
BORGO SAN LORENZO – Nel consiglio comunale di Borgo San Lorenzo oggi si parlerà anche di una vicenda molto particolare. E per essa si dovrà effettuare il riconoscimento di un debito fuori bilancio per una cifra consistente, pari a 214 mila euro.
Vicenda strana, perché una recente sentenza della Corte di Appello ha condannato il Comune di Borgo San Lorenzo, insieme al Ministero della Sanità a pagare il risarcimento a una donna che si è ammalata di epatite C a causa di una trasfusione di sangue.
E’ strano che un Comune sia chiamato in causa per un caso di malasanità. E sono particolari anche i tempi della vicenda, che ha avvio addirittura quasi cinquanta anni fa, nel febbraio 1976. Era ancora aperto l’ospedale di Luco di Mugello e qui una donna borghigiana, in ostetricia, fu sottoposta ad emotrasfusione a causa di un’emorragia a causa di un parto cesareo.
Passano molti anni, e nel 2007, a seguito di alcuni esami del sangue, la donna apprende di avere l’epatite C, ma non la mette in relazione alla trasfusione del 1976 non avendo mai avuto alcun sintomo. Nel 2016 però emerge un’epatopia cronica, deve essere ricoverata più volte, fino al trapianto di fegato effettuato a Pisa nel novembre 2017.
Così la donna nel 2018 fa causa al Ministero della Salute “per aver omesso il controllo e la vigilanza del sangue contenuto nelle sacche della trasfusione” e al Comune di Borgo San Lorenzo “a titolo contrattuale quale soggetto succeduto nelle obbligazioni assunte a suo tempo dai disciolti presidi ospedalieri”.
Inizia l’iter giudiziario e nel 2021 il Tribunale di Firenze accoglie le istanze del Ministero della Salute e del Comune dando torto alla donna. Che ricorre in Appello, e la Corte, di recente, ribalta la sentenza, dà ragione alla donna e condanna Ministero e Comune a risarcirle i danni biologici e morali, con una somma di oltre 167 mila euro. Ai quali si aggiungono altri 50 mila euro di spese legali.
La contesa giudiziaria è complessa. Secondo il Ministero e il Comune – ed anche secondo il Tribunale in primo grado – sulla vicenda sarebbe intervenuta già la prescrizione. Ma la Corte d’Appello prende come riferimento non il 2007, quando la donna ebbe acquisito la certezza di essere affetta da epatite C, bensì il 2017.
Secondo i giudici non ci sono dubbi neppure sulla “fonte” del contagio, stante alcune perizie medico legali, basate comunque sul criterio del “più probabile che non”, non essendoci evidenza di altre cause certe: la causa cioè sarebbe stata la trasfusione presso l’ospedale di Luco di Mugello, perché non è possibile indicare altre fonti certe di infezione. E, con varie motivazioni giuridiche si attribuiscono le responsabilità di aver omesso il controllo a Ministero e Comune, anche se il virus dell’epatite C nel 1976 non era conosciuto, essendo stato individuato solo oltre dieci anni dopo a livello scientifico. Per i giudici – forti di molteplici sentenze della Suprema Corte – la responsabilità dell’infezione ricade comunque sul ministero della Salute. Perché “sin in dalla fine degli anni ’60 – si legge nella sentenza – era già ben noto il rischio di trasmissione di epatite virale”, e quella del Ministero può considerarsi quindi come una “condotta omissiva”.
Il Comune di Borgo San Lorenzo, pur riconoscendo il debito fuori bilancio, e quindi preparandosi a pagare, ricorrerà comunque in Cassazione, ritenendo errata la sentenza sia sul fronte della non applicabilità della prescrizione, sia sull’attribuzione della responsabilità all’amministrazione comunale, che non effettua certamente prestazioni sanitarie, e non poteva pertanto accertare l’idoneità delle sacche di sangue.
“Ricorreremo in Cassazione su consiglio del nostro legale – spiega il sindaco Leonardo Romagnoli – , perché se il Ministero ricorre e vince la causa, poi l’onere resterebbe tutto a carico del nostro Comune. Se comunque vi saranno altre soluzioni le valuteremo”.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 26 Settembre 2024

