
MUGELLO – “Ristorante cerca personale”. Negli ultimi tempi abbiamo visto questo cartello appeso in molti locali del Mugello e la prima cosa che ci è venuta in mente è che “quel lavoro non lo vuol più fare nessuno”, orari impossibili, poco tempo per la famiglia, per lo svago e sicuramente niente ferie ad agosto, un vero supplizio. E poi si sa “i giovani di oggi non hanno spirito di sacrificio, hanno avuto la pappa pronta e non hanno voglia d’indipendenza”.
Lo si è letto di recente anche su un giornale locale, con un giudizio tranchant, generalizzato e perfino offensivo: “Superata – chissà – la pandemia, riprendono il turismo e la ristorazione. Bene, c’è più lavoro per tutti. In verità, no. C’è l’offerta ma manca la voglia di lavorare. Questa è la realtà, si preferisce girovagare per casa, sdraiarsi sul letto o accomodarsi sul divano con lo smartphone in mano. E via, così, a trascorrere le giornate con il reddito di cittadinanza in tasca e con una (stra) voglia di oziare. Lo certifica il campo della ristorazione e del turismo, da mesi non si riescono a trovare ‘dipendenti per rinforzare l’organico’”.
In pochi, però, hanno pensato alla precarietà di un lavoro che, in pandemia, è stato uno tra i più colpiti e che ha costretto molti camerieri, baristi e cuochi improvvisarsi “rider” pur di guadagnare qualche soldino (a nero, s’intende) e non rimanere a casa ad aspettare che tutto passasse e che si potesse ricominciare a lavorare.
“Ma adesso la pandemia è passata, i ristoranti, i bar, hanno già riaperto da molto”. Vero anche questo, così come il pensiero che martella la mente: “E se domani dovesse accadere di nuovo?”. E così la paura fa cambiare strade e piani e si preferisce un lavoro all’Outlet, o in fabbrica, mestieri meno rischiosi, almeno per quella che è stata l’esperienza del Covid.
Ci sono persone che amano lavorare nel mondo della ristorazione, che hanno studiato e che s’impegnano ogni giorno per offrire un servizio migliore a noi che cerchiamo di staccare il cervello per una sera, non abbiamo voglia di cucinare o vogliamo festeggiare. È sbagliato pensarlo solo come un lavoro di ripiego, quello estivo per guadagnarsi i soldi per andare al mare con gli amici. Ma, e soprattutto, è pericoloso dare giudizi affrettati, senza riflettere, e senza pensare che, forse, questa crisi del personale sia dovuta ad una carenza di tutela.
Irene De Vito
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 5 Giugno 2022


