MUGELLO – L’ingegner Fausto Giovannardi, di Firenzuola, da sempre si occupa di ingegneria sismica, a partire dalla sua tesi del 1977 su preconsolidamento sismico di edifici in zona sismica (la prima in Italia sull’argomento). Ed è direttore del trimestrale tecnico-scientifico “Ingegneria Sismica – International Journal of Earthquake Engineering”. Ora ha scritto per “Il Filo” un lungo, documentato articolo su come proteggersi, per quanto possibile, dai terremoti. “Vi è -sintetizza- una sola soluzione al terremoto: cercare di proteggersi costruendo case più sicure (e facendole costruire da ditte di muratori e carpentieri veri e non improvvisati) e soprattutto rinforzando gli edifici esistenti avendo a mente che siccome le risorse sono limitate non si potrà avere ovunque la sicurezza assoluta, ma sicuramente avremo molti meno danni e molti meno morti da piangere”.
Ed ecco l’articolo di Giovannardi.
Probabilmente come sostiene Beppe Servegnini: noi italiani abbiamo la memoria corta, come i pesci rossi: 4 secondi. Infatti, ancora mi sorprendo di come ci si sorprenda ogni volta che un terremoto scuote il nostro paese.
Mi scuso per il gioco di parole, ma rende l’idea del paradosso di una nazione, da sempre soggetta ai terremoti, eppure ancora impreparata. Manca la consapevolezza che l’unica difesa che abbiamo è la prevenzione, soprattutto in un territorio come il Mugello, da sempre sismico e ricco di testimonianze storiche e borghi antichi.
Il nostro è uno strano paese in cui si crede che i problemi si risolvano emanando delle leggi. Dal terremoto del Molise, con il tragico crollo della scuola di San Giuliano, che era stata ampliata con una sopraelevazione in forati, in dispregio alle più elementari regole del costruire, si sono susseguite tre normative completamente diverse tra loro, ognuna frutto di un gruppo di “notabili” appoggiatosi al potere del momento, con il risultato che l’Emilia del terremoto non era “sismica”.
Somme enormi sono state spese per ricostruire, non sempre bene e quasi sempre con un contorno eccessivo di opere inutili per la sicurezza sismica generale, e che hanno invece tolto risorse indispensabili per la prevenzione. In un paese che ha la fortuna di possedere i centri storici ed il patrimonio artistico più importante al mondo, non possiamo più aspettare il prossimo terremoto e sopportarne la tragedia. E’ oramai tempo che si prenda coscienza della necessità di controllare tutti gli edifici, per iniziare poi un’opera di miglioramento sismico generalizzato. Le competenze tecniche ci sono per una valutazione in tempi brevi della vulnerabilità sismica del nostro patrimonio edilizio. Questo è il Piano per l’edilizia di cui abbiamo urgentemente bisogno.
Sinteticamente vediamo qual è il rischio e cosa si può fare per prevenirlo
La pericolosità sismica del Mugello è nota
Tutti i mugellani convivono da sempre con il terremoto e questo ha portato ad una cultura del buon costruire, tale da far ritenere che in termini generali non vi sia una situazione di pericolo elevato. Bisogna comunque avere presente che il rischio è grossomodo dato dal sovrapporsi dell’entità della scossa (magnitudo), dalla profondità dell’epicentro e dalla vulnerabilità degli edifici presenti nella zona colpita.
Nel Febbraio 2008 sul Filo comparve una tabella sintesi di uno studio del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università degli studi di Firenze, promosso dalla Protezione Civile Provinciale, in cui si riportavano gli effetti di un terremoto simulato, con epicentro a Marradi (articolo qui), e da cui risultava che la percentuale di popolazione a rischio variava dal 32,1 di Barberino al 44,7 di Firenzuola. Sono certamente studi da prendere con un ampio beneficio d’inventario, tant’è che non sono mai stati diffusi, ma che non possono essere ignorati, così come non andava ignorato il precursore sismico dato dall’anomala emissione di Radom, riscontrato da mesi nell’aquilano.
Entrando un poco nel dettaglio tecnico, il dato che interessa è che in Mugello, vi sono due faglie attive (database INGV) che hanno originato i forti terremoti del 13/06/1542 (5,9M) e del 29/6/1919 (6,2M). Recenti terremoti con 4,2M vi sono stati il 1/3/2008 e 14/9/2009.
Nel volume Potenzialità sismica della Toscana, scaricabile dal sito Regione Toscana rischio sismico, diretto dal prof. Mantovani di UniSiena, viene indicata una situazione attiva per la nostra zona: in particolare per i comuni di Borgo San Lorenzo, Scarperia e San Piero e Barberino dove è prevista una intensità massima di IX della scala Mercalli Cancani Sieberg e per Vicchio addirittura X.
IX distruttiva Rovina totale di alcuni edifici e gravi lesioni in molti altri; vittime umane sparse ma non numerose.
X Completamente distruttiva Rovina di molti edifici; molte vittime umane; crepacci nel suolo.
Che fare?
Franco Gabrielli, quando era capo della Protezione civile nazionale, ha ben sintetizzato cosa occorre fare:
“Serve prevenzione, verifiche sulla staticità degli edifici privati e di quelli pubblici strategici e poi bisogna che ogni territorio si doti di reali piani di protezione civile, evitando i copia ed incolla.”
I recenti terremoti (Aquila, Emilia, Amatrice) che non sono stati molto violenti, oltre ai crolli dei vecchi immobili nei centri storici, hanno messo in risalto l’esistenza di problemi per gli edifici costruiti nell’immediato dopoguerra, anche in cemento armato e per gli edifici prefabbricati. Questa situazione è purtroppo diffusa in tutta Italia, anche se in modo maggiore nelle zone che sono state oggetto di speculazione edilizia.
Le costruzioni recenti dovrebbero essere “sicure” ed in genere lo sono, anche se scontano spesso il fatto che a costruirle sono ditte improvvisate, con personale composto spesso da stranieri senza una cultura del costruire a regola d’arte in zone soggette a terremoti. Sono spariti da anni i veri muratori e questa non è una buona notizia. Mentre esiste un controllo sulle ditte che eseguono gli impianti, non esiste qualcosa di analogo per le imprese edili e chiunque, dotato di partita IVA, può costruire un grattacielo.
Al riguardo degli immobili pubblici, bisogna dare atto alla Regione Toscana ed ai nostri comuni di aver lavorato in questi ultimi anni. E’ infatti oramai concluso il censimento della vulnerabilità sismica degli edifici pubblici sensibili (scuole, ospedali, etc.), che ha permesso di affrontare le situazioni più a rischio e di attivare gli interventi di adeguamento sismico. Questo è un esempio da seguire anche in ambito privato, se vogliamo davvero fare della prevenzione sismica: ma per farlo è necessaria la disponibilità dei proprietari a consentire l’ingresso nelle proprie case ed a mettere a disposizione i documenti che hanno. Bastano poche ore, ad un ingegnere specialista, per fare una valutazione di primo livello della vulnerabilità sismica. Vi è poi tutto il patrimonio di chiese, che è particolarmente vulnerabile, e che costituisce spesso un elemento di particolare pericolo nel centro storico. Anche in questo campo la moderna ingegneria sismica, e con orgoglio possiamo ben dire soprattutto italiana, ha fatto passi da gigante ed esistono strumenti speditivi per valutare i possibili “meccanismi di collasso” ed individuare le possibili soluzioni per contrastarli, spesso senza spese eccessive.
Il terremoto non può essere previsto (ma arriva) e non può essere evitato (ma ci si può proteggere). Per far questo occorrono delle azioni sia in fase preventiva, in tempi di normalità, che in fase di emergenza post sismica.
Vediamo la fase preventiva, che è quella in cui siamo molto carenti, perché investire in prevenzione non paga a breve.
Le azioni più efficaci sono certamente queste:
- la conoscenza dei parametri del Rischio sismico: Pericolosità, Vulnerabilità ed Esposizione;
- la costruzione di edifici nel rispetto delle vigenti “norme tecniche per le zone sismiche”;
- la formazione del personale dell’amministrazione comunale, delle altre amministrazioni pubbliche e delle associazioni di volontariato presenti sul territorio in materia di protezione civile;
- l’informazione alla popolazione sulle situazioni di rischio, sulle iniziative dell’amministrazione e sulle procedure di emergenza, fornendo le norme corrette di comportamento durante e dopo il terremoto;
- l’organizzazione e la promozione di periodiche attività addestrative per sperimentare ed aggiornare il Piano e per verificare l’efficienza di tutte le strutture coinvolte nella “macchina” dell’emergenza;
- la predisposizione di un piano comunale di emergenza;
- la predisposizione di un piano di mitigazione del rischio e un programma d’interventi;
- la riduzione della vulnerabilità degli edifici esistenti, in particolare per l’edificato più antico e di interesse storico, per i centri storici nel loro complesso, per i beni architettonici e monumentali, dando soprattutto priorità all’adeguamento di edifici strategici; occorre una schedatura di tutti gli edifici e delle infrastrutture e della loro funzione e posizione rispetto all’emergenza (es. strade) .
- l’adeguamento degli strumenti urbanistici che tenga conto sia del fenomeno sismico e dei suoi effetti locali, sia della pianificazione di emergenza relativa al rischio sismico;
Quali sono le nostre attuali carenze, e cosa fare
Le verifiche sugli edifici strategici
L’obbligo delle verifiche sismiche degli edifici ed infrastrutture di interesse strategico e rilevante, pubblici e privati, imposto da un decreto del 2004 è stato più volte prorogato, fino alla scadenza ultima del 31/03/2013, nei fatti disattesa dai più, non essendovi sanzioni.
Scuole, uffici di enti pubblici, musei, chiese, cinema e teatri, centri commerciali, alberghi, ospedali, cliniche e case di riposo, impianti sportivi, con più di 100 presenze, acquedotti, depuratori, strade individuate dai piani d’emergenza, etc. devono essere assoggettati a verifica della loro sicurezza in caso di terremoto. La Regione Toscana ha nuovamente emesso un bando per i contributi agli enti pubblici. Risulta però che la risposta sia scarsa e la probabilità di arrivare a scadenza senza che le verifiche siano state effettuate in misura massiccia, anche da parte dei privati, è quasi una certezza.
Solo le scuole e gli ospedali sono stati censiti.
Completare il Piano di protezione civile per il rischio sismico,
in linea con le direttive provinciali e regionali, al fine di gestire gli interventi di soccorso ed assistenza alla popolazione in caso di terremoto, utilizzando le risorse locali e coordinando le azioni con le strutture provinciali, regionali e nazionali di protezione civile nel caso di evento non gestibile localmente. Da questa conoscenza, oltre all’elaborazione di un efficace Piano di protezione civile, si ottiene la messa a punto di una carta di rischio del territorio comunale, in grado di evidenziare probabilisticamente le perdite (persone, beni, etc.) attese sul territorio in esame in un prefissato periodo di tempo; (qualcosa di ufficioso esiste già perché un articolo lo ha riportato tempo fa, sicuramente per la Garfagnana è stato fatto nel 2003) tale carta risulta utile in fase di pianificazione di interventi di prevenzione sismica e per una valutazione in termini di costi/benefici dei possibili interventi rivolti alla riduzione del rischio stesso e consente di creare i presupposti scientifici all’azione di vincolo del territorio. Sarà quindi possibile dare corpo ad una politica locale di prevenzione sismica che, promuova la riduzione della vulnerabilità (edifici, infrastrutture, servizi a rete) attreverso un Piano di mitigazione del rischio con un programma d’interventi. Noto il rischio bisogna operare per ridurlo. Ad esempio S. Francisco ha il Workplan 2012-2042.
Qualificare le imprese ed i tecnici
Vi è poi il grave problema dello stato dell’edilizia. L’antica arte del muratore era quasi completamente scomparsa prima della crisi attuale, con le gare al massimo ribasso e la mentalità diffusa che tutto possa costare meno. E’ indispensabile avere mano d’opera locale qualificata se si vuole che gli interventi siano efficaci, soprattutto sugli interventi sul patrimonio esistente. Le vecchie case costruite dai mastri muratori si comportano bene ancora, se non manomesse per fare grandi saloni, bagni con idromassaggio e dagli scassi per mettere il gas.
Promuovere la formazione di un “organo” permanente di stimolo.
Come esempio sempre San Francisco, con lo www.spur.org (San Francisco Planning and Urban Renewal Association) una organizzazione no-profit che stimola, controlla, propone azioni per la salvaguardia del territorio.
Il Mugello, terra di antica storia di terremoti, potrebbe diventare uno straordinario laboratorio per la prevenzione sismica di un intero territorio.
A mio giudizio occorre riprendere in considerazione l’idea, scaturita al momento del convegno organizzato dall’Università degli Studi di Firenze, Facoltà di Medicina e la ASL, etc. tenutosi all’Autodromo del Mugello nell’aprile 2013, della costituzione in Mugello di un centro d’eccellenza sulla prevenzione sismica.
Un centro che raccoglie tutti i numerosi studi e ricerche fatte sugli aspetti sismici in Mugello, che coordina le iniziative, divenendo attrattore di risorse ed evitando la dispersione dei fondi e perché non pensare ad un corso di specializzazione (o simile) della Facoltà d’Ingegneria di Firenze il cui indirizzo potrebbe essere proprio legato alla analisi della vulnerabilità dell’edificato, materia solo accennata nei corsi di laurea, con esercitazioni in Mugello.
Fausto Giovannardi
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 6 settembre 2016





5 commenti
Mi trovo perfettamente d’accordo con l’Ing. Fausto Giovannardi per tutte le sue preziose considerazioni riportate nell’articolo.
Vorrei che fosse proprio l’Ing. Giovannardi a presiedere il Centro di eccellenza sulla prevenzione sismica in Mugello.
Chiedo alla Direzione del Giornale di farsi promotore presso gli Enti Locali circa l’Istituzione di questo Centro, primo passo importante verso la sicurezza dei nostri paesi.
Colgo l’occasione per ringraziare il Direttore de “il Filo” per aver accolto la mia richiesta di istituire la petizione popolare sul rischio sismico.
Concordo pienamente con quanto scritto dall’Ing. Giovannardi. Non è il terremoto che uccide, ma il “mal costruire”. Aggiungerei inoltre che, per una migliore valutazione della Vulnerabilità Sismica, oltre lo studio della struttura, servirebbe pure un po’ di conoscenza del sottosuolo, della variabilità degli effetti locali e delle forme di amplificazione zonale di un terremoto
Ieri ho partecipato ad un corso di aggiornamento organizzato da Regione Toscana inerente la microzonazione sismica per la pianificazione e progettazione edilizia. In particolare ci sono stati presentati tutti gli studi svolti nel capoluogo del comune di Fivizzano (Lunigiana) ove sono state fatte numerosissime (e costose) indagini geologiche per avere la più ampia conoscenza possibile del comportamento del terreno in caso di sisma. Vorrei che l’esempio di Fivizzano non debba rimanere una perla isolata ma possa divenire presto la regola per il buon costruire. La società che dimostra di sapere bene investire in conoscenza è una società che ha a cuore la sicurezza del territorio, del patrimonio culturale e dei suoi cittadini.
Sono pienamente daccordo su tutto ciò che è stato detto, un servizio in più che potrebbe essere dato dal giornale al cittadino mugellano, potrebbe essere un elenco con i nominativi ed i recapiti di ingegneri specializzati in antisismica ed anche di geologi, infatti non credo che, per esempio la mia casa sia stata costruita su un terreno adatto ad abitazioni civili in quanto completamente argilloso; ed anche se la casa è stata costruita nel 95, per cui con legge antisismica già esistente, non la casa, ma il terreno del giardino ed i rispettivi muri di recinzione,hanno risentito dei recenti terremoti di magnitudo 4.0-4.2 presentando slittamenti del terreno con conseguenti larghe crepe nei muri che lo circondano. Lazona dove abito è Barberino (Cavallina).