MUGELLO – Le commissioni “Territorio e ambiente” e “Sviluppo economico e rurale” del Consiglio regionale della Toscana hanno licenziato il Piano faunistico venatorio regionale, che adesso passerà all’esame dell’aula e dopo il voto del Consiglio si aprirà il operiodo nel quale gli interessati potranno avanzare osservazioni. Solo dopo le controdeduzioni a queste, e il secondo voto dell’aula il testo sarà approvato in via definitiva.
Si tratta del primo piano approvato a livello regionale, che prende il posto dei piani provinciali. E che, per la prima volta, distingue tra zone vocate e non vocate alla presenza di animali selvatici, e stabilisce di conseguenza che gli ungulati come cinghiali e caprioli non potranno più prosperare vicino alle aree coltivate.
Non solo, anche nelle aree definiste vocate, nelle quali cioè è ammessa la presenza di animali selvatici, si stabilisce una densità obiettivo, oltre la quale la concentrazione di questi animali andrà contenuta mediante piani di abbattimento e cattura o delocalizzazione, questo specie per le specie alloctone, cioè importate da altre zone, come i cinghiali di grossa taglia che rischiano tra l’altro di soppiantare e far scomparire le specie tipiche della zona. Un piano in merito al quale sul Corriere Fiorentino l’assessore regionale all’Agricoltura Stefania Saccardi afferma: “Abbiamo provato a scrivere un concetto che sembra banale, ma non lo è: l’agricoltura, soprattutto oggi, in un momento in cui vive una grandissima difficoltà, è incompatibile con la presenza degli ungulati”.
Piero Galeotti, firenzuolino e presidente dell'”Ambito territoriale di caccia” (Atc) Firenze 4, organismo competente per il Mugello, spiega: “Avremo sessanta giorni di tempo per presentare le nostre osservazioni. Dovremo vedere caso per caso quali sono le aree considerate vocate. L’approccio – aggiunge – è corretto. Ma la vera questione sarà questa: vedere in Mugello quali e quante saranno le aree vocate alla presenza di ungulati, e quelle invece nelle quali l’agricoltura andrà tutelata con piani di abbattimento. Il nostro compito come Atc – conclude – è tutelare sia gli interessi dei cacciatori che quelli degli allevatori, creare una sintesi. A colpo d’occhio temo che si sarà molto da lavorare per stabilire la mappa di queste aree, superando anche posizioni di parte”.
Roberto Nocentini, allevatore mugellano e presidente dell'”Associzione italiana allevatori”, afferma in merito: “Da tempo, insieme a Coldiretti, chiedevamo che i cinghali non potessero stare nelle aree coltivate, compresi anche i castagneti. La regione alla fine, ha accolto questa richiesta, stabilendo che il cinghiale non deve stare dove si coltiva, ma nel bosco. E questo credo che sia un grande risultato, perché la Regione ci ha ascoltato. Naturalmente – aggiunge – andrà applicato, e vedremo come questo sarà fatto. Le aree, ad esempio, saranno individuate in base alle classificazioni di Artea“.
Nelle aree coltivate, però, non tutti potranno cacciare per eliminare i cinghiali, ma pare che gli abbattienti saranno riservati solo a chi è abilitato a fare la selezione. Ci sarà quindi anche da vedere anche la reazione ed il parere in merito delle squadre che praticano la normale caccia al cinghiale.
“Noi agricoltori – afferma Nocentini – diciamo solo che quegli animali lì non devono stare, poi non è nostro compito stabilire chi deve mettere in pratica la cosa. L’importante è che ci sia la norma”. E conclude: “Ci riserviamo la possibilità di fare osservazioni al piano quando usciranno la classificazione delle aree vocate e non vocate le modalità concrete di attuazione”.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 3 Agosto 2025



1 commento
Mi spiace leggere molte inesattezze nel Piano Faunistico Regionale e in conseguenza i commenti di Galeotti e Nocentini.
A parte il fatto che la Caccia al Cinghiale è già permessa per tutto l’anno dalla mattina alle ore 5 fino alla sera alle ore 23 su tutto il territorio regionale ad opera di selezione e on selezione senza tener conto di età del cinghiale: maschi,femmine,cuccioli appena nati.
Inoltre non si tiene in considerazione che tutto l’appennino toscano è stato devastato da TAV E VARIANTE DI VALICO, privandolo di acqua e cibo per i selvatici che sono costretti a scendere a valle.
Per ora basts