MUGELLO – E’ la stessa società proponente: sia per il nuovo impianto eolico che si vorrebbe sul monte Gazzaro sia per quello proposto nel comune di Londa, la società, con sede a Milano è la Hergo Renewables S.p.A., partecipata da Eni Plenitude con il 65% delle quote e Infrastrutture spa con il 35%.
E per l’impianto di Londa arriva un sostegno forse inaspettato quello di Fabio Roggiolani, ex consigliere regionale dei Verdi.
Così anche il mondo ambientalista sugli impianti eolici si divide. Per il progetto di Londa già si erano schierate alcune sigle ambientaliste -Ecolobby, Ecofuturo, Progetto Firenze e Cittadini per l’Italia Rinnovabile – e ora arriva la voce dell’ex-consigliere regionale dei Verdi, co-fondatore di Ecoforum Festival.
A suo giudizio le sei turbine per una potenza di 30 MW parole ai fatti – che oltre ai vantaggi per l’energia rinnovabile prodotta, porterà nelle casse del Comune oltre 200 mila euro all’anno, sono “un impianto di giuste dimensioni, che non impatta”. “Non stravolge il territorio, ma dà un segno di rinnovamento”. “Non ci sono ripercussioni sulla fauna; sono proprio i parchi eolici a salvare le praterie sommitali, e i loro ecosistemi, oltre a promuovere un turismo di qualità, soprattutto straniero, che apprezza la natura insieme all’innovazione delle energie rinnovabili. Prendiamo esempio dall’impianto di Rivoli Veronese”. Roggiolani, consigliere regionale per i Verdi dal 2000 al 2010, dà però anche una stoccata: “Gli ambientalisti sono per il sì, gli annientalisti…per il no”.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 3 febbraio 2026







2 commenti
Esisterà pure una decenza che farà rispettare gli ambienti naturali. Dobbiamo trasformare tutto il nostro paese in una centrale elettrica? Portare pale e cemento sui crinali è follia.
Dopo 70 anni di selvaggia speculazione edilizia, incontrollata urbanizzazione e crescente diminuzione della SAU, superficie agricola utilizzabile, con perdita completa della sicurezza alimentare del Paese e della sua strategica autosufficienza per quasi ogni materia prima alimentare ( meno del 64% per grano tenero per pane e pasticceria, -44% duro per la pasta,- 53% mais,-73% soia e poi legumi, olio, frutta secca, ecc.…fonte ISMEA e CREA),
e’ semplicemente irresponsabile consumare ulteriore suolo, tra l’altro aggredendo i terreni migliori e piu’ carenti, i più fertili, pianeggianti e ben esposti, quinta struggente del nostro paesaggio identitario, per sfregiarli e tombarli con impattanti strutture industriali energetiche che tutti sanno potrebbero tranquillamente trovare posto su tetti o aree industriali già consumate (fonte ISPRA).
E invece proprio nei campi, nei prati, nei pascoli, nei crinali appenninici, in questi posti ancora miracolosamente magici, integri, scampati a 70 anni di speculazione edilizia, si accanisce il sistematico saccheggio della speculazione energetica. E cosi’ le amate terre sopravvissute a cemento e asfalto, si ritrovano obiettivo predatorio di un nuovo assalto di ben piu’ massiccio degrado industriale al cui confronto i vecchi squali palazzinari possono considerarsi dei sempliciotti che almeno non osavano farsi chiamare impudicamente “ambientalisti”.
Infatti l’abnorme numero di progetti industriali per le energie rinnovabili, un vero assalto alla diligenza carica di golosi incentivi pubblici (6133 al 31lug25) sta facendo diventare il già superstite incantevole territorio italiano una grande periferia industriale dedicata alle FER, snaturando definitivamente il paesaggio con un danno enorme alle economie locali e al tessuto sociale.
SI CONSIDERANO LE TERRE AGRICOLE E I SITI NATURALI COME *RES NULLIUS* , qualcosa di vuoto e inutile da riempire, costruire, consumare con facile lucro millantato per moderno progresso sviluppista, con criteri di valutazione socioeconomica superati e forieri di un’ulteriore urbanizzazione selvaggia portatrice di degrado della qualità della vita.
Tutto ciò non fa altro che avvalorare la tesi che i progetti in questione non siano volti al contrasto al cambiamento climatico (che non ha certo cause locali, ma GLOBALI) come millantato alibi filantropico, reiterato ipocritamente in varie sedi, ma rispondano esclusivamente a logiche di privatissima economia speculativa aziendale e ove oltretutto in alcuni casi le aziende proponenti si sostituiscono allo Stato, avendo addirittura il potere di espropriare.
Le terre fertili sempre più scarse, gli ineludibili servizi ecosistemici del suolo (in primis proprio lo stoccaggio del carbonio e la regimazione idraulica a concreto freno delle alluvioni), la produzione agricola sempre più deficitaria, il paesaggio identitario, la nostra storia e cultura, la grande Bellezza che richiama crescente turismo sostenibile,
in nome di una irrisoria riduzione di CO2 GLOBALE è *TECNICAMENTE INUTILE* *PER ATTENUARE LOCALMENTE GLI EFFETTI NEFASTI DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO,* PROVOCATO AL 99.3% LONTANISSIMO DALL’ITALIA, ma sta delineando invece un sicuro *masochistico suicidio ambientale, agricolo ed economico,* profittevole solo per le imprese, ma socialmente ed eticamente vergognoso e preoccupante per il resto del Paese.