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SCARPERIA E SAN PIERO – L’attacco di una volpe che fa strage in un pollaio. Le oche che le impediscono di fuggire. Poi la cattura e la messa in libertà. Storia di una volpe, un manipolo di oche, sei anatre fioche, un galletto e venticinque galline. Fatti e misfatti che si ripetono. La natura e l’umanità. Appunto, con un epilogo fantastico: “Ciao volpe!” (nel breve filmato).
Succede, cose che capitano nella campagna del Mugello. Una volpe, tutt’altro che intimorita, è riuscita ad entrare prima all’interno di un recinto che delimita un piccolo appezzamento di terreno, ad uso di orto, e poi dentro il pollaio. Una notte tragica per gli ospiti di quel ricovero per animali da cortile, con un bollettino che accerta la morte di sei anatre fioche, un galletto e venticinque galline. Ovvio, questi ultimi autoctoni, di razza mugellese.
Ebbene, siamo in località Novoli, di fianco alla linea ferroviaria “Faentina”, a San Piero a Sieve. La cronaca è ripresa dalla testimonianza di chi ha subito il danno, Alvaro Stefanacci. Qualche settimana fa, dunque, la volpe, dal rilevato della ferrovia, salta dentro la recinzione dell’orto. Da qui, poi, secondo la ricostruzione fatta sul luogo, riesce ad entrare nel pollaio e scatena un inferno. Come anticipato, a terra restano le anatre fioche, il galletto e le galline.
Ma la volpe rimane intrappolata nella sua spregiudicatezza. Le riesce impossibile scavalcare la rete, facendo a ritroso il balzo che dal rilevato ferroviario le aveva consentito di arrivare al pollaio. Soprattutto resta ostaggio di un inatteso manipolo di guardie, le oche. Una sorvegliata speciale, stretta all’angolo da quella agguerrita pattuglia di vigilanti pennuti. Insomma, uno smacco. La furbizia della volpe messa in discussione dalla goffaggine delle oche.

Già, qualcuno potrà far osservare come fosse già successo a Scarperia nel 1352, quando le oche salvarono il paese dalla capitolazione, proprio con questa loro funzione di vigilanza. In quel caso lo starnazzare fu l’allarme che consentì la difesa da un attacco notturno degli assedianti. Fra storia e leggenda. Sicché le oche ritornano, o forse non se ne sono mai andate. Così, la mattina seguente, la volpe è stata catturata.
Poco dopo, con la cautela del caso, posta in un cestello da trasporto è stata liberata presso il Passo della Futa. E questa, invece, non è leggenda è cronaca. Infine l’epilogo, da seguire nel breve filmato, dettato da una cultura di grande umanità e il saluto: “Ciao volpe!”.
Gianni Frilli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 07 dicembre 2017


