
FIRENZE – Diversamente a quanto emerso in un primo tempo (il presidente dell’associazione Vittime del Forteto Sergio Pietracito a caldo aveva dichiarato: “Fiesoli ancora a piede libero resta una ferita aperta”), il fondatore torna in carcere, perché le condanne comminate in Appello sono diventate definitive dopo la sentenza di Cassazione. E stamani è stato prelevato dai Carabinieri nella sua abitazione di Pelago. Deve scontare una pena residua di 14 anni, 8 mesi e 17 giorni.
La sentenza della Suprema Corte emessa nella serata di ieri ha confermato gran parte delle condanne inflitte al fondatore della comunità agricola mugellana. Ma per un solo capo d’imputazione, per violenza sessuale, la Cassazione ha deciso che il processo dovrà essere ripetuto. Intanto è stato assolto per prescrizione Luigi Goffredi, braccio destro di Fiesoli, che in appello era stato condannato a 7 anni.
Il nuovo processo dovrà ripronunciarsi anche sugli aumenti di pena inflitti all’imputato per la continuazione dei reati. Sul resto delle accuse, la Cassazione ha invece rigettato il ricorso di Fiesoli, come quelli di altri imputati minori (per alcuni di questi i reati si sono prescritti in parte): il verdetto di questa sera apre dunque la strada ai risarcimenti alle vittime.
Sergio Pietracito, presidente dell’associazione delle vittime del Forteto così ha commentato al Corriere Fiorentino: “La sentenza conferma che le vittime non hanno detto idiozie ma la verità, tanto è vero che tutti i risarcimenti sono confermati. Siamo soddisfatti che l’impianto accusatorio abbia retto”.
“E’ stato un percorso lungo e di grande sofferenza – ha commentato il consigliere regionale Stefano Mugnai di Forza Italia – ma giustizia è fatta. Esprimo soddisfazione per la sentenza con cui la Suprema Corte ha confermato la condanna comminata a Rodolfo Fiesoli, a giudizio per l’orribile vicenda del Forteto. Ciò rende alle vittime giustizia nel diritto. Ora si apra la via della necessaria giustizia morale verso questi ex bambini che venivano affidati dalle istituzioni all’interno di quella comunità-setta, giustizia morale che passa per l’ammissione ciascuno del proprio segmento di responsabilità e per pubbliche scuse. Se – conclude Mugnai – come durante il lavoro d’indagine effettuato in Commissione d’inchiesta è emerso, il conformismo culturale e amministrativo è stato determinante affinché le violenze e gli abusi sui minori al Forteto si protraessero per trent’anni, con questa sentenza, oggi, l’asse del conformismo si ribalta. Già altre sentenze affini, sempre sul Forteto, rimasero inascoltate. Non permetteremo che accada di nuovo”.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 23 dicembre 2017


