MUGELLO – E’ troppo facile.
E’ troppo facile credere alla teoria del complotto secondo cui il virus Sars-CoV-2 sia una creatura dell’uomo sfuggita per errore a qualche laboratorio di Wuhan. Una variante della stessa teoria vuole addirittura che siano stati gli Usa a crearlo e portarlo in Cina per punire Pechino in merito ai dazi imposti sui prodotti americani (dazi che, tra l’altro, non sono che una risposta a quelli introdotti da Trump nel corso della sua miope politica conservatrice e protezionista).
Vi dico subito, se non lo sapete già, che sono bufale. Oppure, se preferiamo usare un termine inglese: “fake news”. Detto per inciso, oggi va tanto di moda giocare a parlare inglese…ma di gioco appunto si tratta perché il livello di conoscenza della lingua inglese degli italiani è a dir poco imbarazzante, tra i peggiori in Europa. Parliamo tutti di “lockdown” anziché di quarantena ma poi quando dobbiamo dire ad un turista che per arrivare al Duomo deve seguire Via de’ Cerretani riusciamo solo a dire “straight” (termine che vuol dire anche “eterosessuale”).
Perdonate la digressione. Dicevo: oltre ad essere una fake news colossale già smentita dagli scienziati di tutto il mondo, è una spiegazione troppo facile, nonché pericolosa. E’ facile e rassicurante dire che siamo stati noi a crearlo perché significa che come lo abbiamo creato possiamo anche curarlo. Se ci pensate bene, c’è anche un po’ di vanità in questo, come dire: l’uomo è onnipotente e può fare tutto ciò che immagina. In secondo luogo, è la soluzione più semplice perché se è vero che è stato un laboratorio a crearlo, per evitare altre pandemie in futuro basta solo impedire ai laboratori di creare altri virus, giusto? Finirebbe qui. Ma allora perché non finisce? Questa non è la prima epidemia a cui assistiamo. E’ solo la prima che ci uccide un bel po’ e che ci costringe a fermare i motori della nostra economia.
No. La verità è che il covid 19 è un segnale. Uno dei tantissimi segnali che sono stati ignorati dalle istituzioni e i governi del mondo. Certo è più facile dire che lo abbia creato l’uomo in qualche sperduto laboratorio piuttosto che ammettere le nostre vere responsabilità e riconoscere che è l’uomo stesso la causa dei mali che lo affliggono. Ma non ve accorgete? Stiamo disboscando le foreste, le nostre emissioni sciolgono i ghiacciai e tutto ciò uccide l’habitat di molte specie animali selvatiche che, quando non sopperiscono, si trovano costrette a ripiegare verso le città, entrando in contatto con gli animali di cui l’uomo si nutre o con i nostri animali domestici. In queste condizioni, il famigerato “salto di specie” è quasi assicurato. Non solo, il prossimo virus potrebbe arrivare dagli allevamenti intensivi: vere e proprie bombe biologiche dove gli animali, costretti a vivere in condizioni igieniche disastrose, si ammalano e diventano così serbatoi di virus capaci di arrivare anche all’uomo (vi invito caldamente a guardare la puntata “il virus è un boomerang” della serie “Indovina chi viene a cena”, disponibile su Rai play al seguente link https://www.raiplay.it/programmi/indovinachivieneacena).
Il covid 19 non è la prima infezione che fa il salto di specie. In ordine di tempo, ci sono stati: Sars (Severe Acute Respiratory Syndrome) da virus Sars-Cov passato all’uomo dai pipistrelli e dagli zibetti, epidemia originatasi nel 2002 nella provincia di Guangdong in Cina; l’influenza aviaria nel 2003, da virus H5N1; l’influenza suina da virus H1N1 originatasi in Messico nel 2009 dai maiali e poi trasmessa all’uomo; epidemia MERS (Middle East Respiratory Syndrome) da virus MERS-CoV nel 2012. L’elenco non ha la presunzione di essere esaustivo, anzi, possiamo essere certi di una cosa: il Sars-CoV-2 non sarà l’ultimo virus animale a fare capolino nell’uomo se non agiamo adesso sulle vere cause di questa pandemia e delle altre che l’hanno preceduta.
Dobbiamo quindi: 1) vietare la vendita, la macellazione ed il consumo di fauna selvatica e creare un organismo internazionale di sorveglianza che sanzioni in maniera inappellabile qualunque stato contravvenga al divieto; 2) abbattere le emissioni e più in generale l’impatto umano sull’ambiente. Per realizzare questo punto dobbiamo: 2.1) puntare sulle energie rinnovabili, disincentivando parallelamente l’uso di combustibili fossili (i tempi sono maturi per una carbon tax); 2.2) ripensare i mezzi di trasporto su gomma, investendo su quelli alimentati ad energia elettrica; 2.3) ridurre il consumo di suolo; 2.4) proteggere la fauna selvatica e tutte le specie animali a rischio estinzione; 3) ridurre drasticamente gli allevamenti intensivi. Per quest’ultima cosa occorre: 3.1) educare le persone a ridurre il consumo di carne (tramite la scuola o programmi ad hoc) e/o investire sui progetti (già esistenti) per produrre carne sintetica in laboratorio; 3.2) incentivare la creazione di allevamenti locali su piccola scala per una produzione di carne di qualità superiore priva di antibiotici e per favorire migliori condizioni igieniche e di vita degli animali, con connessa riduzione del rischio di proliferazione di batteri e virus. Oggi possiamo già fare qualcosa di concreto servendoci dal macellaio di fiducia invece di comprare carne di dubbia provenienza al supermercato (vi siete mai chiesti perché costa meno? Perché molto probabilmente viene da allevamenti intensivi dove gli animali non vedono neanche un brandello di cielo, vengono imbottiti di antibiotici e chi sopravvive viene spinto in un camion, pigiato come una sardina e costretto ad affrontare un viaggio di centinaia di kilometri per giungere qui in Italia a morire e tutto ciò solo per scrivere sull’etichetta: macellato in Italia). Se ridurremo l’impatto dell’uomo sull’ambiente, il rischio che si sviluppi una nuova infezione si ridurrà di conseguenza. In ogni caso, dobbiamo trovarci pronti anche al peggio perciò occorre anche: 4) strutturare un piano mondiale di gestione del rischio epidemico; 5) aumentare gli investimenti in sanità pubblica e la produzione domestica di dpi; 6) aumentare gli investimenti in ricerca.
Qualcuno potrebbe ancora obiettare che tutte queste misure costano miliardi. Bene, mi pare che adesso sia chiaro che curare una pandemia anziché prevenirla ci costerà trilioni, e parecchi (oltre che vite umane). Inoltre, dobbiamo ripensare interamente il nostro modello di sviluppo. Il costo di investimenti ambientali e sanitari riduce il Pil? Non ci sono problemi, mandiamo il PIL in pensione e adottiamo un nuovo indicatore che includa anche componenti di rispetto ambientale e di benessere sociale. Avremmo dovuto farlo già molto tempo fa.
Se non faremo nulla di ciò o adotteremo queste misure solo in parte, dobbiamo prepararci ad una sola cosa: l’estinzione. Il prossimo virus potrebbe essere ancora più letale e magari anziché colpire gli anziani colpirà i giovani e i bambini (in parte ne abbiamo già un’anticipazione, perché sembra che ci sia un legame tra Sars-CoV-2 e la malattia che sta affliggendo i bambini a Bergamo con sintomi simili alla Kawasaki). Perciò: non vogliamo ripensare il nostro modello di sviluppo? Benissimo. Allora prepariamoci a veder morire i nostri figli, perché lo scenario non è certo rassicurante. Nel 2050 saremo 10 miliardi di persone nel mondo, se non facciamo niente scarseggeranno cibo, acqua e dovremo convivere con infezioni e malattie sempre più gravi e frequenti e con i danni provocati dal crescente inquinamento. Inoltre, il clima torrido di alcune parti del mondo costringerà le persone a migrazioni di massa; questo inasprirà le intolleranze e le tensioni sociali (già adesso presenti) portando a disordini, forse guerre. L’Unione Europea non esisterà più perché in risposta a tutto ciò prolifereranno e prospereranno movimenti nazionalistici ed ogni stato si ripiegherà su se’ stesso. La povertà e la fame torneranno ad essere piaghe diffuse, così come l’ignoranza (in una situazione di carenza di cibo probabilmente i bambini non andranno più a scuola ma torneranno nei campi per cercare di sfamare la famiglia).
Certo, è più facile dire che il virus è stato creato in laboratorio anziché accettare questa realtà, ma il fatto è che la realtà non ha bisogno di essere accettata da noi. Le cose accadono e basta. Le possiamo rifiutare, dire che non è colpa nostra, che è solo un piccolo incidente e che tutto tornerà come prima. Lo diremo anche alla prossima epidemia o al prossimo cataclisma che ci colpirà…potrà essere un allagamento, una siccità che distruggerà le nostre colture, l’ennesima estate ad oltre 40 gradi all’ombra…diremo sempre la stessa cosa: che sfortuna quest’annata. Fino a che un giorno, senza quasi accorgercene, smetteremo di dire cose in generale (provate ad indovinare il perché).
Se invece accettiamo ora questa realtà (per quanto dolorosa) se accettiamo che è questo il futuro che ci attende, forse siamo ancora in tempo ad invertire la rotta. Tutti noi possiamo e dobbiamo contribuire e chiedere a gran voce un cambiamento. Non abbiamo alternative ed è l’ora che lo accettiamo.
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Fonti
- https://journals.plos.org/plospathogens/article?id=10.1371/journal.ppat.1006698
- https://www.epicentro.iss.it/aviaria/
- https://www.cdc.gov/flu/pandemic-resources/2009-h1n1-pandemic.html
- https://www.epicentro.iss.it/infettive/Coronavirus2013
- https://www.repubblica.it/salute/medicina-e-ricerca/2020/05/14/news/kawasaki_e_covid_lo_studio_sui_bambini_di_bergamo_pubblicato_su_lancet-256577353/
- https://www.ted.com/talks/charles_c_mann_how_will_we_survive_when_the_population_hits_10_billion
- https://thevision.com/cultura/italia-conoscenza-inglese/
Fiammetta Menchetti
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 23 Maggio 2020




