
SCARPERIA E SAN PIERO – Partiti mercoledì 23 Luglio da San Piero a Sieve per raggiungere Roma, i ragazzi e le ragazze della parrocchia di San Piero a Sieve, ai quali si è aggiunto durante il viaggio anche qualcuno di Scarperia, sono arrivati a Roma mercoledì 30 luglio, accompagnati dal Pievano don Daniele Centorbi. E adesso si stanno gustando le iniziative del Giubileo dei giovani e l’incontro con i giovanissimi pellegrini giunti da ogni dove.
Ne avevano già fatta di strada quando li abbiamo sentiti – martedì 29 luglio – e stavano raggiungendo Viterbo, da dove l’indomani un treno li avrebbe portati dritti alla Capitale.
Mentre erano ancora in cammino, ho chiesto a qualcuno di riassumere il percorso. Ha risposto Irene, con la voce increspata dal vento: “Allora, siamo partiti mercoledì mattina da San Piero, e abbiamo raggiunto a piedi il monastero di Monte Senario, per scendere poi a Vaglia e prendere il treno per Firenze e da lì un altro treno che ci ha portati a Siena. Da Siena abbiamo raggiunto Ponte d’Arba, San Quirico d’Ocia, Radicofani, Acquapendente, Bolsena, Montefiascone e ora stiamo raggiungendo Viterbo“.

Un percorso importante che è stato ripreso pure dalle telecamere di Rainews24 dove due ragazze e don Centorbi sono stati intervistati (qui il link)
Quale sia stata la tappa più significativa, e se sono stati fatti incontri interessanti ce lo ha ben spiegato Giovanni: “La tappa più significativa è stata quella da San Quirico d’Orcia a Radicofani perché abbiamo gustato tutte le fasi del cammino: la fatica del corpo e della mente, e poi la discesa a Radicofani, praticamente i motivi per i quali noi camminiamo, per scoprire e per scoprirci. Un incontro interessante – prosegue Giovanni – è stato quello con P. Milos, figura carismatica che gestisce le visite guidate alle catacombe di Bolsena, che emana luce ed ha anche una capacità incredibile di leggere iscrizioni latine a una velocità “per due”. È grande e grosso ma riesce a commuoversi mentre parla di scritte di secoli fa, come quella lasciata da chi andava a seppellire un quindicenne, dove viene descritto l’aldilà come un luogo verdeggiante e festoso. P. Milos ci ha dato un sacco di “stoccate” ma anche una bella svegliata; secondo me è l’incontro del cammino“.
Laura invece ci ha dato il suo punto di vista sulle criticità incontrate: “Ci sono stati problemi fisici come le vesciche, il male alle ginocchia, il mal di schiena…, ma ci siamo supportati a vicenda condividendo compeed e facendo streching. Talvolta qualcuno si è sentito giù, manifestando il proprio stato d’animo anche con frasi tipo ‘Chi me lo ha fatto fare’, o ‘Cosa sono venuto a fare’, ma anche nei 34 km della tappa più lunga ci siamo fatti coraggio a vicenda, e tutto è passato chiacchierando, cantando, e soprattutto stando in compagnia“. Ci risultava che avessero preso anche la pioggia, ce lo ha confermato Simone, uno dei più adulti del gruppo, che ha supportato don Daniele anche nella stesura del percorso: “Sì, abbiamo incontrato ieri la pioggia, che è stata un problema, come del resto il caldo opprimente fra le 12:00 e le 15:00; comunque le criticità più rilevanti confermo che sono stati i dolori muscolari, articolari e le vesciche“.

Una domanda ha riguardato anche l’accoglienza durante le soste, e a questa ha risposto senza esitazioni Vittoria: “In ogni posto dove ci siamo fermati abbiamo trovato sempre una porta aperta e una mano tesa. È stato bello, ad esempio, vedere come i volontari di Ponte d’Arbia fossero lì per mettersi al servizio per noi, cucinando e dandoci da dormire. Non ci siamo mai sentiti abbandonati lungo la strada, ed abbiamo scoperto che, oltre alle persone in cammino, ce ne sono altre che se ne prendono cura“.
Toccando il tema dell’attesa per l’incontro ormai imminente a Roma con gli altri pellegrini e il Papa, ha detto la sua Matilde: “Durante il cammino ho sicuramente apprezzato la compagnia dei miei amici di avventura, ma l’idea di arrivare a Roma e di trovare altri pellegrini come noi, tutti insieme, uniti in un’occasione così speciale, non fa altro che aumentare il mio desiderio di arrivare alla meta. Riguardo al Papa sono certamente incuriosita di “incontrarlo” e di vederlo all’opera durante questa cerimonia. Non so cosa aspettarmi, ma sono pronta a scoprirlo“.
Ha poi concluso questa serie così emozionante di punti di vista sul cammino, un altro Giovanni: “Ogni tappa, per me, è stata significativa in modi diversi; all’inizio c’era più ansia verso quello che ci aspettava, ma pian piano si è allentata, mentre i percorsi più lunghi, con chilometraggi e dislivelli importanti, ci hanno messo alla prova a livello fisico, con varie conseguenze come crampi, vesciche… Ma ci sono state anche tante cose positive; molti dei pellegrini incontrati affermano che queste tappe della Toscana sono le più belle di tutta la Francigena, e noi abbiamo avuto modo di assaporarla questa bellezza. Una fermata significativa – conferma Giovanni su quanto già detto da una sua compagna – è stata quella a Ponte d’Arbia, a 20 km da Siena, dove abbiamo ricevuto una magnifica accoglienza in un ostello donativo gestito da volontari che dedicano il loro tempo all’accoglienza, in cambio di una donazione. Abbiamo cenato insieme ad altre persone, e verificato come si stia formando una comunità di pellegrini; il cammino in questo aiuta, perché dà modo di avere scambi importanti con persone che altrimenti non avresti mai avvicinato. Al di là della fatica, ci illumina anche tanta gioia“.
La voce tranquillizzante e soddisfatta di don Daniele è rimasta sullo sfondo ma, vuoi per supportare qualcuno nell’esposizione, vuoi per integrare alcuni dettagli lui c’era sempre. È segno che tutto va bene, che le famiglie e la comunità possono stare tranquille. Ma attenzione, di sicuro nessuno tornerà a casa così com’è partito, perché tutti saranno un po’ più ricchi!
Grazie ragazzi e un grazie particolare al nostro parroco.
Elisabetta Boni
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 3 Agosto 2025






