
SCARPERIA E SAN PIERO – E’ stata inaugurata, presente anche il sindaco di Vicchio e presidente della Società della salute del Mugello Roberto Izzo, a San Piero in piazza Colonna la “Casa in comune” (articolo qui), un immobile per accogliere otto persone, famiglie con bambini o singoli, italiani o stranieri che si trovano in condizioni di precarietà abitativa, economica e lavorativa, per dare aiuto a chi, benché iscritto nelle liste delle case popolari non è riuscito a trovare alloggio. Costerà all’amministrazione 28mila euro l’anno e c’è stato un investimento di 6600 euro per l’allestimento dei locali e circa 5000 euro per l’acquisto degli arredi. La gestione dello spazio è affidata alla cooperativa sociale Il Cenacolo.

“Lo scopo principale di questo progetto – dice il vicesindaco Francesco Bacci – è quello di dare una risposta a quello che è uno dei principali disagi delle nostre comunità, gli sfratti. Come amministrazione comunale abbiamo pensato di poter dare un luogo per un periodo temporaneo di sei mesi a due nuclei familiari, per non lasciare le persone per la strada e per non smembrare i nuclei familiari. Occorre ricordare che quando una famiglia subisce uno sfratto, eventuali minori vengono affidati ai servizi sociali”.

“Premetto che la collaborazione con Il Cenacolo era nata qui come Cas per l’accoglienza dei migranti all’inizio del 2014 – sottolinea il sindaco Federico Ignesti – poi l’anno scorso pensammo di poter utilizzare lo spazio anche per altri progetti. Ad ottobre abbiamo saputo, nel calcolo dei migranti accolti, che dal Ministero si sarebbero potute avere delle risorse che abbiamo deciso di investire nel progetto della ‘Casa in Comune’. Che non risolve il problema degli sfratti ma è un primo contributo, un percorso per chi è in difficoltà, che con questo viene aiutato a ricollocarsi nella società”.

“Volevo sottolineare tre cose – commenta Matteo Conti presidente della cooperativa Il Cenacolo – il modello di housing che qui attiviamo non è semplicemente un ostello o un dormitorio, non è un albergo popolare. Questa è una vera e propria casa, dignitosa e accogliente, da dove non è che da un giorno all’altro si possa essere sfrattati. Poi, dal punto di vista dell’inclusione sociale, con le famiglie viene fatto un patto, insieme con i servizi sociali, su un percorso che è di ripresa e di progressiva fuoriuscita dalla dimensione di difficoltà, lavorando sull’orientamento lavorativo e sulla riqualificazione professionale. Lasciar intendere che qui le persone resteranno a vita sarebbe l’errore più grande che faremmo, si rischia di cristallizzare la precarietà. Terzo punto, il tema dei migranti, fenomeno che solleva sempre tante polemiche sui soldi che vengono a loro destinati. Questo modello di accoglienza è stato possibile perché il comune ha scelto di rinvestire una serie di economie che erano state generate proprio dal servizio ai richiedenti asilo. Infine informo che stiamo parlando di replicare questo modello in Mugello a Borgo San Lorenzo con l’assessore Ilaria Bonanni e a Dicomano con il sindaco Passiatore”.
Massimo Mugello
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 30 ottobre 2017


