MUGELLO – La Coalizione ambientale TESS Transizione Energetica Senza Speculazione, composta da 160 tra Associazioni e Comitati, ha inviato una Lettera al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e al Presidente di Federparchi e della Comunità del Parco Nazionale Foreste Casentinesi Luca Santini, per chiedere “che si riconosca in ordine alla Strategia Nazionale della Biodiversità l’alto valore ecologico del crinale di Croce a Mori nel Comune di Londa che collega il Parco Nazionale con la Consuma, Vallombrosa e il Pratomagno”. Ecco la lettera inviata:
Signor Presidente della Repubblica,
Signor Presidente di Federparchi,
Signor Presidente della Regione Toscana,
Abbiamo letto con attenzione le parole pronunciate dal Presidente Mattarella in occasione della Giornata Mondiale della Biodiversità il 22 maggio 2026 e le successive dichiarazioni del Presidente di Federparchi, Luca Santini. Sono parole che richiamano tutti noi, cittadini, amministratori, istituzioni, a una maggiore consapevolezza e una maggiore responsabilità nella tutela dell’ambiente e della biodiversità.
Quando il Presidente Mattarella ricorda che non dobbiamo consegnare ai giovani un pianeta compromesso e che occorre una maggiore consapevolezza per la cura dell’ambiente, richiama principi che racchiudono l’essenza stessa dell’impegno della Coalizione ambientale TESS – Transizione Energetica Senza Speculazione e senza consumo di suolo.
Quando il Presidente Santini afferma che il sistema delle aree protette italiane è in prima linea per la conservazione della natura e per uno sviluppo sostenibile, nell’interesse dei territori e delle comunità, e che è necessario uno sforzo maggiore per raggiungere gli obiettivi europei di tutela della biodiversità, esprime una visione che sentiamo profondamente nostra.
Proprio per questo, desideriamo condividere una riflessione che riguarda il futuro imminente dei crinali appenninici tra Mugello, Valdisieve e il Casentino, il corridoio ecologico tra il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi Monte Falterona e Campigna e il Pratomagno, Vallombrosa e Foresta di Sant’Antonio.
Lungo questo corridoio naturale, tra l’area protetta del Parco Nazionale e il Pratomagno, è in corso il procedimento autorizzativo di un progetto industriale eolico che prevede l’installazione di 6 aerogeneratori alti 200 metri.
Questo crinale, che digrada ai piedi del Falterona e si affaccia sui castelli casentinesi e sulle foreste sacre di Camaldoli e La Verna, è parte integrante di un paesaggio identitario e irripetibile che rischia di essere per sempre snaturato.
Attraversato dal sentiero CAI 00 che ripercorre la viabilità antica degli Etruschi, viabilità che nel corso dei secoli ha permesso scambi e incontri tra i popoli della montagna, questo crinale rappresenta non solo la continuità ecologica dell’area protetta del Parco Nazionale, ma anche la sua estensione naturale per il conseguimento degli obiettivi della Strategia dell’UE sulla biodiversità per il 2030. Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna è stato insignito di diversi riconoscimenti nazionali e internazionali per le sue foreste e le sue faggete vetuste, entrate a far parte del Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO nel 2017. Il riconoscimento riguarda in particolar modo la Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino (la più antica d’Italia, istituita nel 1959) e le estese foreste biogenetiche. Entrambe tutelano alcuni degli ecosistemi boschivi più antichi e preziosi d’Europa.
Eppure, in questo paesaggio decantato da Dante nella Divina Commedia, in questi luoghi cruciali per la connettività ecologica e l’equilibrio dell’ecosistema dal quale dipendiamo, in luogo di misure di tutela e prevenzione, si progetta un intervento industriale devastante e irreversibile.
Tutto questo ci porta a riflettere su quali valori devono guidare le decisioni pubbliche per non consegnare ai giovani un pianeta compromesso. Non si tratta di una contrapposizione ideologica alle energie rinnovabili, ma di scelte responsabili: gli impianti eolici si fanno dove c’è vento sufficiente ad attivarli (la ventosità sugli Appennini è inadeguata per quantità e qualità) e, per ridurre gli impatti ambientali, si scelgono aree già compromesse e in prossimità dei luoghi di consumo energetico, così da minimizzare anche la dispersione di materia nel trasporto e il ricorso a ulteriori impianti industriali di accumulo. I crinali appenninici invece sono luoghi sacri che abbiamo il dovere di rispettare e consegnare integri alle future generazioni. Ricordiamo che il vero obiettivo della transizione energetica è la sopravvivenza del pianeta e delle sue creature, sopravvivenza imprescindibile dalla protezione dell’ambiente e degli ecosistemi, compreso quello umano. Per questo è necessario evitare la frammentazione di aree protette riconoscendo i corridoi che le connettono quali siti protetti, inidonei all’industrializzazione.
Ci chiediamo come sia possibile cancellare l’anima di paesaggi millenari che costituiscono il più grande patrimonio collettivo in nome di una transizione energetica che non ha niente di ecologico. È questa la sostenibilità?
Ci chiediamo come possano tradursi in azioni concrete i principi della tutela della biodiversità quando un’infrastruttura industriale viene proposta a ridosso di un Parco Nazionale.
Ci chiediamo perché la transizione energetica che ci viene narrata debba trasformarsi in una nuova forma di sfruttamento dei territori montani e delle aree interne che da generazioni custodiscono foreste, sorgenti, habitat, paesaggi e biodiversità.
Ci chiediamo come si realizza quello sviluppo sostenibile nell’interesse delle comunità di cui parla il Presidente di Federparchi, quando le comunità locali hanno un ruolo pressoché nullo nei processi decisionali che riguardano il loro futuro, eludendo sistematicamente la Convenzione di Aarhus.
Queste domande non riguardano soltanto Londa, che è Comune del Parco Nazionale, e non riguardano solo gli altri dieci Comuni della Comunità del Parco che hanno espresso parere contrario al progetto eolico di Londa. Riguardano tutto il crinale appenninico italiano e il significato stesso delle politiche di tutela della natura nel nostro Paese.
I Parchi non sono perimetri tracciati su una carta: sono ecosistemi complessi, paesaggi culturali, corridoi ecologici, identità collettive e patrimoni costruiti nel tempo, dalla relazione tra uomo e natura. La loro tutela non può fermarsi al confine amministrativo dell’area protetta ma deve coinvolgere necessariamente il contesto in cui essa è inserita, che ne garantisce equilibrio e integrità.
Come Coalizione nata per difendere i crinali e la natura dall’industrializzazione, Vi chiediamo di fermare l’assedio industriale al Parco Nazione Foreste Casentinesi ed ogni attacco ai crinali appenninici e ai paesaggi identitari del nostro Paese.
Le parole pronunciate in occasione della Giornata Mondiale della Biodiversità rappresentano per noi un motivo di speranza. Confidiamo che possano tradursi in un impegno concreto affinché la tutela della natura non resti un principio astratto.
Ci rivolgiamo a Lei, Signor Presidente della Repubblica e al Presidente di Federparchi, affinché i principi condivisi di tutela e salvaguardia si traducano in scelte concrete; affinché i decisori pubblici, a qualsiasi livello, siano guidati dal rispetto di questi principi condivisi che, altrimenti, rimarranno belle parole vuote di significato.
Ci rivolgiamo a Lei, Sig. Presidente della Repubblica e al Presidente di Federparchi, perché crediamo che nessuna transizione energetica possa calpestare un principio fondamentale della Costituzione italiana: la Repubblica tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni.
Con rispetto
Coalizione ambientale TESS Transizione Energetica Senza Speculazione
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 11 giugno 2026




