MUGELLO – Il Card. Silvano Piovanelli ricorda don Milani. Con una lettera inedita del priore di Barbiana a don Divo Barsotti
Che don Lorenzo Milani, il priore di Barbiana, fosse in cerca dell’Assoluto, sua madre lo aveva chiaramente detto quando nel 1943 entrò in Seminario: “A vent’anni era in cerca dell’Assoluto. Lo ha trovato nella religione e nella vocazione sacerdotale”. Altrettanto aveva testimoniato il suo confessore don Raffaele Bensi: “Dopo aver incontrato il Signore, ‘si ingozzò’ letteralmente di Vangelo e di Cristo. Quel ragazzo partì subito per l’Assoluto, senza vie di mezzo. Voleva salvarsi e salvare, ad ogni costo”.
Ed anche noi, compagni di Seminario durante gli anni della teologia, lo abbiamo in qualche modo percepito.
Scriveva ad un amico, dopo aver letto un messale che aveva trovato nella cappella di famiglia della fattoria di Gigliola a Montespertoli (prima della riforma liturgica il messale comprendeva anche le letture della Parola di Dio) : “Ho trovato un messale. Ho letto la Messa. Ma sai che è più interessante di “Sei personaggi in cerca di autore”?.
Sempre dal Seminario scriveva alla mamma: “Io mi sono preso tutte le libertà possibili e immaginabili e poi mi sono accorto che c’era una grande cosa (la più grande) che non potevo fare. Prima di morire mi voglio prendere anche questa libertà di dir Messa”.
Ed ancora: “Qui si vive di Messa dal vestito che portiamo a tutti gli studi che facciamo, dal lavoro di sacrestia alle canzoni che cantiamo. Non avevo mai sperato che si potesse viverle così da vicino da una mattina all’altra senza interruzione. E quando sei vissuto così non mi pare possibile che si possa rinunziare a celebrarla noi. Sarebbe come uno che ha visto il cielo e gli tocca stare in terra. Rimarremmo uomini falliti per tutta la vita”.
Che don Lorenzo fosse in cerca dell’Assoluto me ne ha dato luminosissima conferma una lettera custodita nell’archivio di don Divo Barsotti. Lettera che io ho letto con grande gioia soltanto tre o quattro anni fa e che qui riporto, pensando che non sia conosciuta anche da molti di quelli che hanno scritto di lui come educatore, profeta, contestatore, maestro di vita.
La lettera scritta dopo la pubblicazione di “Esperienze pastorali”, è datata: Barbiana, 17 settembre 1958.
Caro don Divo, fra le lettere di lettori quella che più mi ha fatto piacere è la sua. Già un par d’anni fa avevo voglia di sottoporle il manoscritto del libro e se non lo feci fu solo per la gran difficoltà materiale che era il copiare un libro così pieno di disegni. Glie l’avrei sottoposto col patema di uno scolaretto in colpa perché pensavo che la mia vita così poco spirituale dovesse subito saltare agli occhi d’un lettore spirituale e disgustarlo dai miei strani e razionali studi come da cosa molta estranea al Vangelo.
P. es. la scuola. Io le dedico il 99 % della mia vita e l’ho sempre fatta passare innanzi al mio libro anzi nel libro l’ho esaltata come mezzo d’apostolato inevitabile e intrinsecamente sacro. Ma questo non è la mia intima convinzione e quantunque non abbia motivo di temere la disapprovazione di Dio sulla scuola resto però interiormente sicuro che io potrei e dovrei dargli qualcosa di più essenzialmente religioso che non sia la scuola e cioè un po’ di preghiera.
Non penso insomma che al Giudizio la mia scuola mi verrà scritta dalla parte dei meriti, ma son convinto invece che essa mi verrà scritta dalla parte delle opere che hanno già avuto il loro premio: immense gioie, amicizie, affetti duraturi. E anche se ogni giorno posso constatare con i miei occhi d’uomo che i miei allievi hanno acquistato immensi beni proprio nel campo religioso non posso esimermi neanche per un attimo da un senso di colpa per non saper compiere l’unico atto che considererei essenzialmente e indiscutibilmente religioso e cioè la rinuncia alla scuola e il ritiro nella preghiera.
Le sarò dunque grato se vorrà un giorno scrivermi una lettera in cui sia esaminato se un parroco può impunemente trascorrere la sua vita felice dedicandosi anima e corpo a quell’attività terrena che la sua ragione d’uomo e le circostanze gli hanno indicato come la più appropriata e efficace che (proprio per la sua reale efficacia) gli ha trasformato la vita in un Paradiso terrestre e in cui l’unico rapporto con Dio è costituito da una ininterrotta gratitudine per i beni che riceve e un ininterrotto ma lievissimo senso di rimorso per l’estrema rinuncia che non sa fare. E siccome oltre a questo che ora le ho detto tutto il resto di come io vivo e insegno è minutamente descritto nel mio libro Lei mi farà un gran piacere di indicarmi entro quali limiti e in quali campi le parrà ch’io sia nettamente uscito dal sacro e entrato nel profano. Mi dirà p. es. dettagliatamente quali sono le pagine che ella definisce “eccessive” e sulle quali mi propone di rimeditare perché, contrariamente alla sua e mia aspettativa, fra i moltissimi lettori che mi scrivono, nessuno si preoccupa di indicarmi quali siano precisamente quei punti su cui quasi tutti dicono in forma generica di aver qualche riserva.
E ora la saluto con grande affetto,
suo Lorenzo Milani,
priore di S.Andrea a Barbiana Vicchio Mugello (Firenze)
© il filo, Idee e notizie dal Mugello, agosto 2014





