
BORGO SAN LORENZO – L’antico organo “Stefanini” è ancora silenzioso. Da anni tolto dalla pieve romanica di Santa Felicita a Faltona e avviato al restauro, già nel 2014 si iniziarono i lavori sulla facciata interna del SS. Crocifisso per collocare il prezioso strumento. Mentre continuavano le iniziative di raccolta, animate da Marilisa Cantini. Poi nell’agosto del 2015 tutto si è fermato. E addirittura sono stati rimossi i pezzi già montati.
Da allora silenzio. E in paese parecchie voci sono girate, di ogni genere. Conviene quindi fare chiarezza sulla reale situazione dell’organo Stefanini, e la facciamo domandando lumi al pievano borghigiano don Maurizio Tagliaferri.
“E’ una situazione – dice subito – non lasciata a se stessa, ma certamente monitorata e alla quale prestiamo grande attenzione anche se magari all’esterno può non apparire.”
Ma quali sono i reali ostacoli: “Abbiamo avuto problemi con le pratiche da espletare con la Sovrintendenza, che ci ha fatto sospendere i lavori, perché non era d’accordo sulla collocazione”.
In paese qualcuno dice che il muro non reggesse il peso …: “Sciocchezze – risponde il pievano – non c’è alcun problema statico. La staticità non c’entra niente. Non siamo così folli, e vorrei tranquillizzare tutti: abbiamo fatto delle indagini ancor prima di partire con i lavori di ricollocazione, indagini col geo radar, per capire esattamente quale fosse la situazione del Crocifisso, sia sotto il pavimento, verificando la possibilità vi fossero tombe o aree non consolidate, sia a livello di muro. Abbiamo un quadro preciso, e su questo fronte non vi sono problemi”.
E allora? “La Sovrintendenza non è d’accordo sul modo di ricollocare l’organo, modalità peraltro scelta in maniera quasi obbligata perché avendo l’organo un ingombro preciso, e avendo l’autorizzazione a ricollocarlo nel santuario del SS.Crocifisso come da conferenza stampa tenutasi nel 2010 insieme alla Sovrintendenza, il Crocifisso ha una controfacciata con un occhio sopra la parta centrale. Se dobbiamo ricollocare, così come stabilito, l’organo all’interno della controfacciata senza intaccare l’occhio è chiaro che l’altezza è obbligata. Questo ci è stato detto dai vecchi funzionari della Sovrintendenza, mentre il nuovo Sovrintendente sembra non sia di questa opinione. E’ dunque un problema di altezze. E occorre un’altezza che consenta di poter accedere all’organo, perché se poi si dovesse collocare a 5 metri da terra insorgerebbe un altro problema: come arrivarvi. Avremo a che fare con organisti, non con alpinisti!”.

Don Maurizio comunque è determinato: “Una soluzione occorre trovarla. C’è un comitato che è stato informato esattamente di tutti quelli che sono stati gli sviluppi sino ad oggi. C’è un carteggio ampio con la Sovrintendenza; anche il Cardinale segue la cosa ed ha auspicato una opportuna e veloce risoluzione della questione per poter accompagnare le funzioni religiose (non ci dimentichiamo che gli organi nascono con questa prima a imprescindibile funzione); la Consulta diocesana per l’Arte Sacra è informata di tutto. A questo punto la Sovrintendenza deve dirci come fare: noi abbiamo già presentato non uno ma due progetti, ma ci sono stati bocciati. A questo punto ci dicano loro come dobbiamo fare. E se ci danno il via, in tre giorni presentiamo il progetto e in tre mesi si rimette tutto a posto e tutto è concluso”.
E la questione economica? “Vorrei dire alla nostra gente: i soldi che sono stati donati per l’organo sono stati interamente spesi per l’organo, per le pratiche, e per i lavori, e non sono stati destinati ad altro: esiste un conto corrente dedicato, con un contabile che verifica tutto, sul quale confluiscono le somme destinate all’organo e dal quale preleviamo quel che necessita per gli interventi. Al momento la questione economica è quella che ci preoccupa meno, anche se importante. Sono stati già investiti oltre 100 mila euro, ne mancano ancora 200 mila, ma l’importante ora è ripartire. C’è attesa nei confronti di questo organo da parte di molti: sia organari che organisti, oltre agli studiosi. Non possiamo rimanere a mezzo del guado. Il suo utilizzo ci permetterebbe di valorizzarlo. Speriamo che ciò accada quanto prima”.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 26 gennaio 2017




