VICCHIO – L’altra sera il concerto de “La maschera” a “Etnica 2025” é stato interrotto dai cori di un gruppo di ragazzi, che il sindaco Tagliaferri ha condannato come razzisti (articolo qui). L’ex sindaco Filippo Carlà Campa, tra i fondatori del Jazz Club e ideatori della manifestazione nel 1998, dice però: il razzismo non c’entra. E sottolinea altri aspetti
Etnica. Un episodio che ci interroga tutti e che c’entra ben poco con il razzismo. Scrivo per esprimere il mio profondo turbamento per quanto accaduto sabato sera a Etnica. Sono stato uno dei fondatori del Jazz Club e tra gli ideatori della manifestazione Etnica, in quel lontano 1998. Conosco la sua anima, la sua storia, la sua funzione culturale e sociale.
In 27 anni non era mai accaduto nulla di simile: un episodio vergognoso, doloroso, inaccettabile. Chi aggredisce verbalmente o fisicamente degli artisti mentre sono sul palco non colpisce solo le persone, ma offende la musica, la libertà di espressione, il senso stesso della convivenza civile. Condannare è doveroso, ma non basta. Serve il coraggio di andare oltre la superficie. Nel mio mandato da sindaco sono stato spesso chiamato direttamente dai cittadini per affrontare, con tempestività e dialogo, situazioni complesse. C’era un rapporto diretto, fatto di fiducia e corresponsabilità.
Difficilmente oggi, in questo clima, potrebbe accadere lo stesso. E nella specifica e incresciosa vicenda di sabato sera, questa distanza si è sentita tutta. Perché per fermare dei ragazzi in preda all’agitazione serve un esempio credibile, non qualcuno che sia abituato ad alzare la voce. Amministrare a poco a che vedere con una partita di calcio. La credibilità non si costruisce con i pugni chiusi, ma con le mani tese. E chi ha confuso la forza con la prepotenza non sarà mai in grado di gestire il disagio — né da vicino, né da lontano. Leggo, tra l’altro, che l’attuale amministrazione starebbe valutando l’introduzione del DASPO urbano. Non mi sorprende. È una misura figlia di una visione autoritaria e repressiva della società. Fu introdotta già nel periodo fascista, quando si prevedevano domicilio coatto e rimpatrio forzato per chi era ritenuto “pericoloso”, anche senza una condanna penale.
Oggi tornano in auge, in nome di una presunta “sicurezza”, strumenti che colpiscono i sintomi ma ignorano le cause del disagio. Se una parte della nostra gioventù arriva a esprimere la propria rabbia in forma violenta, dobbiamo chiederci da dove nasce tutto questo. Le parole hanno un peso. I comportamenti pubblici, ancora di più. E negli ultimi tempi abbiamo assistito a un clima politico sempre più divisivo, aggressivo, rancoroso. Un paese che legittima l’odio nelle parole e nei gesti non può sorprendersi se poi l’odio scende in piazza. Ciò che è accaduto a Etnica ci riguarda tutti. La risposta non può essere solo repressione. Deve essere anche cultura, ascolto, educazione, esempio. Il resto è solo rumore. E permetta una considerazione finale. Quando leggo che il presidente dell’Arco di Vicchio propone di affiggere in bacheca i nomi dei colpevoli, mi si gela il sangue. Il fascismo è nato anche così: con delle liste affisse al muro. E noi sappiamo bene cosa è venuto dopo.
Cordiali saluti,
Filippo Carlà Campa
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 29 Giugno 2025






