E’ una grande emozione essere nei luoghi dove Gesù ha vissuto. Percorrere le stesse strade, alzare lo sguardo e vedere gli stessi panorami, gli stessi orizzonti che i suoi occhi videro. Un’emozione fortissima, da commozione. Fermarsi nei luoghi dell’annunciazione a Maria, nelle grotte di Betlemme, davanti al Santo Sepolcro. Nei luoghi dove tutto ha avuto inizio.
Il gruppo di 44 persone che hanno accolto l’invito della parrocchia di Borgo San Lorenzo ha vissuto sicuramente un’esperienza straordinaria. Perché andare in Terrasanta non è il solito viaggio turistico. Anche solo per il ritmo degli spostamenti e degli appuntamenti, non certo da relax vacanziero. Unica sosta stile vacanze, quella sul mar Morto, “ben” 45 minuti, per ripartire subito.
Ne è valsa però sicuramente la pena. Perché la Terrasanta è unica. E offre sensazioni che a parole non possono essere espresse. Ti emoziona perché “senti” una Presenza. E la senti forte, nonostante le lunghe code, nonostante la difficile convivenza tra ebrei –terribile la situazione dei territori palestinesi occupati e il Muro-, musulmani e cristiani, nonostante la stratificazione archeologica e architettonica che ha radicalmente cambiato il volto dei luoghi, sui quali le testimonianze originarie sono state coperte, distrutte, recuperate, e ancora coperte, nonostante le lampade degli ortodossi e nonostante architetture contemporanee non tutte felici. E’ la terra del “nonostante”: nonostante quelli che potrebbero rappresentare impedimenti, distrazioni, barriere a una più diretta immedesimazione, lo stupore e la gratitudine di essere lì ha sempre il sopravvento.
Se poi hai la fortuna di fare questa esperienza con guide capaci di legare ciascuno di quei luoghi alla loro specifica dimensione spirituale, allora tutto prende un colore ancor più vivo e penetrante. E per noi è stato così, grazie al percorso di riflessione biblica di preghiera offerto dal pievano don Maurizio Tagliaferri, e alle spiegazioni, ricche approfondite e divertenti della guida, un giovane cristiano palestinese, Giuseppe… di Nazareth!
Così –e anche questa è stata una “fortuna- tra i componenti del gruppo, pur piuttosto disomogeneo-, si è creato subito un ottimo rapporto di vicinanza e di affetto, un amalgama forse impensabile alla partenza, ma originato sia dalla conduzione del gruppo stesso, sia, soprattutto, dal perché tutti eravamo lì.
Nei tanti momenti di preghiera e di riflessione, durante le visite ai siti archeologici come alle chiese, e in particolare ai luoghi più rilevanti della vita di Gesù, durante la permanenza a Gerusalemme, si è avvertito che la fede cristiana non è un’idea ma una presenza, non un pensiero ma una compagnia. Fisica, concreta, che riguarda direttamente le nostre vite.
E forse, in molti, non è neppure mancato, al ritorno, un velo di inquietudine: quella che viene dal desiderio di essere fedeli a questa Presenza e a questa Compagnia, a farla fruttificare senza che essa sia in qualche modo soffocata o sbiadita dalla quotidianità.
Paolo Guidotti







