MUGELLO – E così è bastata un’occasione per tornare i ragazzi di Cavallico, nonostante 50 anni trascorsi. Ci siamo ritrovati e riscoperti, e c’eravamo quasi tutti, e già questo la dice lunga. È stato ovviamente un bagno di nostalgia e sono uscite lacrime di commozione, sia al microfono che “in tribuna”. un bel bagno di reciprocità, è stata una opportunità significativa perché i ragazzi di un tempo si ritrovassero e d’incanto ricominciassero a parlare e a ricordare e consentire che la mente tornasse indietro nel momento spensierato della gioventù. La nostalgia forse riguarda mezzo secolo passato.
Ricordiamo la grande apertura di don Cinelli che ci consegnò la gestione di questo immobile a metà degli anni Settanta, preludio a quello che sarebbe accaduto poi nel corso del tempo a Cavallico.
Bella prova di comunità, quella, tutti insieme ragazzi piccoli e grandi dai 10 ai 30 anni che vicendevolmente si aiutavano vivendo in allegria per diverse settimane in modo molto diverso da quello quotidiano. Esisteva complicità tra le persone, tra i ragazzi, i piccoli sapevano quello che dovevano fare, i ragazzi più grandi anche, oltre alle tante attività che venivano proposte c’era uno scambio intergenerazionale, in particolare ci interessava il confronto e la riflessione tra la vita ordinaria e la dimensione spirituale, una presenza religiosa non soffocante. C’era la possibilità di studiare, di fare compiti, di fare quello che si poteva fare. E’ stata veramente un’occasione. Le attività ludiche venivano programmate in funzione ai ragazzi, la ginnastica al campo, le partitelle, la gita sul Castel Guerino, la camminata fino a Sant’Agata, i canti, il fuoco serale. La particolarità di questa esperienza la ricondurrei alla sovrintendenza del Pievano che ha garantito anni di presenza tra soggetti che la pensavano in modo molto diverso, che hanno dato luogo a posizioni e discussioni che sono state lievito nella farina. Qualcuno cominciava piano piano a entrare a misurarsi con gli altri, qualcuno ascoltava e ne faceva tesoro.


Quella esperienza non è né un modello né un mito da seguire. Le condizioni erano totalmente diverse da oggi, non c’era internet, non c’era Instagram, non c’era nulla di nulla, non c’era neanche il telefono, proprio perché quello fisico con il filo e la cornetta arrivò qualche anno dopo quando don Cinelli cominciò a passare qualche giorno con noi, avendo la necessità di poter essere raggiunto per ogni evenienza.
Altra cosa, oggi sarebbe impossibile ospitare tanti ragazzi, per tutte le norme vigenti a partire dalla sicurezza.
Domenica non siamo riusciti a creare osmosi tra i vecchi, tra quelli che hanno raccolto il testimone e quelli di ora, forse è giusto che sia così. Ci sono tre generazioni che si sono guardate ma non sono riuscite a entrare in contatto. La provocazione di farlo c’è stata, ci siamo dati delle scadenze, vedremo.
Da ringraziare per il grande sforzo organizzativo profuso: quanto tutto va bene, non è mai fortuna, ma impegno, applicazione, attenzione ai dettagli. Un bel lavoro.
Massimo Biagioni
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 22 agosto 2023






