
VICCHIO – “Quello che è successo stamani è intollerabile. Esprimo solidarietà ai due fotoreporter aggrediti”. E’ il commento del sindaco di Vicchio Filippo Carlà Campa dopo aver appreso del brutto episodio accaduto oggi, venerdì 12 gennaio, in un cimitero di Vicchio dove due fotoreporter de La Nazione, Riccardo e Tommaso Germogli, sono stati aggrediti.
I due, padre e figlio, stavano effettuando un servizio fotografico in occasione del funerale di Giampiero Vigilanti, il 93enne legionario di Prato (ma nativo di Vicchio) scomparso nei giorni scorsi e noto alle cronache per essere stato più volte coinvolto nelle inchieste sul Mostro di Firenze.
Prima sono volate offese e minacce, e poi l’aggressore è andato oltre, e a Tommaso Germogli è stato strappato di mano lo smartphone, e infine il giovane fotografo è stato colpito con un pugno alla tempia. Medicato in ospedale, è stato poi dimesso con cinque giorni di prognosi. Mentre gli aggressori sono stati identificati dai carabinieri.
“Ai due colleghi va la vicinanza e la solidarietà del Consiglio dell’Ordine dei giornalisti della Toscana, dell’Assostampa e del Gruppo Foto e Videoreporter – ha commentato Giampaolo Marchini, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Toscana -. Non è più possibile tollerare episodi di violenza nei confronti di operatori dell’informazione intenti a documentare episodi di cronaca, nel rispetto dei soggetti coinvolti e dei criteri della deontologia professionale. Il diritto di informare è sancito dalla Costituzione”.
Solidarietà anche dal comitato di redazione de La Nazione. “Il comitato di redazione de La Nazione ritenendo che nessuna tensione emotiva possa giustificare atti di violenza, condanna l’aggressione nei confronti di un operatore dell’informazione che non aveva altra colpa se non quella di svolgere il proprio lavoro su un evento indiscutibilmente legato alla cronaca e abbraccia il collega, al quale augura una pronta guarigione”.



1 commento
A Gaza i giornalisti li ammazzano…ma dai corrotti media italiani non si è sentita nè una parola di cordoglio nè di condanna