BORGO SAN LORENZO – All’età di novant’anni è morto Francesco Viliani, uno dei fornai simbolo di Borgo San Lorenzo (articolo qui). E Pucci Cipriani, che gli era amico, da par suo lo ricorda con grande affetto.
“Il pane! Vi è cosa più degna, più amabile, più preziosa, più meravigliosa, più miracolosa, più improntata di Dio, fra tutte quelle che Dio ha dato in servizio all’uomo? A somiglianza di Dio il pane è universale: a tutti gli uomini piace, di tutti i paesi, di tutte le età, di tutti gusti (…) tutti ne mangiano- il re e il carcerato – e, a somiglianza di Dio, basta da solo a nutrire e piacere (…) il desiderio del pane abbilo come primo indizio della salute che ritorna- così come per l’anima, prostrata dai bagordi del mondo, il desiderio di Dio. non si chiama forse con un medesimo nome, “grazia di Dio”, l’uno e l’altro alimento, quello per l’anima e quello per il corpo, che il Pater vuole s’impetri quotidianamente dal cielo? (“Panem nostrum Cotidianum da nobis hodie” n.p.c.)
(Cfr, Tito Casini in “Al fuoco e all’ombra” Libreria Editrice Fiorentina 1934)
In genere le notizie importanti della vita paesana le apprendo attraverso un caro amico, Marco Squarcini, che abita a Milano…ma che il cuore ha lasciato qui a Borgo San Lorenzo: proprio giorni fa seppi che se n’era andato “Francesco Cassigoli -come scrisse Marco su facebook – il figlio del Bazzarre che viaggiava con noi ed era uno dei più bravi quando frequentava il Liceo classico”…poi per la festa dell’Immacolata postai una bella laude mariana in onore dell’Assunta; “Al ciel, al ciel, al ciel ,andrò a vederla un dì” e Marco, come me devoto alla Madonna e amante del canto gregoriano commentò: “Certo tra poco andremo anche noi due in Cielo a vederla” ed io gli risposi che, al momento della chiamata, sarei stato felicissimo di andare a vedere Maria in cielo…ma che intanto avrei gradito di starmene quaggiù un altro po’.
E invece stavolta sarò io a informarlo di un lutto di un’altra persona legata al nostro “Natìo Borgo Selvaggio” infatti ho ricevuto un messaggio del figlio Antonio che mi informava che stamattina alle 4, se n’è andato Francesco Viliani, l’ultimo dei tre famosi fornai di Borgo San Lorenzo: Francesco, Rolando… Aldo. I primi due con la bottega del 1857 di via Mazzini (poi via del Corso) ci hanno dato il pane per il corpo e il terzo fornaio, il Reverendo don Aldo Viliani, ci ha dato quello assai più importante, il pane dello spirito, il “Panis angelicus” nutrimento essenziale per la vera vita, la vita eterna.
Francesco Viliani, deceduto a novant’anni, ha lavorato ininterrottamente per ottanta anni (altro che vitalizi, pensioni facili, slittamenti e chi più ne ha più ne metta) nel forno di famiglia, poi quando il duro lavoro dell’infornare il pane a mano, con un asse, l’ha quasi spezzato in due, andava lo stesso, piano piano, con il suo bastone nell’avito forno e le più ghiotte specialità come la torta di mele, il castagnaccio, la schiacciata con le uve, i biscotti con le mandorle e il ciambellone erano opera sua.
Ce lo ricorda un bravo scrittore borghigiano, sacerdote, amico di don Aldo, Mons. Celso Carlo Calzolai che in un suo aureo libretto su Borgo San Lorenzo, scrive: “Per la festa del SS.Crocifisso, che cade nell’ultima domenica di luglio, tanti borghigiani ritornano al loro paese e le famiglie si riuniscano intorno al desco (il libro, ahimè, è stato scritto negli anni 70 n.p.c.) tutti lieti di inzuppare nel vinsanto, una bella fetta di ciambellone uscito dal forno di Francvesco Viliani”.
Io mi fermavo qualche sera, nel retro del Forno Viliani, al caldo buono in inverno, con il caldo africano in estate, a scambiare quattro chiacchiere e lui mi raccontava mille fatti, mille aneddoti: “Quando ero consigliere della Fortis ero amico del tuo zio Giacomo Castri che era presidente… e del tuo fratello Gigetto” e poi le vicende della Chiesa fiorentina… e la fonte era sempre la stessa “come mi raccontava I’ mi’ poero fratello prete”, mi raccontava la sua ammirazione per il Cardinal Piovanelli, per il cardinal Florit, per Mons,Bianchi (“Lui – mi diceva Francesco – era amico di Beppe Paladini e anche del tuo babbo”) e per il cardinal Piovanelli”.
Francesco era presente ad ogni ricorrenza, religiosa (festa degli ex allievi salesiani etc) sportiva (Fortis, Audax, Club Ciclo Appenninico) e civile…
Fu proprio il giorno prima della sua caduta fatale davanti alla bottega di “Foto Barletti” che, appunto parlavamo di morte, “recitavamo” le nostre geremiadi ambedue lamentandoci della attuale sciatta liturgia dei morti – Francesco Viliani era un cattolico vero, non lasciava mai la sua messa, ci ritrovavamo, in genere a quella, più refrattaria alle tarantelle e alle schitarrate, in pieve delle 18, la domenica – mentre una volta “ai tempi di’ mi’ poero fratello prete”,e via a ricordare gli uffizi funebri, le messe cantate e i funerali con anche cinquanta fratelli della Misericordia con le torce…e ora, invece – diceva mestamente – bruciano i cadaveri e ne disperdon le ceneri…
L’ing. Antonio Viliani (anche lui ha lasciato la “squadra e la livella” e fa il fornaio), figlio di Francesco, mi ha detto che suo padre è morto serenamente, senza perdere conoscenza:”Ho lavorato una vita nel forno – ha sentenziato -, e in un forno mi dovete mettere…ma non in quello crematorio”. Gli ho preso un forno, mi ha detto Antonio, come voleva.
Quando morì, tanti anni fa, don Aldo Viliani ero con la mia mamma nella pieve di Borgo insieme a tantissime persone: Mons. Carlo Calzolai (sia lui che don Aldo erano stati cari compagni della mamma) dopo la S. Messa fece un commosso ricordo e “ora – disse – cantiamo insieme quella bellissima laude, tanto cara a don Aldo, per i nostri defunti”
E tutti, a “una voce” iniziarono a cantare:
Per i nostri fratelli
afflitti e piangenti
Signor delle genti
perdono pietà…etc
Quando ricordavo la cosa a Francesco gli si riempivano gli occhi di lacrime…
Ma al suo arrivo in cielo oggi sarà lo stesso festa grande…Don Aldo Viliani, insieme al fratello Rolando, sarà ad aspettare Francesco, il terzo fornaio…che andrà a ricevere il serto per la sua vita buona e, soprattutto, per aver distribuito il pane della vita terrena, collaborando con il fratello Aldo, a distribuire il “panis angelicus” fin dalla prima sua messa quando, parafrasando il Casini : “La mattina (…)salito l’altare, si chinò su quel cerchiellino bianco di pane, disse cinque parole e l’umile spiga fu Dio”.
Pucci Cipriani
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 27 agosto 2024




