Niente tendopoli o baraccopoli per i profughi in Mugello. Lo dice il Prefetto di Firenze, che di recente ha scritto al presidente della Regione Toscana Rossi, per informarlo che “è stato pubblicato un altro avviso per manifestazione di interesse per individuare (non nel Mugello) spazi aperti o capannoni da allestire con tende o moduli abitativi”.
Quel “non in Mugello” è significativo, perché mette al riparo -almeno per il momento- la nostra vallata da insediamenti difficilmente gestibili quali sicuramente sarebbero tendopoli e prefabbricati con un numero di profughi elevato. Il presidente della Regione si è arrabbiato con il Prefetto per l’affacciarsi dell’ipotesi di grossi insediamenti, il presidente dell’Unione dei Comuni del Mugello Federico Ignesti tira comunque un sospiro di sollievo per l’esclusione della nostra zona.
Anche perché il Mugello, dice più volte il Prefetto nella sua lettera, al momento non riceverà altri profughi oltre quelli già concordati.
“Quello della Prefettura -sottolinea Ignesti- è un riconoscimento importante. Noi abbiamo già fatto la nostra parte. In proporzione alla popolazione residente il Mugello ha accolto molto, fin dall’inizio. E non a caso abbiamo anche attivato nuovi progetti SPRAR per guidare questo processo e non andare a rimorchio. Ed è giusto che prima aprano le porte le zone dove finora non vi è stata accoglienza. Non si può chiedere la disponibilità sempre ai soliti, e neppure mandar profughi perché ci sono strutture con minori costi”.
Ma il presidente dell’Unione Montana pone anche un altro problema: “Bisogna cominciare a pensare -dice Ignesti- che le risorse destinate alle associazioni e a chi affitta i locali per l’accoglienza dei profughi, o meglio una parte di esse dovrebbe andare anche al pubblico per far fronte alle spese dell’inevitabile utilizzo di servizi dei quali i profughi necessitano. I nostri servizi socio sanitari hanno avvertito il peso di questi nuovi arrivi. E sarà sempre più così, anche perché la Prefettura chiede che venga data loro la residenza.
Ignesti è consapevole che la situazione non sia facile: “Avvertiamo tra la popolazione le preoccupazioni per l’arrivo di nuovi migranti. Per questo dobbiamo gestire al meglio l’emergenza. Ad esempio la questione dei tempi di attesa. Per stabilire se le persone accolte hanno i requisiti per rimanere non può passare una vita. Capire la loro provenienza e tipologia e se hanno diritto ad essere riconosciuti, è necessario farlo in tempi brevi, altrimenti si accumulano le persone, 400 li abbiamo accolti, non possiamo incrementare ulteriormente. Salvare le persone dalla morte è la prima cosa da fare, poi vanno verificati i requisiti”.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 14 luglio 2016




