Pochi giorni fa il Mugello ha donato un altro sacerdote alla Chiesa fiorentina. E’ Don Maurizio Pieri, di Razzuolo, la piccola frazione montana di Borgo San Lorenzo. Ha 45 anni –“Più che prete novello, sono un prete abbastanza attempato”, scherza-, è figlio unico e fino al 2009 ha lavorato come infermiere: “A 16 anni ho fatto la scuola infermieri, a 19 mi sono diplomato, poi ho iniziato subito a lavorare, prima al CTO, poi per quasi venti anni all’ospedale di Borgo. Per 12 anni ho prestato servizio in rianimazione, poi in oncologia dove sono diventato caposala, e poi al pronto soccorso”.
Poi nel 2007 si licenziò: “Avevo iniziato a studiare teologia, e le due cose non si conciliavano, non avevo tempo sufficiente”. Lavorò per due anni come libero professionista infermiere all’Auxilium di Borgo, ma poi decise di lasciare tutto e di entrare in seminario. “Pensavo che iniziando a studiare teologia si placasse in me questo desiderio della conoscenza di Dio, che invece cresceva. La mia non è stata una vocazione legata a un evento particolare, ma è stata un’evoluzione nel tempo, una maturazione. Per anni mi sono dedicato totalmente al mio lavoro, e fare l’infermiere all’inizio soddisfaceva le domande che avevo dentro, ma quando la cosa è diventata più intensa ho iniziato a studiare la teologia. Pensavo all’inizio fosse sufficiente per appagare questo mio desiderio, ma lo studio della Sacra Scrittura mi ha fatto innamorare ancora di più di Gesù. Sono stati lo studio e il servizio all’uomo, lo stare accanto ai malati, che mi hanno portato a prendere la decisione di lasciare la mia professione, e di dedicarmi a comprendere se questo fosse un mio desiderio o fosse davvero una chiamata da parte del Signore”.
Così don Maurizio ha… cambiato corsia. Prima a curare le ferite del corpo, ora quelle dell’anima. “La prima era una professione, svolta in maniera laica. Non era la fede a determinare il mio essere infermiere. E’ stata piuttosto la professione che mi ha rafforzato e ha rafforzato la mia fede, stando in contatto con realtà umane così importanti quali sono quelle che si incontrano in un ospedale”.
A Razzuolo per lui hanno fatto una gran festa: “Sono stato molto colpito dall’affetto di tantissime persone, dei miei colleghi dei miei amici, e del mio paese. In questi festeggiamenti mi sono reso conto di una cosa: che il mio sacerdozio non è una cosa che riguarda esclusivamente me, non è una cosa mia, ma è un qualcosa che la gente sente come un dono fatto a loro”.
Don Pieri riflette: “Mi sento colpito e affascinato dall’indirizzo che sta dando Papa Francesco alla Chiesa: chiede ai Pastori di puzzare dell’odore delle pecore. Mi sento spinto ad avere un’attenzione particolare per l’uomo di oggi, con le sue problematiche, i suoi timori, i suoi bisogni. L’uomo oggi ha davvero bisogno di Dio, ha sete di Dio e di riscoprire l’originalità dell’uomo, di comprendere il vero senso dell’umano, ed è per questo che spero di servire la Chiesa e l’umanità. Anche nelle nostre chiese locali abbiamo bisogno di porre attenzione, con tenerezza e amore, verso le realtà più fragili, che tocchiamo con mano tutti i giorni, i giovani, gli anziani sempre più emarginati, la famiglia. E sono minacciate anche le realtà di paese, questa globalizzazione sta macinando e uniformando anche le caratteristiche delle piccole comunità. Credo molto nella comunità parrocchiale, è un valore importante, la parrocchia come luogo dove la gente non si ritrova soltanto per la Messa domenicale, ma trova aiuto, conforto, accoglienza. Siamo cristiani se ci si prende per mano, se ci si aiuta, se ci si dà supporto, non bastano i cristiani intellettuali”.
Ed ora che farà don Maurizio? “Per il momento continuo la mia attività pastorale dove ho svolto il mio diaconato nella parrocchia di Sant’Andrea a Montespertoli, in attesa che il Vescovo mi dia un’assegnazione in base alle necessità che lui riterrà opportune”.
Paolo Guidotti





