
I fiumi spesso dividono, segnano i confini. La “sentinella del Reno” all’erta per difendere la nazione tedesca dall’odiato francese. Quelli “di là d’Arno” che non sono nemmeno fiorentini per chi vive tra la Cupola e Palazzo Vecchio; e anche il tentativo di Vasari, con il suo corridoio, le uniche cose che ha unito sono proprio Palazzo Vecchio e Palazzo Pitti, i luoghi del potere. E cosí via: di qua e di là dal fiume.
Ma se alziamo gli occhi e ci volgiamo indietro, agli albori della civiltà occidentale, troviamo le nostre radici lungo i fiumi e in mezzo ai fiumi: lungo il Nilo e fra il Tigri e l’Eufrate.
Il Santerno cerniera fra Toscana ed Emilia

Il Santerno sia il nostro Nilo, il nostro Tigri e il nostro Eufrate. Il Santerno, in effetti, ha unito, nel corso della storia, le genti di Toscana e quelle di Romagna. La valle del Santerno, come quelle Lamone e del Senio, è una cerniera tra le due regioni.
Nella storia recente, però, le popolazioni della vallata hanno spesso condiviso momenti negativi: le crisi di portata causate dai drenaggi a monte e dai lavori TAV; l’inquinamento della parte toscana che, man mano scendeva verso la pianura, si univa all’inquinamento dei paesi emiliani della vallata.
Eppure il Santerno ce l’ha fatta: alla scadenza della Direttiva 2000/60/CE l’obiettivo della seconda classe di qualità delle acqua (buon) può considerarsi raggiunto. Il mantenimento del livello raggiunto può essere garantito ed è possibile il raggiungimento della prima classe di quallità (ottimo).
Il problema è individuare chi e in che modo può garantire questi obiettivi e un nuovo sviluppo della vallata.
L’attuale situazione economica ed istituzionale condiziona profondamente i consolidati modelli di intervento delle Istituzioni Competenti.
Le politiche finanziarie orientate verso la revisione della spesa pubblica comportano una progressiva riduzione delle risorse a disposizione degli Enti Locali. Questi pertanto devono attivarsi autonomamente per recuperare finanziamenti sul proprio territorio e per il proprio territorio coinvolgendo le realtà economiche e sociali presenti su di esso.
Nel contempo, i tradizionali schemi di intervento pubblico (programmazione e gestione ) sul reticolo fluviale, scontano le carenze della normativa di settore.
Lo sbocco a queste incertezze contempla l’attuazione di politiche intersettoriali, di integrazione tra i vari livelli di governo del fiume, di partecipazione dei cittadini alle decisioni che li coinvolgano.
Partecipazione e sussidiarietà

Allo schema consolidato, per cui davanti a una diminuzione del trasferimento di risorse dal centro al territorio si fa fronte con un aumento della tassazione locale, si prospetta una alternativa in termini di governance partecipata delle comunità rivierasche. Allo schema “paghi le tasse locali – ricevi servizi” si contrappone: “negoziamo le priorità del territorio – si concorre in termini di partecipazione e sussidiarietà “
L’assunto di base è che le politiche pubbliche, per poter produrre effetti significativi sul territorio, devono attivare azioni volte a coinvolgere l’utenza attraverso forme di partecipazione e concertazione.
Come è possibile costruire la partecipazione? La partecipazione dei Cittadini è una costante nelle direttive Europee che individuano due principali soggetti da coinvolgere nel processo di partecipazione: “il pubblico”, cioè una o più persone fisiche o giuridiche, secondo la normativa o la prassi nazionale, e le loro associazioni, organizzazioni o gruppi; “i portatori di interesse”, cioè qualsiasi persona, gruppo o organizzazione con un interesse in una questione, sia perché direttamente coinvolta, sia perché in grado di avere una qualche influenza sugli esiti. Tra i portatori di interesse è necessario comprendere coloro che ancora non sono consapevoli del fatto che subiranno gli effetti di una problematica, ovvero la maggior parte dei singoli cittadini e molte società o ONG di piccole dimensioni.
Coordinare gli interventi
Il bacino idrografico è un ambito territoriale unitario. L’acqua scende dalla sorgente al mare, le comunità che si affacciano sul corso d’acqua devono avere la consapevolezza che il fiume è al tempo stesso risorsa e problema e per questo va considerato e gestito complessivamente perché ogni attività in un qualsiasi punto del corso può condizionare chi si trova a valle. Coloro che vivono a valle, a loro volta, devono sostenere le azioni di chi, a monte, conserva le condizioni per il mantenimento di standard qualitativi negoziati e, comunque accettabili.
In questa prospettiva la partecipazione dei soggetti, istituzionali o che concorrono con funzioni di sussidiarietà ed integrazione, deve garantire una visione di insieme ed una capacità di azione locale efficace. Esprimere la capacità di saper integrare diverse politiche settoriali. Valutare ed indirizzare le ricadute positive e negative delle diverse azioni perseguite.
Un “contratto” con obiettivi chiari
I soggetti pubblici, le associazioni, i privati si ritrovano intorno a un “tavolo negoziale”, per mettere a punto gli obiettivi e il percorso per raggiungerli:
La qualità dell’acqua di superficie e di falda (sotterranea).
Rischio inondazioni, secondo quanto previsto dalla Direttiva Alluvioni 2007/60/CE, che prevede l’adozione delle mappe di rischio idraulico entro il 2015.
La promozione del territorio, perché un ambito territoriale caratterizzato da una elevata qualità delle acque e da un alto livello di sicurezza idraulica può essere proposto e promosso come meritevole di essere visitato e frequentato.
La qualità dei prodotti e dei servizi, perché un contesto ambientale di qualità richiama visitatori e deve offrire prodotti e servizi di qualità. Vanno pertanto sviluppate le attività economiche ed il turismo recuperando le tradizioni e le produzioni agricole di eccellenza. Gradualmente il livello e l’estensione dei servizi vanno ampliate. Si individuano i target di utenza compatibili con la protezione e la valorizzazione del patrimonio naturale.
Informazione e sensibilizzazione, pertanto il confronto nell’ambito del tavolo di negoziazione dovrà portare alla valorizzazione delle conoscenze locali, alla valorizzazione delle competenze e professionalità locali, alla riduzione dei conflitti (potenziali / eventuali), alla attivazione di sinergie ed economie di scala.
Dibattito pubblico
Per discutere di tutto questo l’Associazione “Cittadini per la difesa del Santerno” di Firenzuola e l’Associazione “GeoL@b-onlus” di Imola hanno promosso un incontro pubblico per Venerdì 12 Giugno alle ore 21 presso la Sala Consiliare di Firenzuola.
All’incontro sono invitati i Sindaci e gli Amministratori della Vallata, singoli operatori e le associazioni delle attività produttive, turistico-ricettive, sportive, ricreative e culturali.
Nel corso della serata sarà possibile ritirare un dvd con le foto della mostra “Il nostro Santerno” allestita a Firenzuola nell’estate 2014.
Luciano Ardiccioni
[utilizzando la relazione redatta da Giacomo Buganè di GeoL@b-onlus per la preparazione del dibattito]
© Il filo, Idee e notizie dal Mugello, 7 giugno 2015






