
MUGELLO – Singolare come la “Canzona di Bacco”, scritta, si dice, da Lorenzo il Magnifico, proprio a Cafaggiolo, si presti a fare il punto della situazione sul restauro e sull’annunciato investimento in quell’angolo di Mugello. Una lunga attesa. Sappiamo cosa sia stato quel castello in epoca passata. Stiamo vedendo quel che è adesso. Poi chissà. Appunto, “di doman non c’è certezza”.
Sono già passati sette anni dal primo annuncio. Poi altri ne sono susseguiti, e francamente se ne è perso il conto. L’ultimo, l’ennesimo, poco meno di un anno fa, con un cerimoniale sfarzoso, hollywoodiano, così come conviene per una fiction cinematografica, con un preciso soggetto, un sogno (articolo qui). E quando però ci si desta, aprendo gli occhi, si cozza contro l’attualità. Cafaggiolo, oltre le promesse, niente di nuovo. I ponteggi e i teli coprono ancora le facciate del castello. I muri di recinzione sgretolati. Le altre unità immobiliari della tenuta sopraffatte dall’incuria. L’osso della mandibola del cetaceo mediceo, “l’osso di balena”, ancora appeso a sopportare le intemperie. Segnali poco incoraggianti.
Non potendo guardare al futuro, tantomeno senza nulla pretendere da una proprietà privata, non resta che tornare indietro nei secoli e attingere alle certezze di un’epoca ormai non replicabile. Una realtà passata che oggi è ricordata come una fiaba, fra arte, cultura e mecenatismo. C’era una volta il Mugello de’ Medici. Quello di una famiglia che molto ha investito in questi luoghi, senza alcuna contropartita. Amore vero verso un territorio. Quindi con la macchina del tempo, ammesso che possa funzionare, in maniera suggestiva, caliamoci nel XVII secolo, nell’ambientazione di un grande dipinto.
Ecco, sfogliando un catalogo d’arte ci si imbatte in un quadro con un’etichetta, appiccicata alla cornice, che attesta: “Sc. Fiorentina del sec. XVII/Cacciata data a Cafaggiolo al card. Corsi”. Un dipinto di notevoli dimensioni, olio su tela, 164,5 x 313,5 cm., dal titolo: “La caccia del Cardinale Giovan Carlo De’ Medici a Cafaggiolo, 1641-1644”. Emozione, un tuffo al cuore. Una scena di caccia che vede protagonista Giovan Carlo De’ Medici (1611-1663) seguito dai battitori e da un corteo di accompagnatori, tutti a cavallo. Soprattutto sullo sfondo il castello di Cafaggiolo con le primitive due torri. Iconografia che ricorda la lunetta di Giusto Utens, quella che ha lasciata la prima testimonianza sull’assetto del castello, alla fine del XVI secolo.

Rappresentazioni di un Cafaggiolo irripetibile. Sarebbe bello poter far precedere a quell’ultimo aggettivo l’avverbio forse. Insomma dare una speranza per un nuovo Rinascimento. Se non per gli antichi fasti, certo innaturali e anacronistici, almeno per una sistemazione dignitosa, civica. Basterebbe un progetto semplice, rapportato e contestualizzato al luogo. Già sarebbe bello. Invece, purtroppo, l’investimento non decolla. Importi, quelli dichiarati, da capogiro. Troppa incertezza.
Sì, perché non convince questa strategia imprenditoriale che vincola la realizzazione del progetto allo spostamento di una strada pubblica. Inverosimile tener fermo un capitale tanto ingente. Sappiamo cosa sia stato Cafaggiolo in epoca passata. Oggi ne registriamo lo stato di fatto, appesi a un sogno. Il futuro lo lasciamo alle parole di Lorenzo il Magnifico, scritte proprio qui: “di doman non c’è certezza.”.
Gianni Frilli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 13 febbraio 2018





