VICCHIO – Era felice, il Cardinal Betori, al ritorno da Barbiana. L’Arcivescovo di Firenze si è presentato davanti ai giornalisti, nella sala stampa allestita nella canoniche della parrocchia di Vicchio, accanto al sindaco Izzo, a tre rappresentanti degli ex-allievi di Don Milani, e al parroco vicchiese. Era soddisfatto dell’organizzazione, e ha ringraziato tutti, a cominciare da Don Landini, con il quale ha scherzato sul suo prossimo trasferimento: “E’ bravo, ha un importante incarico, me lo sono portato più vicino”. Ha ringraziato anche, in modo caloroso, Comune e forze dell’ordine: “Devo dire grazie a chi ha contribuito a rendere possibile questa ora e mezzo di follia che ha portato il Papa in un fazzoletto di terra su un monte. Grazie per averci seguito fin quassù”.
Poi spiega il senso di questa visita: “Il Papa ha parlato di onore da rendere a don Milani e da rendere alla Chiesa. Mi sembra che lì sia il significato del gesto che riporta luce sulla vera identità di quest’uomo che era un uomo di fede, di Dio, della Chiesa, del popolo, un uomo al servizio dei più poveri. E questo suo chinarsi sulle realtà più umili e più emarginate che il Signore gli aveva affidato attraverso la Chiesa nasce appunto dal suo voler essere sempre in stretta fedeltà alla dedizione di se stesso a Dio. E questo spiega anche la Chiesa che a volte è un po’ ruvida nel trattare i suoi figlioli, ma che alla fine diventa il porto nel quale tutto si ricompone in quell’amore di Dio che per don Milani aveva una dimensione sacramentale essenziale. Sì, è vero che lui è l’uomo della parola, ma la parola deve far giungere alla scoperta della fede e attraverso la fede alla percezione del significato dei sacramenti come luogo della Grazia di Dio”.
L’Arcivescovo lo dice chiaramente: nessun santuario a Barbiana, e neppure nessuna santificazione del suo ultimo priore. “Non so cosa farà il mio successore, ma fin quando ci sarò io, nessun processo di canonizzazione: non è questa la strada, non dobbiamo metterlo sopra un altare. Più che un esempio da imitare è un testimone che mi sollecita sempre a cercare le mie vie di fedeltà a Dio e ai poveri. Qui a Barbiana non farò un santuario. In un luogo che già ospita 10mila persone l’anno, può non cambiare nulla».
I giornalisti gli chiedono se questo visita chiude un ciclo o apre una nuova strada. “Per un verso –risponde il Card. Betori- si chiude il percorso di recupero della dimensione ecclesiale di don Milani, iniziato con il cardinale Silvano Piovanelli, ma ora abbiamo un compito nuovo, che è capire le ragioni per cui era stato ostacolato, che vanno rimosse, ed è il compito della Chiesa. Anche per questo nel prossimo ottobre organizzeremo un convegno su ‘Esperienze pastorali’”.
E le parole del Papa sono un atto di riparazione? “Don Milani non si è mai sentito escluso, non onorato sì, ma ha sempre rivendicato il suo essere prete. Non appartiene alla contestazione ecclesiastica, è stato utilizzato da questa, ma non è mai stato in contrapposizione. Non c’è niente da riparare. Nella Chiesa ci si sta, talvolta soffrendo ma anche godendo, e in questa occasione abbiamo goduto”.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 21 giugno 2017






