VAGLIA – Daria B., appassionata di fotografia di luoghi abbandonati, che da oltre quindici anni si occupa dell’ex sanatorio Banti di Pratolino e che è una delle amministratrici della pagina “Ex Sanatorio Banti 2” (qui), pone un quesito: è giusto che un cittadino, in nome della trasparenza amministrativa, chieda spiegazioni su decisioni che riguardano un bene pubblico e si veda negare l’accesso ai documenti necessari per comprenderle?
Nella sua lettera al Filo ricostruisce la vicenda relativa ai pannelli anti-intrusione che, spiega, “avrebbero dovuto essere installati presso il sanatorio al piano terra e al primo piano. Intorno al 2020-2021, durante la travagliata fase di rimozione della copertura in amianto, la Soprintendenza aveva imposto alla proprietà, Asl Toscana Centro, anche interventi di protezione della struttura. Stiamo parlando quindi non di un consiglio, ma di un preciso obbligo imposto dalla Soprintendenza. Si vedano in allegato i due documenti che lo provano”.
Un comunicato dell’ufficio stampa dell’Asl di quei tempi (qui) sembra effettivamente parlare di questa questione, “ma il comunicato non è affatto molto chiaro: non vengono mai citati esplicitamente i pannelli anti-intrusione. Si parla invece di ‘tamponature'”.
Si legge quindi nella lettera al Filo: “Come mai chi ha preso queste decisioni all’interno dell’Asl Toscana Centro abbia scelto di non seguire le prescrizioni e gli obblighi indicati dalla Soprintendenza, preferendo invece procedere autonomamente e fare di testa propria, con soluzioni che si sono dimostrate nel tempo insufficienti a mettere la parola ‘fine’ alle incursioni vandaliche, come invece avrebbero fatto i pannelli anti-intrusione? Stiamo parlando, infatti, di rudimentali tamponature, fatte con semplici mattoni forati e talvolta persino con materiale di scarto, come tavole di legno e infissi marci riciclati dallo stesso Banti! Quindi sono stati necessari ulteriori interventi successivi, con ovvi sprechi e aggravi dei costi a carico della collettività. La mancata installazione dei pannelli lascia ancora oggi la struttura esposta alle intrusioni e ai vandalismi, che continuano a danneggiare tutti gli ambienti e, così facendo, contribuiscono ulteriormente al deterioramento e al deprezzamento del bene, rendendo anche più difficile una sua collocazione sul mercato immobiliare”.
Si legge poi nella lettera che “queste ‘tamponature’, come le chiamano loro, sono state realizzate, quando noi le segnalavamo di volta in volta, soltanto al piano terra e mai al primo piano”.
E conclude:
Oggi, a distanza di sei anni, i pannelli non sono ancora stati installati. Solo dopo le nostre ripetute richieste di delucidazioni alla proprietà in merito a questa vicenda, è stato risposto, in data 6 agosto 2026 (vedere allegato), in maniera sbrigativa, che quei fondi sarebbero stati già destinati ad altro, e non quindi al Banti.
Parliamo di 50 mila euro. Per quale ragione sono stati dirottati altrove? Quale decisione ha determinato questo cambiamento? E dove è possibile consultare la relativa documentazione e motivazione?
Ho chiesto un documento che consentisse di ricostruire quanto accaduto: un atto interno, una comunicazione ufficiale, una PEC o altro documento pertinente. Non mi sembra una pretesa assurda quando si parla di risorse pubbliche, né una questione da liquidare informalmente: stiamo parlando di un ente pubblico e non di quattro amici al bar che decidono liberamente di ordinare un chinotto anziché una birra.
Le mie richieste, tuttavia, non hanno prodotto i chiarimenti sperati. Mi sono quindi rivolta al Difensore civico e, il 14 agosto 2026, ho presentato una richiesta che è stata di fatto respinta definitivamente, anche dopo il mio secondo ricorso. Mi è stato contestato che, come riportato testualmente nel documento di risposta: “La circostanza che la richiesta sia riferita a una specifica vicenda e individui uno specifico atto, ossia l’eventuale provvedimento relativo alla diversa destinazione delle somme originariamente previste per l’intervento sui pannelli anti-intrusione, non è infatti di per sé sufficiente a configurare l’interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente a una situazione giuridica tutelata, richiesto ai fini dell’accesso documentale”.
In breve: non sussisterebbe un interesse diretto, concreto e attuale sufficiente a giustificare l’accesso documentale, poiché mancherebbe un legame giuridico adeguato tra me e la questione del sanatorio.
In altre parole, mi è stato contestato che chiedere che fine abbiano fatto quei 50 mila euro non sarebbe sufficiente, di per sé, a legittimare la richiesta degli atti. Follia!
Mi chiedo allora: un cittadino che paga le tasse e si interessa da anni della tutela di un bene pubblico non ha diritto di conoscere le ragioni di una decisione del genere? Come mai questo muro di gomma? Vorrei che qualcuno mi chiarisse se questo diniego sia corretto e quali strumenti siano effettivamente disponibili per ottenere tali informazioni.
In assenza di documentazione che chiarisca effettivamente come siano state utilizzate queste risorse, è inevitabile che sorgano anche dubbi sulla loro reale destinazione! Senza una traccia contabile, potrebbero essere sparite anche nel nulla!? È più che lecito chiederselo, soprattutto se dall’altra parte non si vogliono fornire prove concrete.
Nel frattempo, un edificio pubblico che potrebbe rappresentare una risorsa per l’occupazione, il turismo e l’economia del territorio continua a deteriorarsi. Da oltre trent’anni, la popolazione di Pratolino e del basso Mugello vede sfumare queste potenzialità, anche a causa di quella che si è rivelata una gestione e una tutela alquanto fallimentari di quel bene da parte di Asl Toscana Centro.
Con l’occasione tengo a precisare che tutte le nostre contestazioni, mie e quelle che si possono leggere sulla pagina Facebook “Ex Sanatorio Banti 2”, si fondano su documenti, prove, materiali, foto e video e circostanze che sono tutte verificabili. Non si tratta, pertanto, di diffamazione, ma dell’esercizio del diritto di critica su una questione di interesse pubblico. Un diritto che in Italia ancora non è stato soppresso.
Daria B.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 3 Novembre 2026



