Un medico del DEA, il pronto soccorso dell’ospedale del Mugello, è a casa, per sospetto caso di scabbia. Ancora l’infezione non è certa, ma intanto tutti gli operatori del pronto soccorso sono stati invitati a sottoporsi a un trattamento con il principio attivo della permetrina, una sorta di pesticida che uccide gli acari responsabili dell’infezione.
E ieri è stata effettuata una disinfestazione stanza per stanza, passando il “100 grado” nei locali, mentre per oggi pare sia in programma la sostituzione dei tendaggi.
Ma tra gli operatori sanitari che lavorano in ospedale c’è crescente preoccupazione, perché un altro caso di scabbia, dopo quelli già verificati nei mesi e settimane scorse, indicherebbe che l’infezione e la possibilità di contagio sono ancora attivi e possibili. “Questa vicenda -dice uno di loro- è stata gestita male fin dall’inizio. Quasi si volesse nascondere la realtà, con una scarsa informazione data a noi che qui ci lavoriamo. Ed è una situazione che deve essere risolta con decisione, anche perché genera preoccupazioni nei pazienti”. Ieri ad esempio c’era una paziente in pronto soccorso, che ha sentito i sanitari ragionare del possibile caso di scabbia, e che ha chiesto subito di essere dimessa.
Dopo il verificarsi del secondo episodio (il primo a settembre, con sei casi accertati, il secondo a ottobre con altri due casi), anche il comune di Borgo San Lorenzo, e poi l’Unione montana e la Società della Salute avevano chiesto all’ASL di fare maggiore chiarezza e di prendere provvedimenti.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 6 novembre 2015





