SCARPERIA E SAN PIERO – Qualche impressione sul GREST di quest’anno, organizzato dal 15 al 26 giugno negli spazi esterni dell’oratorio della parrocchia di San Piero a Sieve, con al centro il tema della pace.
Sono state due settimane intense e indimenticabili, con presenze piuttosto stabili intorno alle 150 unità tra bambini, animatori e volontari. Cibo a volontà, cucinato come a casa e con amore da un gruppo affiatato, al quale si sono affiancati aiuti improvvisati ma motivati. Il vitto, del resto, è sempre un aspetto importante, come dimostra l’immancabile domanda di ogni mattina, da parte dello staff e dei bambini: “Ma… cosa c’è da mangiare oggi?”.
Il pievano, Don Daniele Centorbi, non ha mollato un attimo, sia nel dare gli input al momento giusto, che nel tenere sotto controllo l’intera macchina organizzativa. E sì che il clima torrido di queste giornate non ha certo facilitato le cose.
Facce soddisfatte anche quelle degli animatori, tutti della generazione Alpha o Z, che hanno raccolto i frutti dei corsi di formazione e dei momenti di riflessione dei mesi passati. “Il Grest è molto impegnativo – dice Sveva, animatrice – ma nel complesso ci divertiamo insieme ai bambini che, anche se numerosi, riescono sempre a insegnarci qualcosa”.
E i veri protagonisti, ovviamente, sono stati proprio i bambini, il cui entusiasmo contagioso ha immesso nuova linfa nell’aria. Lapo, Giorgio, Dario e Ludovico, lo definiscono un GREST bello, simpatico e divertente, anche se ci sono stati momenti meno dinamici come quelli dedicati alla riflessione, e anche se non hanno sempre vinto nei giochi a squadre…
Anche quest’anno la collaborazione con l’Associazione Il Delphino ha permesso la partecipazione di piccoli con disabilità, e questo non è certo un aspetto secondario, affinché tutti abbiano le stesse opportunità.
Molto soddisfatti anche i genitori, molti dei quali si sono letteralmente arricciati le maniche nei turni di pulizie e che, nonostante il caldo e la stanchezza dei figli, parlano dell’esperienza con esclamazioni tipo: “Fantastico, Fenomenale!”. Come dar loro torto?
Alla fine, dopo la partecipatissima festa conclusiva della sera di venerdì 26, una parola mi pare possa riassumere il clima e il senso di questi 15 giorni: apertura. Perché apertura è più di inclusione, è accoglienza di chi ha voglia di dare una mano, convivenza delle differenze mentre si gioca, si ride o si litiga, mentre si cucina o si pulisce. Perché la pace si costruisce a partire dai comportamenti.
Grazie don Daniele, e grazie a Giada (animatrice) per il prezioso aiuto nelle interviste.
Elisabetta Boni
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 29 giugno 2026


