A Borgo San Lorenzo le ceramiche Chini hanno cessato la produzione. Il precipitare della crisi era da tempo atteso, e già un anno fa una decina di dipendenti dell’azienda avevano perso il lavoro. Ma il sacrificio non è bastato e la storica fabbrica tra viale IV Novembre e via Faentina ora ha chiuso i battenti. Definitivamente? Può darsi non sia così, e sembra vi siano alcuni soggetti economici interessati a rilevare l’attività. Ma certo per Borgo San Lorenzo e il Mugello è un duro colpo veder chiudere il luogo dove per un secolo ha preso vita la creatività di una famiglia di artisti che ha dato un contributo fondamentale al liberty italiano, tanto che il Comune da molti anni ha dedicato alla Manifattura Chini un intero museo a villa Pecori.
Un po’ di storia: dopo la distruzione delle Fornaci San Lorenzo, impiantate nel 1906 da Galileo e Chino Chini, a causa del bombardamento su Borgo San Lorenzo il 30 dicembre 1943, Augusto Chini, nonostante fosse tutto distrutto, cercò di riattivare l’attività, prima in sedi precarie –perfino nel monastero di clausura delle Domenicane di Borgo San Lorenzo- e poi ricostruendo gli ambienti in via Faentina. Furono acquistati forni, prima una muffola a legna, poi un forno elettrico. Si decise però, nel 1955, di cedere l’attività a Franco Pecchioli, un commerciante fiorentino di piastrelle ceramiche che da tempo aveva rapporti con i Chini. Così la produzione a Borgo San Lorenzo continuò, mantenendo sempre i Chini la direzione artistica. Prima con Augusto Chini, poi con il figlio Vieri, al quale, di recente, sono succeduti i due figli Mattia e Cosimo. Decenni in cui la vena artistica, nella realizzazione, tutta artigianale, con pezzi unici, di piastrelle ceramiche, vasi, pannelli e ultimamente anche piatti doccia e lavabi smaltati, non si era affievolita, tanto che pezzi disegnati da Vieri Chini sono presenti in Musei della Ceramica, compreso quello di Faenza, e con clientela di alto rango, da Pavarotti a Celentano, per dirne solo alcuni.
Sul piano del marketing magari c’è da osservare che appare strano e poco comprensibile che la nuova proprietà, la famiglia Pecchioli, abbia voluto mantenere il proprio nome, “Pecchioli Ceramica Firenze”, anziché utilizzare quello ben più significativo dei Chini. Ma la proprietà era la loro –i due Chini più giovani di recente avevano acquisito solo il 20% delle quote-, e hanno deciso così…
Negli ultimi anni, con la crisi e ancor più con la crisi del settore edilizio, il fatturato della Pecchioli cala sensibilmente, ben oltre la metà dei livelli consueti. E ad essere in difficoltà, più che la produzione borghigiana –dove fino a poco tempo fa lavoravano una decina di persone- e che pure aveva avuto un certo calo, era soprattutto il negozio fiorentino, che ha trascinato alla chiusura tutta l’attività. Pare vi sia stato l’interessamento, nei mesi scorsi, di un imprenditore mugellano, ma alla fine la trattativa con i Pecchioli non è andata a buon fine.

Vieri Chini, naturalmente, è dispiaciuto della situazione ma guarda avanti e non rinuncia alla speranza: “Voglio pensare al futuro e non al passato, che ci ha dato tanto. Certo vedere la fabbrica dove ho passato una vita, vedere le luci spente, non sapere che fine farà, stringe il cuore. Ma il pensiero primario è per i miei ragazzi, perché trovino un’altra strada che consenta loro di esprimere le qualità che hanno. Mia moglie Patrizia me lo ha fatto notare: la storia dei Chini è questa, con tanti cambiamenti, prima a Firenze, poi a Settigano, poi sono venuti a Borgo. Niente vieta che si possano trovare nuovi canali, nuovi modi per continuare questa storia, per riprendere l’attività”.
© Il filo, Idee e notizie dal Mugello, gennaio 2015
P.S.: Leggiamo su Facebook un’esternazione di un ex-assessore di Borgo San Lorenzo, Paolo Francini, a proposito del “mesto silenzio dei mezzi locali di comunicazione” a proposito della chiusura delle Ceramiche Chini (e un’altra ex-assessore, Silvia Giovannini, parla di “silenzio assordante”). Il silenzio da parte dei mezzi di informazione si rompe quando si acquisiscono informazioni compiute. Piuttosto ci chiediamo quanto abbia fatto la politica e l’amministrazione borghigiana (Francini era anche assessore allo sviluppo economico fino a pochi mesi fa…) per scongiurare questo negativo epilogo. Non abbiamo avuto notizia di impegni, iniziative, idee al riguardo. Quello sì ci sembra un silenzio assordante… (P.G.)





