MUGELLO – La figura fondamentale e caratteristica degli anni dal 1900 al 2000. Una figura ora totalmente scomparsa ma con la quale, nel vicinissimo futuro, avremo a che fare. Una figura da riscoprire e rinnovare, da far vivere a nuova vita.
Ognuno di noi uomini o donne nato in campagna, possiede un’anima contadina. Il nocciolo è contadino rivestito di scienza e tecnologia moderna. Ma la nostra vera essenza ,tornerà a primeggiare, presto. Lo chiede il pianeta, lo chiede l’ambiente.
Il contadino per coltivare la terra e sfamarci, la bicicletta come mezzo di trasporto insieme al cavallo e al calesse, proveranno a salvare il mondo. Ai primi del 900 i contadini, occupavano tutta la superficie italica, i poderi colonici ed i terreni erano affidati dai proprietari alle sapienti mani ed ai cervelli affilati dei contadini che producevano cibo e benessere per tutto il resto del paese.
Gli “arnesi” per lavorare erano stati. Ideati e costruiti interamente da costoro: pale, zappe, vanghe, rastrelli, falci, pennati, seghe e tutti gli altri oggetti per la manutenzione e la riparazione degli arnesi , era affidata ai contadini. Gli animali, soprattutto quelli da soma, vacche, cavalli, asini, muli completavano con i carri e i gioghi il panorama del lavoro. Gli animali da cortile invece servivano come cibo: maiali, capre, pecore, agnelli, galline, tacchini, oche ed anatre crescevano e vicendevolmente venivano immolati sull’altare del cibo.
A fornire una sola volta alla settimana, le proteine necessarie al sostentamento. Il resto dei giorni, il fornitissimo orto del contadino, forniva il necessario: Ceci, fagioli, lenticchie, poi insalata, pomodori, finocchi e cavoli secondo la stagione annuale. Infine, piselli e fagiolini. Non mancava il granturco per la polenta, e nemmeno il grano duro che una volta macinato dal contadino mugnaio sarebbe servito per il pane e la pastasciutta.
Tutto quanto era prodotto in casa, senza trasporto, senza energia elettrica, solo con la forza del vento e dell’acqua e delle capienti braccia del contadino. Quelle stesse braccia che servivano anche per la manutenzione del podere a lui assegnato. Ogni contadino manteneva il proprio territorio curando le Stradella, le viottole, i fossi, il fiume, le siepi e certamente e soprattutto i campi. Così l’acqua che a volte cadeva dal cielo, anziché inondare e affogare piante ed animali era invitata a percorrere vie obbligate, preparate dal contadino giornalmente.
Se c’era qualche danno limitato si provvedeva subito alla sistemazione. Anche le piene dei fiumi, con gli argini puliti e sgombri non tracimavano ed i morti per queste cause erano rarissime, quasi inesistenti. La figura importantissima qui descritta ha avuto una funzione essenziale fino ad oltre la metà del 1900, poi con l’avvento dell’industria, dove si guadagnano più soldi, ha spopolato i poderi e le campagna.
I contadini si sono trasferiti nei grandi paesi con tutte le loro famiglie, abbandonando il territorio Campestre a nessuno. Queste donne e questi uomini, non potevano conoscere quali sarebbero state le conseguenze di questa scelta.
Ora che è iniziato il 2023 si comincia a capire l’importanza che ha rivestito il contadino e alcuni giovani cercano di ricalcarne le orme. Finalmente siamo arrivati a capire. Ora i giornali e le tv cominciano ad aprire gli occhi. Speriamo non sia già tardi per rimediare. Forse no, ma bisogna correre.
Luca Tagliaferri
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 17 Luglio 2023







1 commento
Ritorno alla terra…. Speriamo ma credo che sia troppo tardi.. Il come fare è perso e non ci sono libri dove poterlo ritrovare….