VICCHIO – Don Maurizio Pieri, parroco di Vicchio oggi ci parla di un tema centrale della fede cristiana, quello dell’Eucarestia, del “Pane disceso dal cielo”. E ne spiega in profondità e con parole semplici il significato
Questa domenica celebriamo la Solennità del Corpus Domini.
Ci viene donato un brano di vangelo tratto dal capitolo 6 del Vangelo di Giovanni, quello detto del pane di vita. In otto versetti ci viene detto 8 volte che chi mangia il “Pane disceso dal Cielo”, che è lui stesso ovvero la sua carne, chi ne mangia avrà la vita e l’avrà in abbondanza e questa vita sarà eterna.
Il Vangelo di Giovanni, non presenta l’istituzione dell’Eucarestia nell’Ultima Cena, ma presenta la lavanda dei piedi, come fanno i Vangeli sinottici, dedica invece all’Eucarestia questo lungo capitolo che ha al suo centro la fede in lui che diventa il vero nutrimento della nostra vita. Per vivere l’uomo ha bisogno di nutrirsi e lui si dichiara il vero cibo, il vero pane, che alimenta la vita. Davvero straordinario il nostro Dio che ci chiede di mangiarlo, di masticarlo, vuole entrare nel nostro essere attraverso un’azione , una funzione vitale, quale il nutrimento. Sono passate solo due domeniche da quanto ci siamo sentiti dire un altro modo di accogliere in noi la vita stessa di Dio, durante la Pentecoste, quando Dio dona lo Spirito Santo, sempre Giovanni dice che la sera della resurrezione, Gesù soffiò, alitò lo Spirito. Dio è lo Spirito di Vita che viene donato su ognuno di noi, e noi siamo chiamati ad accoglierlo e se è respiro, alito, soffio, per accoglierlo dobbiamo respirarlo. Ancora un altro modo di accoglierlo attraverso un’altra funzione vitale.
Un Dio che si fa respiro, adesso si fa nutrimento.
Certo noi crediamo nella presenza reale del Signore Gesù nella Eucarestia, certo siamo chiamati ad Adorarlo, ma soprattutto siamo chiamati a mangiarlo, solo attraverso il nutrirsi di Lui, avviene quella profonda comunione tra me e Lui. Quando alimento la mia vita con il suo Corpo, il mio essere accoglie quella comunione di amore che trasforma me stesso in Lui. L’Eucarestia permetta la mia trasformazione: mangio amore perché io diventi amore, mangio pane perché io diventi amore, mangio un dono perché io diventi dono. La vera comunione avviene quando mi sarò fatto io stesso eucaristico, quando io stesso, alimentato da Lui, divento alimento per il nutrimento di mio fratello. Non posso comunicarmi a Lui e poi restare indifferente al grido di aiuto di mio fratello, al suo problema e alla sua necessità. Comunione è condividere, la gioia e il dolore del mio fratello e della mia sorella. La vita sarà in me quando farò della mia vita un o strumento del suo amore. Non posso mangiare del sacramento dell’amore e poi non viverlo.
L’Eucarestia parte come bisogno e funzione vitale personale, il tutto si svolge tra me e Lui, per poi diventare azione comunitaria, tra me e i fratelli e sorelle.
L’accesso alla vita di Dio, attraverso l’Eucarestia, passa dal nutrirsi dell’umanità di Gesù, perché ci dice proprio mangiate il mio corpo, la mia carne. Nella messa ci sentiamo dire un comando ben preciso: Prendete e mangiate. La comunione con Lui è continuamente messa a rischio dal nostro essere, abbiamo bisogno continuamente di mantenere questo rapporto, come dice Lui: rimanete in me e io in voi. Non basta nutrirsene una volta e basta, ma continuamente. Eucarestia è medicina, che guarisce il nostro “non amore” in capacità di amare e donarsi. Eucarestia è dono, nessuno se lo merita, ma dobbiamo chiederlo, come i poveri che aprono la mano per ricevere un dono. L’Eucarestia è aiuto alla nostra debolezza, è aiuto alla nostra capacità di perdonare, perché abbatte le nostre resistenze.
Per tutto questo l’Eucarestia è vita, è vita che cresce sempre in me, che matura che mi dà gioia, che non finisce più, che è eterna.
Don Maurizio Pieri
Pievano della parrocchia di San Giovanni a Vicchio
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 7 giugno 2026




