
MUGELLO – Alcuni anni fa “Il Filo” pubblicò un documento “riservato”, prodotto dal Servizio della Protezione Civile della Provincia di Firenze, che aveva incaricato il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università degli studi di Firenze sui possibili effetti di un terremoto in Mugello (fu ipotizzato l’epicentro a Marradi). Fu distribuito ai sindaci, e la Prefettura suggerì di tenerlo riservato.
Conviene rileggere questo studio. Non per spaventarsi. Ma per capire. E possibilmente, per intervenire, per prevenire. Per prepararsi.
L’aspetto più interessante, e senz’altro più preoccupante, riguarda le abitazioni. E lo studio valuta la “vulnerabilità” degli edifici, suddivisi in quattro classi di rischio, classi di vulnerabilità, legate alle modalità costruttive e alla data di costruzione. I più a rischio, naturalmente sono quelli costruiti in muratura prima del 1919. La classe A è considerata di livello elevato, la B di vulnerabilità media, la C1 di vulnerabilità bassa, mentre in C2 sono classificati gli edifici costruiti in calcestruzzo armato, di vulnerabilità molto bassa.
Ecco dunque quanti sono gli edifici più a rischio, comune per comune, in Mugello e in Val di Sieve. Con la percentuale di popolazione che abita negli edifici ad alto rischio.
La tabella riporta il numero degli edifici più a rischio e di quelli più sicuri, indicando anche la percentuale di popolazione comunale che vive nelle case a vulnerabilità elevata. Si tenga conto che nelle fasce intermedie, edifici di vulnerabilità media e bassa, possono essere calcolati un altro terzo del numero totale degli edifici. A Borgo San Lorenzo ad esempio, se in classe A ci sono 878 edifici (con 5702 abitanti, 36%) e in classe C2 690 (4481 abitanti, 28,3%), gli edifici di vulnerabilità media sono 538 (3494 abitanti, 22,1%) e di vulnerabilità bassa sono 331 (2148 abitanti, 13,6%).
La simulazione di un terremoto in Mugello
Lo studio dell’Università simula un terremoto possibile, con magnitudo 6,4, e con epicentro nel comune di Marradi. I calcoli, del tutto teorici e assai complessi, prendono in considerazione le probabilità di danno, in base a numerosi parametri ed elementi. A livello provinciale si stimano 220 abitazioni crollate, 58854 inagibili, oltre 27 mila mediamente danneggiate e 80 mila abitazioni intatte. I due comuni che presentano il maggior numero di edifici crollati sono Firenze e Marradi, rispettivamente con 61 e 48 edifici. Si ipotizza infine anche un numero di vittime, che cambia in base all’ora del terremoto, e all’efficienza dei soccorsi (basti dire che la percentuale di persone rimaste intrappolate in edifici crollati che si potrebbe salvare va dal 5% in assenza di attività di recupero, fino al 55% se invece vi sono squadre di emergenza efficaci). Il numero totale medio stimato di decessi è di 200 persone, 160 se l’evento avvenisse di giorno, 240 se accadesse di notte, In particolare lo studio dell’Università a Barberino ipotizzava 4 edifici crollati e 2 decessi, a Borgo 7 decessi, e 10 case crollate, a Firenzuola 8 edifici crollati e 2 decessi, a Marradi 16 morti con 48 case distrutte, a Palazzuolo 7 crolli e 2 decessi, a Scarperia 4 edifici crollati e 2 morti, a San Piero uno e uno, come a Vaglia, e, infine, a Vicchio 17 edifici crollati e 7 morti.
Con l’augurio che questo tragico bollettino possa restare a lungo, o per sempre, uno studio teorico dell’Università. Ma certamente l’alto numero di abitazioni ad elevato rischio sismico preoccupa. Anche perché, salvo la messa a disposizione di ingenti fondi straordinari, ben difficilmente sarà possibile provvedere a una messa in sicurezza estesa ed efficace.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 29 agosto 2016





