MUGELLO – 25 aprile, quest’anno siamo al 75° in cui commemoriamo la fine della Seconda Guerra Mondiale in Italia.
Per tutti questa data sancisce la fine di un’atroce Guerra che ha fatto innumerevoli vittime. Come giusto che sia tutti gli anni vengono ricordati personaggi e persone che sono morti sotto la dittatura fascista come i sette fratelli Cervi o Giacomo Matteotti solo per citarne due tra i più rilevanti o stragi come le Fosse Ardeatine. Storie che ormai sappiamo praticamente tutti.
Ma c’è un altro fatto avvenuto subito dopo quel lontano 25 aprile del 1945; Un fatto che è sempre stato tenuto il più possibile nascosto da coloro che avevano pieni poteri nell’immediato dopoguerra ovvero l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) e il Partito Comunista Italiano (PCI). Nello specifico molti di questi partigiani appartenenti al PCI hanno iniziato per diversi anni una vera e propria Guerra Civile ai danni sì, di molti fascisti, ma anche di altrettanti innocenti, tra cui civili, preti, donne, bambini ed altri partigiani appartenenti alla Democrazia Cristiana (DC). Tutte persone che semplicemente si ritrovarono nel posto sbagliato al momento sbagliato, sentenziati con processi farsa, o come andava in voga chiamarli in quegli anni, Tribunali del Popolo. Per capire meglio di ciò di cui stiamo parlando elenco solo alcune tra le più significative delle innumerevoli vittime: Vorrei cominciare parlando di Giuseppina Ghersi, ragazza di soli tredici anni che, solo per il fatto di aver vinto un concorso a tema ed essere stata elogiata dal Segretario Particolare di Mussolini, fu seviziata e uccisa a Legino (Savona) dai partigiani il 30 aprile del 1945. Nessuno fu mai arrestato o processato. Proseguendo è doveroso ricordare la Strage della Cartiera di Mignagola (Treviso) dove nel maggio del ’45 furono uccisi 83 civili (accertati oltre a quelli occultati e ad oggi mai scoperti) ritenuti o semplicemente sospettati di aver collaborato con il Fascismo. Tutti torturati e uccisi barbaramente dalla Brigata Garibaldi comandata da Gino Simionato il quale grazie all’ Amnistia Togliatti non ha mai pagato per i suoi crimini.
Andando oltre va sicuramente menzionato l’Eccidio di Codevigo (Padova) nel giugno del ‘45 in cui perirono almeno 136 persone tra fascisti e civili, molti dei quali uccisi per una semplice resa dei conti. Gli autori del massacro furono la 28° Brigata Garibaldi “Mario Godrini” comandata nientemeno che da Arrigo Boldrini.
Come andò a finire per lui e compagni? Ovviamente tutti assolti anch’essi con l’Amnistia Togliatti. Da menzionare poi, c’è l’uccisione di tutti e sette i fratelli Govoni nei giorni vicini all’11 maggio 1945, uccisi per mezzo di tortura o per strangolamento. Ammazzati solo perché due di loro erano iscritti alla RSI. In questo caso gli assassini furono fatti fuggire (facile immaginare da chi) in Cecoslovacchia per poi fare rientro in Italia anch’essi grazie a cosa? All’Amnistia Togliatti ovviamente. Insomma per molti versi nell’immediato dopoguerra cambiava solo il colore della bandiera ma non l’operato e chissà, magari scavando un po’ più a fondo, salterebbe fuori qualche storia interessante sicuramente anche qui in Mugello.
Con questo pensiero non è mia intenzione screditare lo sforzo di nessuno nella Resistenza in Italia soprattutto di quei partigiani che hanno combattuto eroicamente e lealmente; ma è doveroso ricordare anche la storia dei vinti, quei vinti silenziosi e innocenti che hanno pochissimi monumenti a loro ricordo, che dopo settantacinque anni non vengono citati in nessun libro di storia e che, se non fosse per i loro cari che hanno tirato fuori i soldi di tasca propria, non avrebbero neanche una tomba sulla quale essere pianti. Ci è sempre stato detto che “per non commettere gli stessi errori non dobbiamo dimenticarci del passato, ma da oltre settant’anni per tutti loro abbiamo fatto un’eccezione”.
Valerio Pini
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 25 Aprile 2020


3 commenti
Bellissimo articolo. Grazie.
Andrea
In Italia non siamo stati capaci, e a questo punto non lo saremo più,di riconciliarci con il nostro passato.
Con l’intero nostro passato.
Perché la storia è una sola
e non coincide con le sue varie narrazioni, ognuna parziale.
Pur non essendo un esperto di storia politica credo che ad esempio la Germania, pur avendo un fardello immenso sulle spalle proveniente da un passato più remoto e da uno più prossimo, ci sia riuscita molto meglio di noi.
E una grande nazione, perché la Germania lo è, si distingue anche da questo.
Condivido il pensiero di Valerio Pini. Vorrei aggiungere che nelle varie celebrazioni del 25 Aprile non solo il sangue dei vinti e’ stato dimenticato, ma anche quello dei veri vincitori. Qualcuno ha sentito una parola di ringraziamento per gli alleati, per quelle migliaia di ragazzi che hanno combattuto e che sono morti per la liberta’, sopratutto per quella della nostra nazione, che non era la loro? Nelle celebrazioni cui ho presenziato negli ultimi quindici anni si sentono soltanto parole di elogio per i partigiani e quelle di riprovazione per avversari politici del momento.
Credo pero’ che il livello piu’ basso sia stato raggiunto a Barberino in questo 25 Aprile. Nel suo rozzo intervento il rappresentante dell’Anpi ha detto testualmente e rivendicato con forza, che quella del 25 Aprile e’ una festa “divisiva, che non potra’ mai essere unitaria perche’ da una parte ci stanno gli antifascisti con i suoi valori di solidarieta’ e di uguaglianza e dall’ altra ci sono i fascisti con i valori della sopraffazione e della dittatura”.
In effeti siamo di fronte alla “sopraffazione” di un evento, quello del 25 Aprile, che nel lontano 22 Aprile del 1946 fu semplicemente dichiarato Festa nazione “a celebrazione della totale liberazione del territorio italiano”.