VAGLIA – Riportare in vita i 12 mila metri quadri del grande complesso dell’ex sanatorio Banti di Pratolino, secondo una prima stima e a prescindere dal suo tipo di utilizzo, costerebbe circa 20 milioni di euro, dei quali 10 solamente per l’adeguamento sismico del cemento armato alle normative correnti. È una delle cose emerse ieri, venerdì 8 Maggio, nel corso del convegno (articolo qui) organizzato dall’associazione Idra, al quale hanno partecipato tra gli altri anche l’architetto Marco Sala, già professore ordinario di tecnologia dell’architettura all’università di Firenze, e l’architetto Alessandro Alfaioli formatore tecnico della sicurezza.
E proprio la relazione di Alfaioli è entrata anche nell’aspetto economico di un eventuale recupero: “Si tratta – spiega l’architetto Alfaioli – di cifre che vanno prese con cautela, ottenute in base a costi parametrici. Ma l’adeguamento sismico sarebbe essenziale perché il cemento armato è stato fatto in un’epoca nella quale non c’erano le norme antismiche di oggi, e comporterebbe un costo di almeno dieci milioni. Altrettanti ne servirebbero per tornare a dargli una qualsiasi funzione. Si parla quindi di almeno venti milioni”. Nella sua relazione, dedicata ai “processi di edilizia sociale in ecirezza” Alfaioli ha lanciato anche un’idea in merito ad un utilizzo possibile dell’ex sanatorio, ovvero la possibilità di ricavarvi alloggi di edilizia sociale, alle cui rifiniture potrebbero poi partecipare gli stessi utenti dopo un’adeguata formazione di tipo edile e sulla sicurezza. “Questo grande contenitore – afferma – potrebbe ospitare effettivamente attività previste dal “Piano casa” per dare l’opportunità a persone di avere un alloggio a prezzi più bassi. L’autocostruzione – aggiunge – potrebbe essere uno di questi strumenti, ma la costruzione non si fa così il sabato e la domenica, inventandosi un un mestiere, si fa con dei processi seri che ai quali si arriva tramite la formazione. In questo ambito abbiamo l’esperienza importante della scuola edile, dove io lavoro, che lo ha sempre fatto negli ultimi decenni qui a Firenze”.
L’architetto Marco Sala ha invece affrontato gli aspetti storici del grande complesso l’importanza e la necessità di mantenere uno dei monumenti dell’architettura razionalista a Firenze, come la stazione di Santa Maria Novella, la Palazzina Reale, la Scuola di guerra aerea o la Manifattura Tabacchi. “Anche il Banti – spiega l’architetto Sala – un edificio costruito dal 1934 al 1939, ha un valore architettonico importante, rappresenta anche un lascito fatto dalla famiglia Demidoff per funzioni pubbliche, ed è un peccato che vada distrutto”. Proprio i Demidoff, lo ricordiamo, donarono infatti terreni e risorse idriche per realizzare la grande sruttura.
“Negli anni – ha ricostruito Sala – sono stati fatti tanti tentativi di utilizzarlo e delle proposte più varie. Circa trent’anni fa, ad esempio, accompagnai un gruppo di medici tedeschi che avevano una cura una clinica a Basilea per le malattie cardiovascolari e avevano individuato il Banti per creare un centro di medicina preventiva per queste patologie, per realizzare il quale avrebbero messo loro i capitali chiedendo alla Regione Toscana soltanto l’uso per una ventina di anni dell’edificio”. Purtroppo poi quella proposta naufragò proprio nelle trattative con la Regione; ma negli anni, ricorda Sala, molti altri tentativi sono falliti, come la prposta di farne un alloggio per i pellegrini durante il Giubileo. “Nel frattempo – conclude l’architetto Sala – l’edificio si sta distruggendo, ed è un vero peccato”.
Al convegno, organizzato trent’anni dopo il primo appello che l’infermiera professionale Gina Pratesi indirizzò da Pian di San Bartolo al ministro della Sanità Rosy Bindi, era presente anche il sindaco di Vaglia Silvia Catani, e sono stati inviati saluti da parte del sindaco di Firenze Sara Funaro e di quello di Barberino di Mugello Sara Di Maio, mentre non hanno partecipato rappresentanti di Asl nè della Regione Toscana.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 10 Maggio 2026








