MUGELLO – Dopo sei anni dall’annuncio, è stato presentato un sogno. Sì perché quello che è stato illustrato ieri è appunto un auspicio onirico. Tutt’al più è un atto preliminare. Un documento ben diverso da un progetto definitivo, lontanissimo da quello esecutivo. E appare per quel che è, un sogno, di pura beneficenza, senza alcun ritorno economico che possa garantire il rientro dell’investimento.
La questione non è quella di essere polemico e bastian contrario a prescindere. Senza cioè soppesare le parole e conoscere i documenti. Insomma per un parlare a sproposito. Semmai è l’orgoglio di non voler offrirsi ad una presa in giro. Cafaggiolo, la villa. Certo, intanto ne hanno restaurato il tetto. Un primo impegno, meritorio, ma non basta. Sicché mettiamo da parte gli effetti speciali, che in questa presentazione hanno fatto da padroni, e parliamo, almeno proviamo a farlo, con i dati di fatto. Erano presenti i politici, di ogni ordine e grado. Il governatore della Regione Toscana, Enrico Rossi, granduca d’oggi, il presidente del Consiglio regionale Eugenio Giani, onnipresente, cerimoniere di corte. Una rievocazione senza costume di scena.
Ecco, il contesto ove si è svolto l’evento aveva tutto per una buona riuscita. Di certo è stato così al suo interno, dove si respira aria di vita vissuta, da Cosimo “il vecchio” a Lorenzo “il magnifico”, da Agnolo Poliziano a Luca e Luigi Pulci, Pico della Mirandola, e di tutti coloro che, a vario titolo, vi abbiano soggiornato. Già meno all’esterno, dove quei ponteggi, ormai installati da tempo, danno il senso di uno stallo, di un ricercato, e finora non trovato, spunto per un disimpegno.
Il rito è iniziato con una liturgia di altri tempi, presa in prestito da qualche brano del “Cuore” di Edmondo De Amicis. Tanto improbabili quelle sue storie, quanto poco realistico appare questo investimento. Ricordiamone, sempre e comunque, la cifra annunciata sei anni orsono: 170 milioni. Faraonica. Anzi mi correggo, rinascimentale, da banchieri consumati, come lo erano i Medici. E, intendiamoci subito, nessuno vuol fare i conti in tasca a chicchessia. Ma spenderli tutti insieme, quei soldi, per un sogno, senza la minima garanzia di recuperarli in tempi ragionevoli, suscita l’idea di trovarsi di fronte ad una pura beneficenza.
Cerchiamo di ragionare. La presentazione di ieri, che pure ha commosso tanti intervenuti, primi i sindaci del territorio, non ha aggiunto niente di nuovo a quanto già si sapesse, e che la proprietà stessa, direttamente o indirettamente, aveva fatto trapelare. Fra cui, come attività trainanti un polo turistico (2 musei), un resort di alta categoria (356 suites), ristoranti (14), bar (12), centri benessere, attività equestre, campo di calcio (immancabile). Non sono state diffuse cifre sull’impegno finanziario effettivo, tantomeno i tempi di realizzazione, ma solo un generico e indecifrabile che si “dovrebbe realizzare nei prossimi anni”.
Poi il problema della variante stradale. Addirittura sembrava l’unico impedimento sostanziale che ostacolava l’avvio dell’investimento. Ormai si è perso anche il conto delle ipotesi presentate per quel tracciato, nessuna però con una progettazione, solo pennarello su carta. Ogni tanto, ciclicamente, si dice tutto e il contrario di tutto. Si chiama liberismo infrastrutturale, ognuno spara la sua. Tanto più che dovrebbe pagarla la Regione Toscana, ma non sappiamo a fronte di quali garanzie sul reale investimento annunciato.
Alla fine il buffet, tecnicamente il “light lunch”, proprio nella terminologia rinascimentale, nel vernacolo tipico della zona, ha chiusa la cerimonia, i giochi. Fra sorrisi di circostanza, strette di mano, qualcuna sudaticcia, forse per l’emozione di poter ricordare “io c’ero”, pacche sulle spalle, così qualcuno, scettico, se n’è andato chiedendosi fra sé e sé: ma il progetto quando lo presenteranno?
Gianni Frilli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 12 aprile 2017






