesa si allungano ben oltre i tempi raccomandati dalle linee guida europee. Queste criticità hanno ripercussioni non solo individuali, ma anche economiche e sociali, poiché i ritardi nelle cure aumentano i costi per i l sistema nel lungo periodo.
Le cause di queste inefficienze sono spesso riconducibili a una gestione burocratica e poco flessibile.
Esempi concreti di sprechi includono la duplicazione di funzioni amministrative, la mancata digitalizzazione dei processi, e gli stipendi elevati di dirigenti che, anche in caso di inefficienze, non subiscono conseguenze. Razionalizzare le spese amministrative, investire nella formazione di personale medico, e implementare sistemi di sostituzione rapidi (ad esempio tramite graduatorie di supplenti già pronte) sarebbero passi fondamentali per migliorare il servizio. In altri paesi europei, la rotazione del personale medico e la mobilità interna sono adottate per evitare vuoti nell’assistenza, e potrebbero essere replicate anche qui.
Questa breve testimonianza, intrecciata con dati e riflessioni generali, vuole essere un invito a non accettare passivamente lo stato delle cose. La salute non può essere soggetta a ritardi e inefficienze: urge una revisione delle priorità, una razionalizzazione delle risorse e una maggiore responsabilità da parte dei dirigenti.
Solo così potremo restituire dignità e efficienza alla sanità pubblica, garantendo a tutti i cittadini il diritto a cure tempestive e di qualità.
Rubrica: Dai Lettori – Marta Berti
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 12 gennaio 2026





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