MUGELLO – Progetto Cafaggiolo. Il piano d’investimenti dichiarato e più volte riconfermato, per 170 milioni di euro, senz’altro sarebbe un evento epocale per l’economia del territorio. Giusto tenersi informati e capire se davvero possa, o meno, essere realizzato. La politica e gli enti competenti, a vari livelli, stanno facendo la propria parte. E adesso, dopo oltre otto anni dall’annuncio, compaiono le nuove planimetrie della variante stradale ritenuta indispensabile per avviare il progetto stesso. Una anticipazione Il Filo – idee e notizie dal Mugello.
E già, il tempo passa. In un battibaleno sono trascorsi oltre otto anni dalla comunicazione ufficiale del piano d’investimento, da 170 milioni di euro, per il progetto di valorizzazione ricettiva e turistica dell’ex tenuta medicea di Cafaggiolo. A quel primo annuncio, altri ne sono seguiti, con tanto di nuove presentazioni per la promozione di idee, tante, e sogni, ancor di più. Poi, però, stringendo, nel dover constatare il reale impatto sull’economia del territorio ci si deve limitare ad ascrivere, nel computo dei lavori fatti, solo i rifacimenti dei tetti della villa e della cosiddetta “manica lunga”, l’edificio a fianco della villa stessa. Di sicuro è qualcosa, anche tanto, rispetto all’abbandono in cui quelle coperture versavano prima dell’intervento dell’attuale proprietario. Insomma, timidi tentativi d’investimento.
La tenuta medicea è vasta, consta circa 385 ettari, con una quarantina di fabbricati, diversi dei quali da derubricare a ruderi. Il masterplan dell’aprile 2017, cioè il documento che illustra le linee guida del progetto, con la strategia imprenditoriale e le attività commerciali, turistiche e ricreative che, in qualche modo, dovrebbero giustificare l’ingente investimento finanziario, oggettivamente non convince. Per esempio, la proposta del polo turistico basato sull’idea, appena abbozzata, inizialmente per un museo mediceo, senza specificarne i contenuti e gli oggetti da vedere, in seguito affiancata da un ulteriore museo multimediale, quindi vuoto e sorretto da diapositive e filmati, su Caterina de’ Medici, non genera entusiasmo.
Andiamo avanti. Recentemente, il 9 gennaio scorso, è stata presentata la “Relazione di avvio del procedimento”, con il tracciato della variante stradale all’esistente S.R. della Futa n. 65, opera pubblica ritenuta indifferibile per dare il via effettivo al progetto. Quella della variante stradale è il nodo da cui si dipanano i fili, soprattutto gli intrecci, di questa operazione epocale. Per certi versi, in ragione degli sviluppi che la questione ha preso, ci si trova di fronte ad una procedura irrituale, di cui, a memoria, non abbiamo riscontri, né recenti, né passati. Un investimento privato che non invoca ma addirittura pretende, peraltro senza prestare alcuna garanzia, lo spostamento di una strada pubblica per valorizzare un bene personale. Appunto, inusuale. Ciononostante la politica ha fatto e farà bene ad offrire ogni sostegno possibile all’iniziativa, le ricadute sociali ed economiche per il territorio potrebbero essere eccezionali. Ma, altresì è ragionevole chiedere garanzie all’imprenditore sul suo reale impegno. Non si deve fare un qualcosa per niente, specialmente quando in ballo ci sono risorse pubbliche.

Ora torniamo alla variante stradale. Nel corso di questi anni, fra gossip, schizzi e qualche disegnino, nelle vetrine sui social media, e almeno in un passaggio istituzionale con documenti ufficiali, sono stati proposti e discussi diversi tracciati stradali: in destra o in sinistra del fiume Sieve, in trincea o in rilevato, in galleria, a mezza costa del crinale di monte Beccai (sinistra Sieve), con e senza il ponte sul Sieve all’innesto con la S.P. di Massorondinaio. Tanti. In ogni caso tutti approssimativi, qualcuno inconsistente. Ora, invece, per la prima volta ecco un percorso sensato, intendo dal punto di vista della geometria del tracciato, della livelletta d’asse, delle due interconnessioni con la viabilità esistente. Un nastro d’asfalto di circa 2500 metri, rampe e svincoli esclusi. Ma ciò non vuol dire che possa essere realizzato, fra costi e vincoli ambientali.
Eppure, quando iniziarono i ragionamenti sullo spostamento dell’attuale strada regionale, un imperativo dell’imprenditore proprietario della tenuta di Cafaggiolo, se non ricordo male, fu quello di chiedere una variante in riva sinistra del Sieve per realizzare una sorta di strada panoramica, proprio per dare visibilità alla villa. Dichiarazioni e motivazioni sue. Invece, con questo tracciato che si dirama sul versante est di monte Beccai, l’agognato effetto panoramico è precluso, sarà impossibile ogni veduta sulla villa. Strano, ma è un dato di fatto, l’orografia e la topografia dicono questo. Inutile commentare.
Tralasciando le beghe e i ricorsi che inevitabilmente si innescheranno qualora si arrivi al progetto definitivo, giustamente dovute all’inconsistenza della pubblica utilità, seppure dettata dalla sicurezza stradale, che dovrebbe essere risolta adeguando la viabilità esistente, in contiguità a quella, tutt’al più poco discosta dalla stessa, ci sono degli enormi problemi ambientali. Sì, perché il nuovo tracciato si snoda in un dedalo di aree protette e vincolate che, del resto, la “Relazione di avvio del procedimento” enumera e attesta come criticità o di rispetto. Cosa non di poco conto, il tracciato, insiste nell’area dell’ex discarica ASNU, oggi Alia, in prossimità dei laghetti con i reflui per i rifiuti smaltiti. Oddio, chiariamo, la politica potrà tutto. Ma non si capisce perché questa variante, chiesta dall’imprenditore, non possa essere fatta nel suo terreno, in destra al Sieve, con un impatto minore, un percorso più breve e con costi più abbordabili. Già, perché?
Gianni Frilli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 19 agosto 2019




2 commenti
Prima ci faccia vedere che intende realizzare la struttura alberghiera, poi se proprio gli si vuole dare una mano, spostare sulla riva sx della Sieve la nuova strada, anche perché non si smoggherebbe le tenute di un’eccellenza del podere Fortini!
Ma se venisse un bel tentennino, mirato e concentrato, per buttare giù quel mezzo rudere mediceo, la storia sarebbe conclusa.
Io ho comprato una baracca in Svizzera e ho chiesto di farmi spostare un sentiero che passavo troppo vicino. Son due anni che vado tutti i giorni dal parrucchiere a farmi pettinare, ma ancora i capelli non hanno ripreso la loro vecchia piega, dopo lo spernacchiamento ricevuto dalle Autorità svizzere.