SCARPERIA E SAN PIERO – Lo scorso 13 dicembre, la fondazione intitolata all’architetto e storico romano Bruno Zevi ha attribuito il primo premio dell’omonimo concorso, giunto alla sedicesima edizione, all’architetta di Scarperia e San Piero Serena Acciai, per un saggio su “La casa ottomana a ‘sofa’: una moderna idea di abitare”*. A Roma, di fronte ai rappresentanti della prestigiosa giuria, ed altri studiosi di fama, Acciai ha presentato il libro dato alle stampe dall’istituzione, frutto della sua ricerca.
Classe 1982, dopo la laurea Acciai ha conseguito un dottorato di ricerca all’Università di Firenze, pubblicando nel 2018 un libro su Sedad Hakkı Eldem. Ha avuto diversi incarichi di insegnamento, dal Politecnico di Milano alle Università di Napoli e Firenze, partecipando nel contempo a convegni e seminari internazionali e tenendo lezioni in importanti atenei. Conta pubblicazioni su riviste internazionali ed è corrispondente per “Il Giornale dell’Architettura”. Attualmente è ricercatrice associata all’ENSA (Scuola di Architettura) di Parigi Belleville
Serena, che significato ha avuto per te questo premio?
Un significato molto importante. Da una parte la conferma che, nonostante le difficoltà contingenti, la ricerca universitaria è veramente la mia strada. Dall’altra, si tratta di un riconoscimento internazionale su un argomento nel quale in pochi avevano creduto, e che ho convintamente continuato a indagare. Sforzi che sono stati premiati, e grazie a questo ho avuto la possibilità di veder pubblicati i miei studi.
Di cosa trattano il tuo primo volume e quello nuovo, edito dalla Fondazione Zevi e LetteraVentidue?
Con il primo, “Sedad Hakkı Eldem, an Aristocratic Architect and More”, ho indagato principalmente l’opera di Seddad a Istanbul che, anche grazie a una rete di contatti acquisiti in seguito, resta un punto importante per il mio percorso sull’idea dell’abitare vernacolare. Con il secondo libro, ho ampliato il raggio di indagine ad altri studiosi non solo turchi, ma appartenenti a vari paesi balcanici e del Mediterraneo orientale, per approdare al lavoro di Le Corbusier, che magistralmente ha sintetizzato i caratteri della casa mediterranea, da Bisanzio in poi.
A quale filone di ricerca pensi per il futuro?
Il mio campo di indagine resta quello del patrimonio culturale, e in particolare l’architettura vernacolare, che racconta molto dei popoli. La casa ci parla della gente che vi ha abitato, ed attingere anche ad altri campi di osservazione ne completa il significato. L’Architettura, più che una disciplina “aulica”, riguarda la vita delle persone, e la casa – come spazio proprio di protezione – ne è fonte primaria di ispirazione. Il mio obiettivo è quello di unire la narrazione architettonica ad altre discipline, come la storia e l’identità dei popoli, per cogliere la “ragione” dei luoghi.
Hai mai pensato di focalizzarti sul Mugello, la nostra, la tua zona di residenza?
Sì, in effetti maturo sempre più il proposito di poter studiare approfonditamente i vari aspetti dell’architettura rurale a partire dal Mugello, come in embrione ho tracciato nella rivista “Il Giornale dell’Architettura” (scarica l’articolo qui). Dalla tesi di laurea in poi, ho sempre avuto a cuore la Fortezza di S. Martino, oggetto di una iniziativa del 2020 “La Nuovissima Fortezza” (articolo qui), di attività che ho appena svolto nelle scuole e di altre in fase di programmazione insieme alla Proloco, finalizzate a studiarne la funzione abitativa in un periodo più recente.
Ottimo Serena, staremo all’erta per saperne di più! Intanto congratulazioni per l’importante obiettivo raggiunto. Vengono sempre messi in risalto gli ostacoli di una carriera accademica, ma è importante che ci siano anche giovani disposti a mettercela tutta per coronare i propri sogni. Così come ci inorgoglisce il fatto che, qualcuno di loro, sia cresciuto in una piccola realtà di provincia, e che porti alto il nome dei nostri paesi.
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*Casa a sofa: Casa definita dalla presenza di uno spazio transitorio nella planimetria che distribuisce gli altri ambienti ed è, al tempo stesso, la dimensione pubblica, la piazza, la strada entro la casa.
Elisabetta Boni
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 30 dicembre 2023








1 commento
La prima bellissima notizia del 2024
Il tuo riconoscimento mi riempie di gioia..bravissima..!!!