MARRADI – Riprende per il terzo anno consecutivo il ciclo di incontri organizzati dal Centro Studi Campaniani per salvaguardare e valorizzare il dialetto marradese che Campana usava ed apprezzava per la sua schiettezza e musicalità. “A t’ salut” (Ti saluto) è il titolo del progetto a ricordo dell’amichevole “arrivederci” in dialetto marradese che il poeta Dino Campana frequentemente usava come saluto. L’iniziativa ha avuto successo ed ha coinvolto molti marradesi che ancora conoscono e parlano correntemente il dialetto; le riprese degli incontri, fatte da Francesco Cavina sono state organizzate e “condensate” da Alberto Dragotto e inserite da Davide Pioggia nel sito dei dialetti romagnoli.
Con questo progetto il Centro Studi Campaniani intende raccogliere e conservare le testimonianze orali non solo di un patrimonio linguistico che va scomparendo, ma anche quello della cultura, della storia e delle tradizioni del nostro territorio. Temi dei 3 incontri di quest’anno, rigorosamente svolti in dialetto, saranno legati infatti ad attività, abitudini e consuetudini di questa zona di confine tra la Romagna e la Toscana e avranno i seguenti titoli: Andè a caza (andiamo a caccia), Andè a to e’ tren (Andiamo a prendere il treno) e Andè a ca che a iè da fe (Andiamo a casa che abbiamo da fare). Il primo appuntamento si terrà sabato 8 aprile ore 16.30 presso il Centro Studi Campaniani via Castelnaudary, 5.
Dopo l’introduzione del presidente Mirna Gentilini al termine della quale verrà donato a tutti coloro che hanno partecipato l’anno passato il DVD con la registrazione audio video dei loro interventi, si passerà al tema della giornata e cioè la caccia che ancora viene praticata da molti marradesi più o meno giovani. All’evento, patrocinato dall’amministrazione comunale, ha aderito l’Unione Cacciatori Marradesi. Sarà l’occasione non solo per ascoltare i racconti di vecchi e stimati cacciatori, ma anche per apprendere specifici termini dialettali sulla pratica venatoria. Affronteranno l’argomento, declinato in quattro parti, Virgilio Gentilini, La caza de’ zingel (la caccia al cinghiale), Aldo Loli, La caza ai clombaz (la caccia ai colombacci), Luciano Samorì, La caza dla levre (la caccia alla lepre) e infine Bruno Turchi, La caza en te capan (La caccia nel capanno) che illustrerà praticamente come si faceva la preparazione delle cartucce. Auspichiamo una buona partecipazione e soprattutto l’intervento di giovani a cui vogliamo lasciare l’importante patrimonio culturale di una lingua che va scomparendo.
Mirna Gentilini
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 3 aprile 2017






