MUGELLO – Ci sono anche un centinaio di agricoltori e allevatori mugellani tra i cinquecento presenti oggi, lunedì 27 Aprile al presidio al valico del Brennero organizzato da Coldiretti e intitolato “Senza materie prime italiane non è Made in Italy: è solo un inganno”. In tutto i toscani presenti sono circa 500, per protestare contro gli inganni “legalizzati” del codice doganale e denunciare gli effetti distorsivi del principio dell’ultima trasformazione sostanziale, che consente a materie prime straniere di diventare italiane con semplici lavorazioni come panature e salature.
Un meccanismo “magico” che danneggia gli agricoltori e impedisce ai consumatori di scegliere consapevolmente cosa mangiare. A denunciarlo è Coldiretti Toscana, che dal Brennero ha rilanciato, insieme a 10 mila agricoltori di tutta Italia, l’urgenza di modificare il codice doganale e rendere obbligatoria l’indicazione dell’origine su tutti i prodotti alimentari.
Secondo le attuali disposizioni contenute nel regolamento (UE) n. 952/2013, l’origine di un prodotto è infatti determinata dal Paese in cui è stato interamente ottenuto oppure da quello in cui è avvenuta l’ultima lavorazione o trasformazione sostanziale, sufficiente a modificarne natura o valore economico (criterio dell’origine non preferenziale).
“Un prodotto coltivato e allevato all’estero non può essere Made in Italy. Chi ha paura della trasparenza, del mettere in evidenza l’origine degli ingredienti che utilizza, ha qualcosa da nascondere: non siamo certo noi agricoltori, che facciamo della provenienza, della qualità e della distintività una leva di competitività. Questa è una battaglia di verità e giustizia anche per i cittadini”, ha tuonato dal Brennero la presidente regionale, Letizia Cesani, mentre l’ennesimo tir viene fermato dal blocco giallo. Una lenta sfilata accolta dallo sdegno degli agricoltori schierati ai lati della corsia, dove i camion vengono ispezionati.
Dalla “porta degli inferi” entrano ogni giorno nel nostro Paese, anche in Toscana, a bordo di tir e cisterne, migliaia di tonnellate di prodotti alimentari stranieri che, in assenza di adeguata trasparenza, alimentano inganni commerciali, rischi sanitari e danni economici alle imprese agricole, comprimendo prezzi, redditi e margini di export, in un momento già difficile anche a causa dei rincari legati alla guerra in Iran. “Ancora troppi prodotti della nostra spesa sono indistinti: verdure surgelate, succhi di frutta, sott’olio, sughi complessi, biscotti, pane, insaccati, legumi in scatola, piatti pronti, marmellate, patatine, gelati, oli vegetali e numerosi alimenti multi-ingrediente non riportano l’origine. Tutti sanno quello che accade ogni giorno qui, come nei porti europei e italiani. I controlli non sono sufficienti. Il codice doganale è una delle ragioni per cui il nostro settore sta soffrendo, costringendo le aziende a chiudere. La nostra mobilitazione sta coinvolgendo anche le amministrazioni locali della regione, alle quali abbiamo chiesto sostegno. È già arrivato quello del Consiglio regionale, l’unico ad aver approvato all’unanimità, lo scorso 25 febbraio, una mozione sul tema in Italia, e molti altri Comuni stanno seguendo questa strada: auspichiamo che altri lo facciano nelle prossime sedute. Ci stiamo battendo per le nostre imprese, per tutti i cittadini e per il futuro dei territori rurali”.
Nel ventre dei camion “fermati”, con l’ausilio delle forze dell’ordine, gli agricoltori hanno trovato cosce di maiale danese destinate a un’azienda veronese per essere trasformate in prosciutti, pesche nettarine dalla Spagna dirette a uno stabilimento di Venezia, kiwi dal Cile destinati a diventare yogurt per una nota marca e molto altro. Per rendere ancora più evidente il grande inganno ed informare i consumatori, Coldiretti ha allestito un’esposizione con alcuni esempi emblematici: dalle fettine di pollo sudamericano trasformate in crocchette “italiane”, al coscio di maiale olandese che diventa prosciutto italiano perché salato nel nostro Paese. E ancora la cagliata proveniente dall’Ucraina che, una volta lavorata, si trasforma in mozzarella italiana, uno dei simboli della Dieta Mediterranea; i carciofi egiziani venduti come sottaceti italiani e la pasta prodotta con grano canadese.
La battaglia per l’origine, da sempre priorità sindacale per Coldiretti, ha visto pochi giorni fa un risultato storico con l’approvazione della legge sui reati agroalimentari, ispirata alla cosiddetta “Legge Caselli”, ottenuta dopo oltre un decennio di impegno e fondamentale per rafforzare la lotta alle agromafie e garantire maggiore trasparenza lungo tutta la filiera. Per Coldiretti Toscana sono maturi i tempi per introdurre un’etichettatura europea obbligatoria sull’origine di tutti i prodotti alimentari commercializzati nell’Unione.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 27 Aprile 2026









